16 Settembre 2010 | 16:17

A tu per tu con Simon Baker di The Mentalist: «Vi racconto la mia vita da sex symbol»

Sul set di «The Mentalist» a Los Angeles, negli studi della Warner, l'attore australiano parla con Sorrisi. Considerato l’uomo più attraente della tv americana, l'interprete di Patrick Jane ironizza sul proprio fascino: «In famiglia non sono d’accordo e mi prendono in giro»...

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A tu per tu con Simon Baker di The Mentalist: «Vi racconto la mia vita da sex symbol»

Sul set di «The Mentalist» a Los Angeles, negli studi della Warner, l'attore australiano parla con Sorrisi. Considerato l’uomo più attraente della tv americana, l'interprete di Patrick Jane ironizza sul proprio fascino: «In famiglia non sono d’accordo e mi prendono in giro»...

16 Settembre 2010 | 16:17 di

Simon Baker

Bello, intelligente e tormentato, Patrick Jane di «The Mentalist», interpretato da Simon Baker, è il detective televisivo più amato dalle donne americane, e non solo. Il successo mondiale della serie crime, in onda questa sera su Italia 1 (e ogni lunedì dalla prossima settimana) con gli episodi inediti della seconda stagione, ha finalmente regalato la grande popolarità al biondo Baker (l’uomo più sexy del piccolo schermo secondo il settimanale «Tv Guide»), attore australiano protagonista per tre anni  del telefilm «The Guardian» e interprete di piccoli ruoli in film come «Il diavolo veste Prada» e «L.A. Confidential». Sorrisi lo ha incontrato a Los Angeles sul set della serie.

Come spiega il successo di «The Mentalist»?
«Piace perché ricorda le serie del passato, dove il protagonista erano i detective e non, come in “CSI”, i metodi d’indagine. Parlo di telefilm come “Colombo” e “Kojak” nei quali i tecnici della Scientifica si limitavano solo a una comparsata sulla scena del crimine. In “The Mentalist” i casi di omicidio non si risolvono in laboratorio, bastano l’intuito e la capacità di osservazione del mio personaggio».

Jane è un ex ciarlatano che non crede nei poteri dei sensitivi.  Qual è la sua posizione?
«Secondo me non c’è niente di male nel credere, per esempio, nella possibilità di parlare con i morti. Se crederci aiuta una persona a vivere meglio che male c’è? Inoltre, sono convinto che tutto accade per una ragione a noi ignota. Le coincidenze non esistono».

Il successo di «The Mentalist» è arrivato in un momento difficile della sua carriera.
«Già, e per questo ogni mattina, quando varco il cancello di questi studi, ringrazio il cielo di avere un lavoro e penso a tutti gli attori che non hanno avuto la mia fortuna. So bene che cosa vuol dire dare il massimo in una serie per poi scoprire che a guardarla sono soltanto tua moglie e tua mamma».

Parliamo della seconda stagione. Il serial killer John il Rosso, che ha ucciso la moglie e la figlia di Thomas Jane, tornerà a colpire?
«Sarà al centro di un paio di episodi, ma se dipendesse da me lo farei tornare più spesso perché amo il lato tragico del mio personaggio. Gli autori, invece, preferiscono centellinare la sua presenza».

Scopriremo mai l’identità del killer?
«Immagino di sì ma quando succederà sarà la fine di “The Mentalist”. Ricorda quando Bruce Willis e Cybill Shepherd si baciarono in “Moonlighting”? Dopo quella puntata, che i fan aspettavano da anni, gli ascolti precipitarono e la serie fu chiusa».
In famiglia come hanno reagito quando è stato nominato «uomo più sexy della tv»?
«Mia figlia Stella, che ha 17 anni, era molto infastidita al pensiero di come a scuola l’avrebbero presa in giro. Mia moglie, invece, mi ha riportato subito coi piedi per terra. La mattina dopo la notizia, appena svegli, mi ha guardato e ha detto: “Sono certa che se quelli di Tv Guide ti vedessero in questo istante ti toglierebbero il titolo”».