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Avete solo 10 anni per salvare l'Italia
Dopo aver perso per un pugno di voti le elezioni contro George Bush nel 2000, Al Gore si è dato un obiettivo assai ambizioso: salvare il mondo. Così, in occasione dell'uscita nelle sale italiane del film documentario «Una scomoda verità», di cui è protagonista, l'ex vicepresidente degli Stati Uniti racconta a Sorrisi i rischi del riscaldamento globale a cui è esposto (anche) il nostro Paese: desertificazione, innalzamento dei mari, cambiamento di flora e fauna. E lancia un appello: «Avete solo 10 anni per fare qualcosa!»
16/1/2007
di Paolo Fiorelli

«Italiani, fate qualcosa o il vostro Paese rischia di diventare un deserto». Se un avvertimento di questo tipo arrivasse da uno sconosciuto, penseremmo a un fanatico e faremmo spallucce. Ma se a parlare è Al Gore, l'ex vicepresidente degli Stati Uniti, le cose cambiano. Dopo aver perso per un pugno di voti le elezioni contro George Bush, Gore si è dato un obiettivo ancora più ambizioso: salvare il mondo. E nel film documentario «Una scomoda verità», nelle sale italiane dal 19 gennaio, ci dà le classiche due notizie. Una è cattiva: siamo tutti seduti su una bomba a orologeria che si chiama «riscaldamento globale» e che può cambiare la faccia al pianeta (e all'Italia). L'altra è buona: possiamo ancora disinnescarla. Ma più aspettiamo e più sarà difficile.
Il tutto sulla base di dati forniti dalla Nasa, dall'Onu e da varie ricerche scientifiche. I quali dati dimostrano che la temperatura del globo sta aumentando per colpa dei gas che le attività umane liberano nell'atmosfera. Gli scenari a lungo termine sono apocalittici: i poli che si sciolgono, il mare che si alza con intere città inondate e altre distrutte dagli uragani. Ed eventi come l'uragano Kathrina, che ha devastato New Orleans, o l'ondata di calore che ci ha colpiti nel 2003, sarebbero solo un assaggio.
Mister Gore, il suo film è così spaventoso che viene da pensare: speriamo che abbia torto…
«Mi creda, l'ho sperato anche io per molti anni. Ma ogni nuova ricerca non fa che confermarlo: il riscaldamento globale è un pericolo serio per la sopravvivenza del pianeta. Anzi, le ultime statistiche tendono a peggiorare il quadro, a far pensare che le previsioni di 10 o 20 anni fa fossero troppo ottimistiche. Il problema esiste e chiudere gli occhi non è la soluzione giusta».
Quanto tempo abbiamo per fare qualcosa, prima che sia tardi?
«Gli scienziati che più stimo parlano di 10 anni. Dieci anni per ridurre drasticamente l'emissione di anidride carbonica nei cieli, e cambiare il nostro stile di vita».
Quali sono i dati che più l'hanno impressionata?
«Il fatto che i ghiacci dei poli si stiano sciogliendo. A questo ritmo potrebbero dimezzarsi entro 50 anni. Questo significherebbe un innalzamento dei livelli delle acque di quasi sei metri e l'allagamento delle coste. Nel mio film mostro come diventerebbero San Francisco, l'Olanda o la zona di Shanghai, se questo dovesse succedere. Un altro dato stupefacente è la quantità di anidride carbonica che liberiamo nell'atmosfera ogni giorno: 70 milioni di tonnellate».
L'Italia ha un clima mite, perché dovremmo preoccuparci?
«Perché neppure il vostro Paese è al sicuro. L'Italia rischia la desertificazione di intere regioni. L'aumento delle temperature porterà estati sempre più afose e ondate di calore come quella del 2003. I vostri ghiacciai si stanno riducendo, il che danneggerà per prima cosa il turismo, ma questo è il meno: la diminuzione delle riserve di acqua dolce potrebbe portare a un'emergenza nel trovare l'acqua potabile di cui avete bisogno. E poi dovete tenere in conto l'ondata di profughi che arriverebbe dai Paesi vicini e più poveri, soprattutto dall'Africa, se le condizioni climatiche continuassero a peggiorare. Siete in grado di sopportare la pressione di migliaia, forse milioni, di persone disperate?».
