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| CARTONI, REPLICA PER FABRIZIO MARGARIA |
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23/2/2005 |
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Buongiorno a tutti quanti voi di Sorrisi. Un grazie di cuore da parte mia va alla Signora Fornario per essere riuscita a creare un dialogo tra noi fans di cartoni e di sigle di cartoni, con il Signor Margaria. Ora , avrei qualcosa da replicare. Il Signor Margaria, nell'intervista riportata su questo sito, dice che coloro
i quali protestano per le accorciature delle sigle dei cartoni animati siano fatte "da uno zoccolo duro dei ragazzi più grandi e più patiti degli anime, che non rappresenta però la maggioranza del pubblico di Italia 1". E' vero, ho 31 anni ma non mi considero uno zoccolo duro, ma un evergreen dei cartoni animati. Faccio colazione con Peter Pan e Papà Gambalunga, rientro a pranzo e non mi perdo un episodio di Detective Conan e mi registro nel pomeriggio, visto che lavoro, le Mew Mew, Doremì, Hamtaro e Piccoli problemi di cuore che poi rivedo con piacere alla sera. In che cosa non rispecchio il pubblico dei cartoni animati di Italia 1? E' vero, protestiamo contro il taglio delle sigle dei cartoni animati, perché ci siamo cresciuti e ci sembra poco rispettoso verso quella grande artista che è Cristina D'Avena che con le sigle ha venduto più di 4 milioni di dischi facendo ruotare la casa discografica della Mediaset! Sembra che a lei questo sembri un capriccio, ma per noi cresciuti con determinate sigle, il cartone e la sigla sono un'unica cosa e non un semplice stacchetto che annuncia il cartone. Mi sembra di capire che a lei piacciano cartoni tipo Heidi o le saghe dei robot, ma io da trentenne che ho vissuto come lei le varie trasformazioni dei cartoni animati, reputo che cartoni tipo Piccolo lord, Pollyanna o Milly un giorno dopo l'altro siano stati "epocali"; forse per lei non lo sono perché a quell'epoca (fine anni 80), non seguiva più i cartoni! Dice di volere puntare su cartoni tipo Charlotte (su cui non ho niente da dire), ma lascia nel cassetto delle produzioni giapponesi di altissima qualità e "cult" per quelli della mia generazione (e credo che lei non sia molto più vecchio di me). Abbiamo solo l'impressione che mandi in onda ciò che piace a lei (avremmo preferito per esempio rivedere Pollyanna o Dolce Candy, con sigla di Cristina grazie) e che non si interessi molto di quello che è stata Italia 1 negli ultimi 20 per la televisione dei bambini e per la loro musica. Poi, a me pare logico che se un cartone viene acquistato da Mediaset, la sigla possa essere rifatta da Cristina; in fondo è nata per essere la voce dei cartoni animati dell'allora Fininvest. E se poi questi cartoni vengono trasmessi al di fuori dei canali Mediaset, che utilizzino la sigla non cantata da Cristina. Io personalmente ho vissuto in prima persona le prime sigle di Candy Candy e di Lady Oscar, ma quando il team di Cristina le ha rifatte (la qualità è comunque superiore alle prime) le ho trovate molto più indicate al cartone che le marcettine orecchiabili che ci hanno propinato prima dell'avvento di Cristina D'Avena. Poi guardi che è vero che vi sono cartoni nuovi che escono senza la sigla di Cristina: Jimmy Neutron, Benny e Ralph... insomma se mettete più pubblicità accorciando le sigle, dovreste avere più soldi da investire per farne delle nuove, no? Le ripeto, ho 31 anni credo che i cartoni "cult", oltre ad Heidi e L'Ape Maia a cui lei sembra essere particolarmente affezionato (e anch'io) siano anche altri che hanno visto la luce tra il 1985 e i 2002, periodo che, dicendo che preferisce Charlotte a Milly un giorno dopo l'altro, conosce poco ma che ha fatto grande Italia 1.
Grazie per avermi letto
Cordialmente
Angelo |
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