22 Gennaio 2013 | 00:02

Aldo Vitali, l’editoriale del direttore: una serata qualunque col televisore rotto

L’altra sera arrivo a casa e col solito fare da padrone della tecnologia prendo il telecomando e... E non si accende il televisore. Senza perdere la calma, stacco e riattacco la spina: niente. Pigio il pulsante on-off: zero. Schiaccio tutti i tasti che trovo, ma la reazione di quel coso nero che troneggia in salotto è la stessa: morto...

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Aldo Vitali, l’editoriale del direttore: una serata qualunque col televisore rotto

L’altra sera arrivo a casa e col solito fare da padrone della tecnologia prendo il telecomando e... E non si accende il televisore. Senza perdere la calma, stacco e riattacco la spina: niente. Pigio il pulsante on-off: zero. Schiaccio tutti i tasti che trovo, ma la reazione di quel coso nero che troneggia in salotto è la stessa: morto...

22 Gennaio 2013 | 00:02 di

L’altra sera arrivo a casa e col solito fare da padrone della tecnologia prendo il telecomando e… E non si accende il televisore. Senza perdere la calma, stacco e riattacco la spina: niente. Pigio il pulsante on-off: zero. Schiaccio tutti i tasti che trovo, ma la reazione di quel coso nero che troneggia in salotto è la stessa: morto. Solo due lucine piccine piccine lampeggiano. Trovo dopo ore il manuale, e leggo: due lucine, ovvero autodiagnosi di guasto. Cioè, le lucine mi dicono quello che so già e cioè che la tv non funziona.

Dopo un’ulteriore attenta indagine con lente d’ingrandimento e torcia elettrica (e sotto gli sguardi perplessi dei familiari e soprattutto dei miei cani), accetto la sconfitta e dichiaro solennemente: «Non va. Si è rotta». Una diagnosi, lasciatemelo dire, incontestabile.

Pazienza, vi risparmio le accuse (come ultimo utilizzatore, il sospettato n° 1 sono io); poi le proteste («proprio stasera che c’era…») e il pericoloso accrocco con cui ho sistemato un televisorino di riserva su uno sgabello tremolante. Ma la sostanza è: una volta i televisori annunciavano la loro fine con fumi, interruzioni, lampi o addirittura fiamme. Questi moderni no. Pàm. E fine. E per ripararli, bisogna rassegnarsi a odissee nei centri di assistenza reclutando amici forzuti per il trasporto. «E non è detto che si possa riparare» minaccia il «tecnico». Vedremo. Dico alla famiglia: «Dài, approfittiamone per dialogare un po’». Ma solo i due cani sembrano disponibili. A loro, della puntata persa di «Zelig» non frega nulla.

av@mondadori.it
@aldovitali