È per questo che nel film mostra le immagini dell'Adamello senza ghiacci e di Venezia allagata dall'acqua alta? Perché le ha scelte?
«Ho scelto la prima perché dà un'idea di come la situazione, sulle Alpi, sia cambiata in modo impressionante in pochi decenni. E la seconda perché Venezia è un simbolo, comprensibile in tutto il mondo, dei tesori che potremmo perdere a causa dei mutamenti climatici».
Se la minaccia è così grande, perché i governi fanno così poco?
«Perché i politici hanno paura dei cambiamenti. L'unico modo per convincerli è creare un vasto movimento di opinione che pretenda risposte adeguate».
Però lei è stato per otto anni uno degli uomini più potenti del mondo e non è riuscito a ottenere gran che. Come può essere ottimista ora?
«Alla Casa Bianca ho contribuito a scrivere il testo degli accordi di Kyoto, ma poi non sono riuscito a convincere neppure un senatore a firmarlo. La paura di scontentare gli elettori e gli interessi economici erano troppo forti. Oggi ho cambiato strategia. Bisogna partire dalla gente, informarla, motivarla. Per questo sto parlando con lei».
Pensa che l'Italia stia facendo abbastanza per risolvere il problema?
«No. Anche perché il vostro Paese, con la sua tradizione di storia e cultura, ha le carte in regola per assumere un ruolo guida in questa battaglia. Come gli Stati Uniti, del resto. Sono nazioni che non possono limitarsi a seguire controvoglia gli altri».
Nel film racconta che la perdita di sua sorella ha influito sulla sua decisione di dedicarsi alla causa dell'ambiente. Come?
«Si chiamava Nancy, è morta per un tumore ai polmoni causato dal fumo di sigaretta. La mia famiglia, che coltivava tabacco, da allora ha smesso. Quell'esperienza mi ha insegnato che ci vuole tempo per capire che una certa abitudine è pericolosa, e molta forza per cambiarla. Ma anche che chi inquina oggi usa le stesse tecniche che usavano allora le industrie di sigarette: sottolineare qualche dubbio secondario per confondere la gente e nascondere la gravità del pericolo».
Ci vuole sempre un simile shock per cambiare?
«Per fortuna no. Si può imparare dall'esperienza degli altri e soprattutto si può imparare dai moniti degli scienziati. Quante persone avremmo salvato se non ci avessimo messo così tanto a capire che il fumo causa il cancro? Con il riscaldamento globale è la stessa cosa. C'è una frase che Winston Churchill pronunciò nel 1936 di fronte alla minaccia nazista e che oggi è terribilmente attuale. Suona così: “L'era dei rinvii, delle mezze misure, degli espedienti inutili e consolatori sta per finire, e al suo posto stiamo per entrare nell'era delle conseguenze”».
Crede davvero che le persone siano pronte a fare sacrifici e a cambiare il loro stile di vita?
«Sì, se capiranno che i benefici a lungo termine superano di gran lunga gli svantaggi. Ridurre gli sprechi e l'inquinamento può solo migliorare la nostra vita, non peggiorarla. Cercare forme pulite di energia, liberarsi dalla schiavitù del petrolio può soltanto aiutare la nostra economia, non affossarla».
E se alle prossime elezioni le chiedessero di candidarsi, che cosa farebbe? In fondo, la Casa Bianca sarebbe un ottimo posto per condurre la battaglia ecologista...
«Grazie, ma non è nei miei piani candidarmi. Ho già una causa a cui dedicarmi: la salute del pianeta. E il mio sogno è che diventi la causa di tutti».


(Tv Sorrisi e Canzoni n.4 - 2007)
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