29 Gennaio 2011 | 18:47

Antonella Elia: «Io sì che so fare il gioco dell’0ca»

Antonella Elia, tornata alla «Corrida» dopo 17 anni e dice: «Una volta le mie gaffes erano involontarie, ma oggi sono il frutto di duro lavoro e accurata preparazione» spiega la valletta che, dopo Corrado, affianca Insinna.

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Antonella Elia: «Io sì che so fare il gioco dell’0ca»

Antonella Elia, tornata alla «Corrida» dopo 17 anni e dice: «Una volta le mie gaffes erano involontarie, ma oggi sono il frutto di duro lavoro e accurata preparazione» spiega la valletta che, dopo Corrado, affianca Insinna.

29 Gennaio 2011 | 18:47 di

Antonella Elia (foto Iwan Palombi)
Antonella Elia (foto Iwan Palombi)

Parola di Antonella Elia: «Per fare l’oca ci vuole pratica, e io mi alleno costantemente». Lei è uno straordinario miscuglio di autoironia disarmante, saggezza buddista e serietà professionale. Il tutto, racchiuso in un impeccabile «corpo da oca» scolpito alla perfezione dalla pratica quotidiana dello yoga.

Antonella, è stata per quattro anni la valletta di Corrado a «La Corrida». Ora è al fianco di Flavio Insinna nella nuova edizione. Il suo primo pensiero, quando dopo 17 anni è risalita sul quel palco?
«Un rimescolamento del sangue, una carica positiva legata a ricordi bellissimi. La sensazione di essere tornata a casa».

Lei gioca sul suo ruolo di valletta-oca.
«Il consiglio più prezioso che mi diede Corrado fu: “Antonella fa’ la scema, che questo sarà il tuo successo!”. Se faccio gaffes e tutti si divertono, perché dovrei vergognarmene? Allora ero una ragazzina, Corrado mi conosceva bene e sapeva come toccare le corde giuste per tirarmi fuori questo lato comico. Era tutto involontario per me».

Un gioco che si ripete con Insinna.
«Sì, ma ora è una scelta artistica studiata. A parte le mie battute involontarie che grazie al cielo fanno ridere, ci sono le barzellette, le gag che provo e riprovo a casa davanti allo specchio. Per fare l’oca c’è un lavoro dietro! E poi il carattere: io mi diverto a prendermi per i fondelli. E quando lo fa Flavio, non mi offendo, perché lo rispetto e so che lo fa amorevolmente. Infine, ho una perfetta voce da oca…».

Il programma va benissimo, perché?
«È un varietà teatrale. Lo studio ricorda un antico teatro inglese, il pubblico interagisce in sala, e il gruppo di lavoro sembra una compagnia teatrale: sintonia, sostegno, affetto, nessuna competizione. Tutto frutto della intuizione e della genialità di Flavio, che ha creato un varietà d’altri tempi: il pubblico desiderava questo».

È il clima che si respirava ai tempi di Corrado?
«Sono periodi diversi. Corrado era una figura clamorosa, potente: bastava che muovesse un sopracciglio e faceva la trasmissione. Il suo sguardo era tutto. Ero terrorizzata ogni volta che salivo sul palco, lo vedevo come un Dio, gli davo rigorosamente del lei».

I grandi della tv l’hanno voluta al suo fianco: da Corrado a Mike Bongiorno, a Raimondo Vianello e ora Flavio Insinna. Perché?
«Forse perché sono una buona spalla, grazie alla mia autoironia. E poi io non giudico mai e quindi non temo il giudizio degli altri: questo mi dà il coraggio di essere me stessa e di mettermi sempre in gioco».