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| EDITORIALE |
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In questa sezione sono raccolti gli editoriali che il direttore di Tv Sorrisi e Canzoni, Umberto Brindani, scrive ogni settimana. Per commenti, dubbi, chiarimenti potete scrivergli. Troverete la risposta nella sezione Domande&Risposte |
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21/1/2008 |
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Ora vi spiego che differenza c’è tra i Beatles e i Tokio Hotel (Sorrisi n.5 - 2008)
Care lettrici, cari lettori, la settimana scorsa sono andato al Teatro Ciak di Milano a vedere lo spettacolo di Shel Shapiro. Sì, proprio lui, il «capellone» dei Rokes, quello di «Che colpa abbiamo noi» («Sarà una bella società, fondata sulla libertà…»). Shel, che abbiamo intervistato sul n. 3 di Sorrisi, ha 63 anni, e il pubblico in sala poco più
o poco meno. Diciamo che non era proprio un evento per teenager, insomma. E perché ve ne parlo?
In due ore e mezzo,
Shel fa una specie di «ripassone» della storia della musica, da Elvis Presley in poi. Aiutato dai testi di Edmondo Berselli, l’ex figlio
dei fiori arriva a una conclusione netta,
vera e sconcertante.
In sostanza dice: la musica di oggi, tutta quella che ascoltiamo
da mezzo secolo, è nata «in una manciata di anni, forse di mesi», più
o meno alla metà degli Anni 60. I Beatles, Bob Dylan, i Rolling Stones… E lì la creatività è morta. Tutto quello che è venuto dopo a ben guardare, anzi sentire, è solo variazione sul tema. Rielaborazioni
e reinvenzioni prima energetiche, poi sempre più stanche. Shel e Berselli non la raccontano proprio così, ma insomma questa è la sensazione
che resta all’uscita dallo spettacolo.
Quella che lancio è chiaramente una provocazione. Non è affatto vero che la musica sia finita e gli amici se ne siano andati. Anzi, la produzione di canzoni, di generi, di ritmi forse non è mai stata così sovrabbondante. Provate per esempio a dare un’occhiata alla straordinaria mappa che i nostri Alex Adami e Antonio Mustara hanno realizzato a pag. 40. Lo sapevate che oggi esistono,
nella musica chiamiamola non tradizionale, almeno 29 diverse tribù? Avevate mai sentito parlare, per esempio, del Trip-hop,
del Nu Metal o dell’Emo? Segno, tutto questo, di una vitalità impressionante, a livello mondiale.
Però, però... Viene da chiedersi: c’è qualche Bob Dylan in giro? Vedete tracce di Beatles? Le scene di isteria per i quattro di Liverpool si replicano oggi per i Tokio Hotel, ma non sembra esattamente la stessa cosa.
In compenso, prendete le classifiche di vendita nazionali (la nostra Superclassifica
è a pag. 100)
e internazionali: sono il trionfo del «Best of»
e delle cosiddette cover, cioè
il rifacimento di vecchi pezzi. Si riarrangia,
si imita, si copia, si cita, si mixa. E davanti
a tutti ci sono sempre, in Italia come nel resto del mondo, i soliti mostri sacri, gli stessi che venti o trent’anni fa avevano portato sonorità nuove, «good vibrations», e che oggi ripetono se stessi, alla grande
e all’infinito. Intanto, i vecchi gruppi si riformano, magari solo per
un concerto e per (ri)vendere i loro primi dischi rimasterizzati, dai
Led Zeppelin ai Police (torna perfino
il Banco del Mutuo Soccorso!).
E alla fine ci si domanda: ma da quanti anni non viene fuori qualcosa o qualcuno di veramente epocale?
Colpa della società, che non offre più stimoli creativi? O colpa del fatto che con sette note, la batteria, il basso eccetera più di tanto non si può inventare? Mah, la musica no, non è finita. Ma forse la fantasia sì.
Gli Editoriali di Umberto Brindani - 2007
Gli Editoriali di Umberto Brindani - 2006
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I «Diari» di Massimo Donelli, direttore di Tv Sorrisi e Canzoni fino al 9 ottobre 2006 |
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