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Siamo un tormento
Guardate questi due ragazzi. Forse i loro volti non vi dicono ancora molto. Le vostre orecchie, però, li conoscono bene. Sono (da sinistra) Pago e Simone Cristicchi, gli interpreti dei due tormentoni dell'estate 2005: "Parlo di te" e "Vorrei cantare come Biagio". Ecco la loro (sorprendente) storia
25/7/2005
di Alberto Anile

Simone Cristicchi è quello con i capelli a cespuglio e occhiali: è romano e vive nella capitale. Pago, nome d'arte di Pacifico Settembre, è l'altro: sardo con origini napoletane, abita a Milano. Sono entrambi esordienti di successo. Il primo con «Vorrei cantare come Biagio», il secondo con «Parlo di te»: canzoni molto diverse che in poche settimane sono diventate i due tormentoni dell'estate. «Sorrisi» li ha riuniti a Roma, a Villa Borghese, per una chiacchierata sulla loro improvvisa fama.
Che cosa si prova a essere gli autori dei tormentoni di quest'anno?
Pago: «A definirlo tormentone c'è il pericolo che la gente canticchi solo quel pezzo, che non vada poi a scavare in quello che c'è dietro. Chiaramente mi fa piacere: ho sperato tanto di fare un disco e a questo punto il tormentone mi va benissimo».
Cristicchi: «Io non voglio tormentare nessuno, però il fatto che lo si chiami così significa che è ascoltato da milioni di persone. Certo, in questo momento la gente si chiede se sarà un fuoco di paglia o se piacere, ho sperato tanto di fare un disco, a questo punto il tormentone mi va benissimo».
Quando vi siete accorti che il vostro pezzo funzionava?
Pago: «Un paio di settimane fa ad Arezzo, al Festivalbar. Un'emozione indimenticabile... Non avevo ancora capito quanto "Parlo di te" fosse arrivata al pubblico: la conoscevano a memoria dall'inizio alla fine, è stato impressionante!».
Cristicchi: «Io me ne sono accorto un mese fa, a un concerto a Napoli: ho visto gente che teneva in mano uno striscione con scritto "Vorrei cantare come Cristicchi"! E poi a una conferenza stampa, quando a un giornalista è suonato il cellulare: aveva la suoneria del mio pezzo...».
Come sono nate le vostre canzoni?
Cristicchi: «"Vorrei cantare come Biagio" è diventato il simbolo del buonumore, ma in realtà è stato scritto in un momento di grande sconforto, quando non vedevo niente nel mio futuro musicale, una specie di grido d'aiuto. Avevo anche dei dubbi se farlo ascoltare alla casa discografica: pensavo fosse assurdo dire troppe volte quel nome, invece è diventato il primo singolo. Ero sbalordito».
Mentre a Pago l'ispirazione per «Parlo di te» è venuta pensando a sua moglie, Miriana Trevisan...
Pago: «Beh, io scrivo di solito in modo autobiografico: se parlo d'amore parlo di lei, se parlo di stanze parlo di casa mia».
Come l'ha conosciuta?
Pago: «È stato quattro anni fa, mentre suonavo in un locale in Sardegna. Abbiamo cominciato a frequentarci e dopo due anni ci siamo sposati. Il mio pezzo le piaceva tanto, ci ha creduto e mi ha sempre appoggiato. Ora anche lei è felice di questo successo».
E lei, Simone, è fidanzato?
Cristicchi: «Da sei anni. È una cosa seria. Il nome non lo dico, ma fa l'archeologa ed è il mio secondo produttore, quello che si sobbarca tutti i problemi che non dici al produttore vero. Questo improvviso successo è importante anche per lei e per le persone che mi hanno dato la forza per continuare. Pensare che sei mesi fa facevo colloqui di lavoro ai grandi magazzini... Questa è una vittoria anche per lei, alla lunga abbiamo avuto ragione».
Mi sono sempre chiesto come fanno i cantanti a ricantare centomila volte lo stesso pezzo.
Cristicchi: «Luca Dirisio un giorno m'ha detto: "Rassegnati, ormai sei condannato a cantarla e ricantarla!". Lui può fare uscire altri singoli o altri album, ma continuano a chiedergli "Calma e sangue freddo". De Gregori fa "Generale" da una vita, ma ogni volta in modo diverso: magari fra un paio d'anni rifaccio la mia canzone con un arrangiamento swing».
(...)
«Vorrei cantare come Biagio» potrebbe essere un pezzo sarcastico su Antonacci. O, all'opposto, come una sua glorificazione. Simone, qual è la verità?
Cristicchi: «È un pezzo un po' ambiguo, eh? Guardi, la cosa che mi ha fatto più piacere sentire è venuta da un ragazzo: "Finalmente qualcuno ha parlato dei problemi dei cantautori emergenti" mi ha detto. Il pezzo è venuto da lì, dalla fatica di emergere: questa è l'interpretazione che mi piace di più. Ma la mia personale è il contrario di quello che dice il titolo: vale a dire che vorrei essere solo me stesso».
(...)
E farsi trainare dallo spot tv della Citroën per Pago com'è stato?
Cristicchi: «Almeno te l'hanno regalata una macchina?».
Pago: «Ma va', lasciamo stare... All'inizio ero convinto che la canzone passasse quasi inosservata, ma alla fine, martellato per mesi, il pezzo è entrato nelle case».
(...)
Ci andreste a Sanremo?
Cristicchi: «Ci ho già provato: mi hanno bocciato quattro volte!».
Pago: «A me invece due: una da solo e una con una band...».

(Tv Sorrisi e Canzoni n.31/2005)


La versione integrale dell'articolo di Alberto Anile è pubblicata sul n.31 di Tv Sorrisi e Canzoni, in edicola da lunedì 25 luglio 2005
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