28 Maggio 2013 | 08:55

Andrea Pirlo ha scritto la sua prima autobiografia: «A volte piango. Che male c’è?»

Archiviato il Campionato (ma non calcio) il re del pallone si mette a nudo nel libro «Penso quindi gioco», scritto con il giornalista Alessandro Alciato. E in attesa di vederlo con la maglia della Nazionale alla Confederations Cup, ecco cosa ci ha raccontato del suo mondo...

 di

Andrea Pirlo ha scritto la sua prima autobiografia: «A volte piango. Che male c’è?»

Archiviato il Campionato (ma non calcio) il re del pallone si mette a nudo nel libro «Penso quindi gioco», scritto con il giornalista Alessandro Alciato. E in attesa di vederlo con la maglia della Nazionale alla Confederations Cup, ecco cosa ci ha raccontato del suo mondo...

28 Maggio 2013 | 08:55 di

Dopo la scorpacciata di partite che ci ha regalato quest’anno la tv, ora che il Campionato è finito il rischio astinenza è altissimo. Rassicuriamo subito i tifosi: il calcio non si ferma. Mentre per quanto riguarda i calciatori, non se ne staranno certo con le mani in mano. Come ci spiega Andrea Pirlo, che tra l’altro ha appena pubblicato per Mondadori la sua prima autobiografia «Penso quindi gioco».

Pirlo, come si sente ora che il Campionato è terminato?
«È come l’ultimo giorno di scuola, hai voglia di salutare tutti e andare in ferie. Invece prima andrò due giorni in ritiro con la Nazionale per prepararci alla Confederations Cup».

Poi, però, si godrà le tanto meritate vacanze. Dove andrà con la sua famiglia?
«Non abbiamo ancora deciso».

In ogni caso ora ha più tempo da trascorrere insieme ai suoi figli.
«Cerco sempre di fare qualcosa con loro. Mio figlio Niccolò, 10 anni, gioca a calcio e vorrebbe diventare calciatore. Io però gli dico che prima deve studiare. Mia figlia Angela (6 anni), invece, studia danza».

Sua moglie Deborah che rapporto ha con il suo lavoro?
«Mi segue, viene allo stadio, ma non è malata di questo sport».

Durante l’anno quali sono i programmi che preferisce per rilassarsi dopo gli allenamenti?
«A parte quelli sportivi, guardo i cartoni animati o i programmi per bambini insieme ai miei figli».

La sera, invece, con sua moglie…
«Film, serie. Guardiamo quello che c’è. Ci è piaciuta molto “Squadra antimafia”».

Cosa, invece, non riesce a seguire?
«“Chi l’ha visto”: non l’ho mai guardato. Mi angoscia e mi mette tristezza».

Le piacerebbe fare un programma di ballo come quello del suo ex collega Bobo Vieri?
«No! L’ho visto, ma non mi sentirei a mio agio. Se me lo proponessero non penso lo farei. Però non si sa mai…».

È un appassionato di cinema?
«Mi piace, anche se non ci vado spesso. L’ultimo film che ho visto è stato quello di Gabriele Muccino (“Quello che so sull’amore”, ndr), racconta di un calciatore che smette di giocare a causa di un infortunio».

Calcio e videogiochi a parte, ha altre passioni?
«Con la Playstation ho quasi smesso da quando non ho più il mio compagno del Milan, Nesta. Ora ogni tanto mi diverto con mio figlio. Poi gioco a golf e seguo la mia azienda vinicola».

Adesso ha scoperto anche il piacere di scrivere. Com’è nato questo libro?
«Era da un po’ di anni che Mondadori me lo chiedeva. Mi ha proposto di scriverlo con Alessandro Alciato (giornalista sportivo di Sky, ndr) e visto che ci conosciamo ho accettato subito. Abbiamo iniziato l’estate scorsa e siamo andati avanti con calma, tra un ritiro e l’altro».

Nei primi capitoli racconta dei suoi pianti liberatori. Non sembrerebbe un uomo così emotivo…
«Una volta che inizi a scrivere è normale che vengano fuori lati più nascosti di te. Mi capita di piangere anche quando perdo o vinco una partita importante, non c’è niente di male».

Descrive anche alcuni gesti scaramantici dei suoi compagni prima di scendere in campo. Lei cosa fai?
«Per fortuna non sono superstizioso, altrimenti passerei il tempo a dovermi ricordare cosa fare!».

È diventato oppure no il capocannoniere dei gol su punizione?
«Ancora no, ma mi manca poco. Spero di riuscirci prima della fine della mia carriera».

A proposito, ha scritto anche che dopo il mondiale 2014 appenderà gli scarpini al chiodo.
«Mi ritirerò dalla Nazionale, non dal calcio. Finché avrò voglia di giocare e mi sentirò importante, continuerò a farlo. Se non avrò più emozioni farò qualcos’altro. Non sarà facile rinunciare al calcio, ma c’è anche altro nella vita».

Allenatore, dirigente. Ha già un’idea suo futuro?
«Non lo so. Anche perché sono ancora concentrato sul presente».

In un capitolo racconta di quando un giocatore gay del Malta la marcò stretto. Perché nel calcio l’omosessualità è ancora un tabù?
«Era un modo scherzoso di descriverlo, non era gay. Non credo di avere mai conosciuto un calciatore omosessuale, anche se non sarebbe un problema. Ciò che conta è sapere giocare».

Da quando ha iniziato com’è cambiato il mondo del pallone?
«Quando ero giovane e arrivavi in prima squadra non aprivi bocca. Oggi i giovani non hanno più paura di parlare. Penso che la cosa migliore sia una via di mezzo tra i due modi di fare».

Un’ultima curiosità: il contratto con le Juve, alla fine, l’ha firmato con la penna che le ha regalato il Milan?
«No, l’ho tenuta incartata. È un bellissimo ricordo di 10 anni fantastici».