Home TvAddio a Massimo Catalano, il «re dell’ovvio» di «Quelli della notte». Il ricordo di Renzo Arbore

02 Maggio 2013 | 00:32

Addio a Massimo Catalano, il «re dell’ovvio» di «Quelli della notte». Il ricordo di Renzo Arbore

«La perdita di Massimo è importante. Rimarrà nel nostro lessico, resta il re della banalità. Ormai è diventato un must dire "è una catalanata"». Così Renzo Arbore commenta la morte di Massimo Catalano, tra i protagonisti del suo «Quelli della notte».

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Addio a Massimo Catalano, il «re dell’ovvio» di «Quelli della notte». Il ricordo di Renzo Arbore

«La perdita di Massimo è importante. Rimarrà nel nostro lessico, resta il re della banalità. Ormai è diventato un must dire "è una catalanata"». Così Renzo Arbore commenta la morte di Massimo Catalano, tra i protagonisti del suo «Quelli della notte».

Foto: ANSA

02 Maggio 2013 | 00:32 di Redazione

«Siamo tutti mobilitati, noi appassionati vecchi musicisti del jazz. La perdita di Massimo è importante. Rimarrà nel nostro lessico, resta il re della banalità. Ormai è diventato un must dire “è una catalanata”». Così Renzo Arbore commenta la morte di Massimo Catalano, tra i protagonisti del suo programma cult del 1985 «Quelli della notte».

Il «re dell’ovvio» se n’è andato la notte scorsa nella sua villa ad Amelia, in Umbria. «Era malato da tempo» racconta Arbore all’Ansa. «Aveva perso la moglie nell’agosto dello scorso anno. Era rimasto solo. Lo ricorderò sempre come il trombettista dei Flippers, ebbe con loro un successo strepitoso nei primi anni Sessanta. Lanciarono in Italia il cha cha cha».

Ricorda di averlo conosciuto a Napoli, «quando venne a fare una serata. Entrambi venivamo dal jazz tradizionale e quando sono venuto a Roma abbiamo suonato insieme, abbiamo passato delle nottate meravigliose a casa mia. A “Quelli della notte era spiritoso. Mi disse “non vorrei solo suonare la tromba” e così gli domandai “sai dire delle banalita?”. Cominciammo a scherzare e vennero fuori frasi come “è meglio essere ricchi e sani che poveri e malati”, “è molto meglio essere giovani, belli e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati”, “è meglio innamorarsi di una donna bella, intelligente e ricca anziché di un mostro, cretina e senza una lira. Così quando ho fatto “Quelli della notte”, dopo un certo addestramento è diventato uno specialista. Tanto è vero che nelle mie tournée degli inizi, me lo portavo con me e lui faceva dei piccoli numeri parlati. Scriveva e recitava anche delle poesie, come quelle del Corriere dei Piccoli».

Per Arbore «la passione, l’ironia e il sorriso sono sempre state le caratteristiche di Massimo, che volutamente si era ritirato. La sua eclissi non era dovuta a un calo di popolarità» conclude. «Preferiva vivere in campagna, con la moglie e gli amici».