14 Settembre 2010 | 07:12

Alessio Vinci, prima della ripartenza di Matrix, torna per un giorno alla Cnn

Atlanta (Stati Uniti), quartier generale della Cnn. «Lo vede quest’atrio, che non è neppure granché?» dice raggiante Alessio Vinci, l’uomo di «Matrix». «Qui iniziai a lavorare per Cnn nell’89, e qui 14 anni dopo conobbi la mia compagna. Questo luogo ha segnato la svolta della mia vita». Dopo il passaggio al metal detector («Svuotate bene le tasche: è come all’aeroporto» intima l’uomo della sicurezza), si entra nel tempio della rete «all news»...

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Alessio Vinci, prima della ripartenza di Matrix, torna per un giorno alla Cnn

Atlanta (Stati Uniti), quartier generale della Cnn. «Lo vede quest’atrio, che non è neppure granché?» dice raggiante Alessio Vinci, l’uomo di «Matrix». «Qui iniziai a lavorare per Cnn nell’89, e qui 14 anni dopo conobbi la mia compagna. Questo luogo ha segnato la svolta della mia vita». Dopo il passaggio al metal detector («Svuotate bene le tasche: è come all’aeroporto» intima l’uomo della sicurezza), si entra nel tempio della rete «all news»...

14 Settembre 2010 | 07:12 di

Alessio Vinci (foto Kikapress)
Alessio Vinci (foto Kikapress)

Atlanta (Stati Uniti), quartier generale della Cnn. «Lo vede quest’atrio, che non è neppure granché?» dice raggiante Alessio Vinci, l’uomo di «Matrix». «Qui iniziai a lavorare per Cnn nell’89, e qui 14 anni dopo conobbi la mia compagna. Questo luogo ha segnato la svolta della mia vita». Dopo il passaggio al metal detector («Svuotate bene le tasche: è come all’aeroporto» intima l’uomo della sicurezza), si entra nel tempio della rete «all news». Ogni passo, per «Alèsio» (qui tutti pronunciano così il suo nome) è un sorriso ricambiato, una stretta di mano, due chiacchiere con gli ex colleghi. Nell’aria c’è «the amazing story» (la stupefacente storia) di un ragazzo venuto dall’Italia e passato «dal fotocopiare i pezzi altrui al ruolo di inviato. Perché qui può succedere». Sino a guidare l’approfondimento giornalistico di Canale 5, che riparte mercoledì sera alle 23.30. Dopo un po’ che stai con lui, non capisci più se sia stata l’America a infondergli tanto ottimismo, o viceversa.
Vinci, perché un giornalista lascia tutto questo per fare «Matrix»?
«Perché me l’hanno proposto e non potevo dire di no: era una bella sfida prendere il posto di Mentana e, a 40 anni, un’ottima offerta. E poi m’ero un po’ stancato del mestiere di inviato, di essere sempre con la valigia pronta».
O perché non ne poteva più di essere noto in America e sconosciuto in Italia.
«Il fatto che oggi mi riconoscano per strada non è un modo per quantificare il mio successo. Prima ero un pesce piccolo in una grande vasca; oggi un pesce un po’ più grosso in un acquario più piccolo».
Disse che Mentana è «forse il migliore» anchor-man italiano. Togliamo il forse?
«Lui ha sempre avuto il pregio di essere uno che parla senza peli sulla lingua. Al Tg di La7 sta facendo bene».
Che cosa gli invidia: la battuta sempre pronta?
«Le battute, la memoria, la capacità di assemblare elementi e la rapidità nell’analisi. E ha 10-15 anni di esperienza più di me: se si parla di P3, lui la P2 l’ha vissuta da giornalista; io me la devo studiare sui ritagli. Forse sugli esteri non è ferrato quanto me…».
Lei con la redazione ha, si dice, metodi più garbati.
«Li avevo. Oggi ho capito che ogni tanto una strigliatina bisogna darla, perché al rispetto non subentri l’assuefazione, la poca voglia di lavorare. Striglio anche me stesso».
E poi è più bello di lui…
«Ma non lavoro per “Fashion Tv”, quindi importa poco».
Non dev’essere facile convivere con lo spettro di Mentana. Non era meglio cambiare nome al programma?
«Nessuno gli toglierà mai il merito di aver ideato e lanciato “Matrix”, che oggi però è molto diverso ed è un marchio di Mediaset, non di Mentana. Sarebbe stato stupido buttarlo via».
Ma per lei sarebbe stato meno scomodo…
«Mi chiesero di dare l’ok in una settimana. Non avrei mai accettato di essere giudicato su un programma totalmente mio preparato in soli 7 giorni».
Quali sono le novità di stagione?
«Quest’anno voglio parlare alla pancia del telespettatore. Più cronaca e meno argomenti leggeri».
Differenze tra Cnn e Mediaset.
«Qui alla Cnn si lavora solo in funzione del gioco di squadra. Ed è una famiglia vera, tant’è che, ora che me ne sono andato dopo 20 anni, mi festeggiano. A Mediaset ci sono troppe rivalità, invidie e dispetti fra testate. Se fossimo tutti uniti saremmo imbattibili. Non so se a Mediaset mi faranno una festa come questa fra 20 anni».
Vespa, il suo competitor, è il re della politica.
«Indiscusso. Ma credo che i nostri pubblici siano completamente diversi. Sono soddisfatto di avergli assestato quest’anno qualche colpo con esclusive di cronaca come l’intervista ad Alberto Stasi dopo l’assoluzione, Erba, via Poma, Busco…».
Fu troppo morbido con Stasi?
«Parlarono di un patto tra me e lui. Falso. Stasi è stato processato per due anni sia in Tribunale sia dalla stampa: 10 articoli colpevolisti contro uno innocentista. Non aveva mai parlato, era giusto che si esprimesse. Su di lui ho un solo rammarico».
Quale?
«Quando gli chiesi quale fosse stato il momento più triste per lui in tutta la vicenda, rispose: “Quando finii in carcere”. Avrei dovuto ribattere: “Non fu quando ritrovò il corpo di Chiara?”».
La puntata che sogna di fare.
«Un faccia a faccia Berlusconi-Di Pietro. Un confronto impossibile dall’esito non scontato. Il fatto che non avvenga è una pagina triste per il giornalismo. Chi ci riuscisse, meriterebbe il più alto premio di categoria».