28 Dicembre 2012 | 19:28

Alessandro Cattelan, il presentatore che tutti vogliono: «Mi ispiro alla tv estera»

Con la faccia da bravo ragazzo e la parlantina sciolta, ma sempre attento a non sbagliare una parola (e davvero non ne sbaglia una), Alessandro Cattelan è il vero presentator cortese. Lasciate nel camerino di «X Factor» le giacchette luccicanti sfoggiate sul palco del talent show, si stringe dentro un maglione di lana grossa, di quelli da neve, e parla...

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Alessandro Cattelan, il presentatore che tutti vogliono: «Mi ispiro alla tv estera»

Con la faccia da bravo ragazzo e la parlantina sciolta, ma sempre attento a non sbagliare una parola (e davvero non ne sbaglia una), Alessandro Cattelan è il vero presentator cortese. Lasciate nel camerino di «X Factor» le giacchette luccicanti sfoggiate sul palco del talent show, si stringe dentro un maglione di lana grossa, di quelli da neve, e parla...

Foto: Alessandro Cattelan

28 Dicembre 2012 | 19:28 di

Con la faccia da bravo ragazzo e la parlantina sciolta, ma sempre attento a non sbagliare una parola (e davvero non ne sbaglia una), Alessandro Cattelan è il vero presentator cortese. Quello che non perde mai la calma o il filo del discorso. Lasciate nel camerino di «X Factor» le giacchette luccicanti sfoggiate sul palco del talent show, si stringe dentro un maglione di lana grossa, di quelli da neve, e parla. Parla.

Di te tutti dicono bene.
«Davvero? È un lavoro che mi piace, lo faccio da anni. So di saperlo fare, ero tranquillo».

Tranquillo anche sulla conduzione del prossimo «X Factor»?
«Sì. A me piacerebbe fare ancora un giro, anche due, anche tre!».

Sei arrivato e hai imposto lo stile Cattelan. Come lo definisci?
«Guardo tanta tv estera, mi piace quello stile lì, la pulizia. Preferisco una battuta veloce e intelligente a una cagnara di mezz’ora».

In effetti mai sbagliato una battuta. Mandavi a memoria il copione?
«Magari la radio mi ha aiutato ad avere la gestione dei tempi, so cosa sta succedendo, so cosa sto dicendo. Non c’è una poesia da recitare a memoria, se sei una persona con un minimo di vocabolario».

Anche a scuola eri così perfettino?
«Alla maturità ho preso 62, il minimo. Era la prima maturità con i voti nuovi, fino a 100. Mia nonna non lo sapeva, pensava avessi preso oltre il massimo».

Materia preferita?
«Italiano e inglese. Però nonostante scrivessi dei buoni temi non ho mai preso più di 6. Poi però ho scritto tre libri…».

Avevi già questa parlantina?
«Era quello che mi teneva a galla. Se mi offrivo volontario alle interrogazioni e parlavo di continuo, per i professori era impossibile che non avessi studiato».

Cresciuto con il mito di Bonolis?
«È uno di quelli che ho più guardato in tv da piccolo».

Mai inceppato una volta?
«Ho la fortuna di non andare a memoria. Ho strane ansie, ma nessuna sul mio lavoro».

Una «strana» ansia?
«Stamani ho trovato l’avviso di una raccomandata e non so cos’è, questa cosa mi dà ansia».

Da capo. Infanzia.
«Felice, cresciuto a Tortona, mi sono sempre fatto le mie cosine, da bambino sognavo di fare il calciatore».

Invece a 15 anni eri campione italiano di jujitsu. Un’arte marziale…
«Ho smesso subito dopo, per “lasciare in vetta”, si dice…».

Famiglia?
«Papà dipendente statale, mamma casalinga, nella norma. Sacrifici e fatiche che non mi hanno fatto pesare».

Che cosa dicono di te?
«Sono di quelle famiglie che non si mettono in mezzo, mia mamma non ha mai chiesto: “Stai bene? Sei felice?”, non interferiscono nelle scelte».

Come sei finito nello spettacolo?
«A 16 anni con un compagno del liceo venimmo a Milano a fare da pubblico in radio al Deejay Time, ricordo che pensai: “Ma ti rendi conto che di lavoro fanno questo?!”».

Ora il cerchio si chiude.
«Da gennaio lavorerò a Radio Deejay, un’ora, a mezzogiorno. Per me la radio è come la doccia quando ti svegli inverso la mattina: fai la doccia e stai già meglio».

Quando all’inizio facevi il vj che cosa sognavi?
«Era un gioco, l’unica preoccupazione era andare a dormire tardi la sera e svegliarsi tardi la mattina».

E poi come è diventato un lavoro?
«Finito “TRL” dovevo fare un altro programma su Mtv in prima serata, ma saltò. Lì ho cominciato a capire che bisognava darsi da fare».

Finora non hai sbagliato un colpo. Fortuna o scelte oculate?
«Ambedue. Non essendo nato ricco ho accettato lavori che non potevo non accettare. Adesso per fortuna le scelte aumentano. Ho molta voglia di fare questo lavoro, ma non ho fretta, né smania di essere in tv a tutti i costi».

Prossima apparizione?
«Un programma per Sky Arte, “Potevo farlo anch’io”, quattro puntate a febbraio. Con il critico Francesco Bonami cerco di districarmi nell’arte moderna».

Dicono che ti vogliono a Raiuno per un programma sui giovani imprenditori.
«Non ne so nulla, l’ho letto anch’io. L’idea mi sembra molto bella».

Intanto le quotazioni Cattelan crescono.
«Sarà anche che c’è un po’ di crisi e si tende sempre a rischiare il meno possibile. Il mio nome non è mai stato tirato fuori per anni e ora che un po’ funziona tendono a metterlo dappertutto».