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Mentre voi siete a cena nella nostra cucina regna il caos
Una tv a camera fissa come in «Camera Cafè». In «Cotti e mangiati» invece, la nuova sitcom che debutterà su Raiuno subito dopo il tg delle 20 da lunedì 3 luglio, la telecamera è nascosta nel cuore pulsante della casa, ovvero in cucina, dentro lo schermo di un televisore. Da qui potremo intrufolarci nella vita quotidiana della famiglia Mancini. Protagonisti Flavio Insinna, Marina Massironi e due giovani debuttanti (un po' speciali)
29/6/2006
di Lucia Di Spirito
foto Franco Ferrajuolo/Sgp

E ora, tutti in cucina. Un’ambientazione inedita per sperimentare un prodotto innovativo: la nuova sitcom «Cotti e mangiati», su Raiuno dal 3 luglio, dal lunedì alla domenica, subito dopo il Tg1 delle ore 20. Quattro gli episodi a sera, per un totale di 25 minuti circa di programmazione, in cui si propone, in chiave comica, il tran tran quotidiano della famiglia Mancini, alle prese con la cena da preparare, le bollette da pagare, la precarietà del lavoro, il razzismo, il lifting, la gelosia, la scuola e l’amore. Una famiglia capitanata dalla neocoppia Flavio Insinna-Marina Massironi; nei panni dei due figli ci sono Francesco Brandi e Giulia Bertini.
Una tv a camera fissa, come nella celebre «Camera Café», ambientata davanti alla macchinetta del caffè. In «Cotti e mangiati», invece, la telecamera è nascosta dallo schermo di un televisore. «Il punto di vista attraverso cui si segue la serie sta infatti nello “sguardo” dell’apparecchio tv, un gioco sull’idea di una televisione che guarda oltre a essere guardata» dice il regista Franco Bertini, anche ideatore e sceneggiatore del progetto, assieme a Giambattista Avellino, Rosario Rinaldo e Fabrizio Gasparetto, reduce proprio da «Camera Café». «Abbiamo scelto di ambientare la sitcom in cucina perché è il cuore pulsante della casa. Anche quando ci sono ospiti ci si ritrova spesso a chiacchierare davanti ai fornelli. In cucina si affrontano i temi con leggerezza. Non approfondiamo e non diventiamo mai seriosi, raccontando un quotidiano divertente e paradossale, tra colazioni, pranzi e merende, tavolate rumorose e incursioni notturne all’assalto del frigorifero». Un porto di mare quello della famiglia Mancini, nella loro cucina si intrufolano una marea di vicini di casa, parenti e amici. E poi la domestica polacca Izabella, interpretata dall’attrice Sara Bertelà, il fratello del padrone di casa, Enzo, a cui dà il volto Paolo Buglioni, l’amministratore Ettore, Andrea Lolli, e il latin lover Rocco, Luca Calvani. Mentre si realizzano le riprese degli episodi, l’ampia squadra di sceneggiatori, tra cui figura anche l’aiuto regista Denny Cecchini, scrive contemporaneamente le nuove ministorie. Sono 200 gli episodi da allestire. «Prepariamo circa due episodi e mezzo al giorno, equivalenti a 13 minuti» spiega il regista Franco Bertini. «L’impianto drammaturgico di “Cotti e mangiati” si compone di 5 parti: prologo, tre sketch ed epilogo. Negli sketch c’è la sostanza degli episodi, con un gancio per la storia successiva. Giriamo in alta definizione, con un processo simile a quello cinematografico, sketch di 1 minuto e mezzo di seguito. Una tecnica che non consente la possibilità di fare tagli, aggiustamenti e correzioni. E se si sbaglia l’ultima battuta, bisogna rigirare tutta la scena dall’inizio. Per questo necessitiamo di alta capacità attoriale e abbiamo puntato su Marina Massironi e Flavio Insinna».
Nel ruolo di «matriarca» Marina Massironi, la simpatica «donna del Trio» Aldo, Giovanni e Giacomo, si trova perfettamente a suo agio. «Mi ha attratta l’idea di sperimentare la sitcom e recitare, in un locale che mi ricorda un garage, davanti a una sola telecamera e con inquadratura fissa» dice l’attrice. «Prima di iniziare le riprese mi chiedevo come fosse possibile. Troppo divertente. Faccio tutto da sola, avanti e indietro, mi avvicino per il primo piano e mi allontano per i campi lunghi. Bisogna essere agili e abili nei movimenti. C’è chi va e chi viene e, a volte, ci si spinge per poter entrare nell’inquadratura. Con Flavio Insinna, attore divertente che già stimavo, va alla grande. E poi ritrovarmi madre di due ragazzi belli e cresciuti è stato entusiasmante».
Flavio Insinna, dismessa la divisa del capitano dei carabinieri Anceschi in «Don Matteo» e di sacerdote in «Don Pietro Pappagallo» e «Don Bosco», si cala nei panni del capofamiglia. «Quando il mio amico regista Franco Bertini mi ha chiesto di prendervi parte ho detto “No grazie, non sono in grado”. Penso sempre di non essere necessario ai progetti che mi propongono. Qui c’erano le mie solite ansie e in più quelle legate alla sperimentazione. Mi bloccava l’idea della telecamera fissa e di un’unica ambientazione. Stiamo imparando ad appropriarci dello spazio, ad andare verso la camera da letto, che non esiste. Stare su questo set è come andare a studiare l’inglese in Inghilterra, lavorando. Impari passo passo e ti diverti pure. Affiniamo i meccanismi senza farli diventare routine. È stimolante. Per dare più vita e calore all’ambiente, mi studio mentre mi muovo a casa mia, controllo ogni consuetudine automatica e poi gioco a riportarla in scena. Dobbiamo sembrare una famiglia, questa è la nostra scommessa. E mi pare una missione riuscita: mi piacerebbe proprio che fosse la mia famiglia quella dei Mancini». Tra lui e la Massironi, dice, è stato subito feeling. «Marina mi è sempre piaciuta come attrice» confessa Insinna. «L’impasto tra di noi è stato immediato e così pure con i due ragazzi che interpretano i nostri figli. Insomma, abbiamo subito fatto clan».
I due giovani attori sono nipote e figlia d’arte. Francesco Brandi è il nipote di Silvio Orlando: «Mio zio è un mito, il mio idolo, un esempio da seguire» dice lui. «Per imparare il mestiere, frequento il Centro Sperimentale del Cinema, a Roma». Anche Giulia Bertini, figlia del regista della sitcom Franco, è entusiasta: «Mi trovo molto bene sul set, diretta da mio padre» dice. «Per fare questa bellissima esperienza ho rinunciato al campo scuola e alle vacanze con i miei amici».


(Tv Sorrisi e Canzoni n.27 - 2006)
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Alfonso Signorini


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