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13 Febbraio 2013 | 00:00

Beppe Fiorello diventa Modugno e canta alla conferenza stampa: intervista e video

Alle sue spalle, tra le foto della sua carriera, sbuca il viso di Raffaella Carrà («una bella persona») e quello dell’amatissimo padre Nicola, cappello in testa e aria divertita. Sulla scrivania sta appoggiata, quasi come un nume tutelare, l’immagine di Gian Maria Volonté («attore immenso che all’intrattenimento ha unito l’impegno civile»). Davanti al computer, i […]

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Beppe Fiorello diventa Modugno e canta alla conferenza stampa: intervista e video

Alle sue spalle, tra le foto della sua carriera, sbuca il viso di Raffaella Carrà («una bella persona») e quello dell’amatissimo padre Nicola, cappello in testa e aria divertita. Sulla scrivania sta appoggiata, quasi come un nume tutelare, l’immagine di Gian Maria Volonté («attore immenso che all’intrattenimento ha unito l’impegno civile»). Davanti al computer, i […]

Foto: © Massimo Sestini

13 Febbraio 2013 | 00:00 di Redazione

Alle sue spalle, tra le foto della sua carriera, sbuca il viso di Raffaella Carrà («una bella persona») e quello dell’amatissimo padre Nicola, cappello in testa e aria divertita. Sulla scrivania sta appoggiata, quasi come un nume tutelare, l’immagine di Gian Maria Volonté («attore immenso che all’intrattenimento ha unito l’impegno civile»). Davanti al computer, i visi dei figli Anita e Nicola. Tutto intorno a queste stanze ospitate in una ex fabbrica di ceramiche ci sono silenzio e campagna, come nessuno potrebbe credere esistano al centro di Roma.

Qui Beppe Fiorello combatte a sorsi di tisana un’incombente influenza, sviluppa le idee da trasformare in storie da produrre con la sua Ibla Film e racconta le sue sfide di attore. Prima tra tutte «Volare – La grande storia di Domenico Modugno» (lunedi 18 e martedì 19 febbraio su Raiuno),  che lo vede nei panni di Mr. Volare. Il tutto con generosità rara nel raccontarsi. E soprattutto con una consapevolezza nuova, che a 43 anni gli ha fatto dire addio alla timidezza e gli ha regalato un’inedita sicurezza. Beppe è ospite del Festival di Sanremo nella serata di mercoledì 13 febbraio.

Un successo scontato, la fiction su Modugno. Concorda?
«Non so. Questo non è un Paese che guarda le cose fatte bene. C’è chi ama andare controcorrente e magari massacrare opere bellissime. Senza falsa modestia, sono sicuro che non deluderò».

Che cosa rappresenta per lei Modugno?
«Un personaggio che sognavo di interpretare da una vita perché so di somigliargli fisicamente, conosco a memoria il suo repertorio, ho la voce giusta per cantare i suoi pezzi. E poi mi ricorda tanto mio padre». Così dicendo estrae il cellulare su cui campeggia la foto del padre. “Lo vede? Era identico. E aveva la stessa forza, la stessa energia. Amava le sue canzoni. La sua preferita, che è anche la mia, era “Amara terra mia”».

Ha avuto paura nell’accettare questo ruolo?
«Direi terrore di non essere all’altezza. Mi è venuto dopo mesi e mesi di preparazione, chitarra, canto, letture. Più ero pronto più chiedevo altro tempo. Alla fine tutto è passato quando ho superato lo scoglio più grande e cioè la signora Franca, la moglie di Modugno. Sono andato a casa sua con Riccardo Milani, regista e amico. Con la scusa di farle riconoscere in quale posto cantasse Modugno, le ho mostrato sul mio iPhone un video di “Vecchio frac” su cui avevo sovrimpresso la mia voce. Ebbene, lei non si è accorta che cantavo io. Dopo questo, ho pensato, potranno dire di tutto, la mia vittoria l’ho già avuta. Poi giorni fa, ecco la conferma di aver raggiunto il mio traguardo».

Perché? Cosa è successo?
«Abbiamo visto la fiction in una proiezione privata. Ero tesissimo perché c’erano la signora Franca e Marco, uno dei figli di Modugno. E invece alla fine lei mi ha abbracciato: “Mi sono divertita e commossa. E tu sei stato grande”. Poi mio fratello Rosario, presente anche lui con nostra madre, mi ha inviato un sms dei suoi: “Aho’, lo sai che ora puoi anche fare l’1% di share? Dopo un giudizio così hai già vinto”».

Sentendola cantare, la somiglianza con Modugno è impressionante. Ha pensato di incidere anche un disco?
«Sì. Ho pensato non un’imitazione ma un ricordo con arrangiamenti nuovi. Tipo Bublé con Sinatra. L’ho proposto un po’ a tutti, Rai, case discografiche, ma mi hanno lasciato a me stesso. Anzi, approfitto di Sorrisi per lanciare un appello: “Cercasi produttore”!».

Ci dicono che lei sarà sul palco di Sanremo la sera del 13 febbraio.
«Sì, anche se in realtà non ho ancora avuto un invito ufficiale. Nel caso canterei “Vecchio frac” che Modugno amava tanto».

Intanto si è messo a fare pure il produttore televisivo. Perché?
«Mi sono stancato di burocrazie, lobby, gruppi chiusi che ti fanno sempre la stessa domanda: “Chi ti manda?”. I miei mandanti sono le idee, quelle forti, che però non trovano spazio o che devono sempre aspettare una risposta. Voglio svilupparle da un punto di vista creativo e non sentirmi solo un esecutore. Mi riempie di gioia scoprire un’idea, passarci le notti, inseguire il taglio giusto, lo sviluppo dei personaggi, lavorare con gli sceneggiatori e combattere perché non si areni o non venga modificata fino a diventare altro da ciò che era».

Con quali storie vuole iniziare?
«L’anno scorso ho prodotto un cortometraggio sulla bandiera italiana. Ora sta per partire il set de “L’oro di Scampia”, film tv per Raiuno che produco con Roberto Sessa. Una storia vera, quella della famiglia Maddaloni, che grazie al judo ha trovato il riscatto fino ad arrivare all’oro olimpico e a sottrarre tanti ragazzi alla camorra. Un’altra Scampia rispetto a quella raccontata».

E magari potrete girare proprio nei posti negati a «Gomorra 2».
«Non so ancora dove gireremo ma il nostro scopo è uscire dagli stereotipi e far emergere il bene dove c’è. Il che non equivale a negare l’esistenza delle mafie che crescono con il silenzio mediatico».

È sempre stato così appassionato nel suo lavoro?
«Sì, sono pignolo e passo per essere un rompiscatole e a me va bene così. Se smetteranno di dirlo vorrà dire che mi sono arreso. E poi a ogni progetto mi rimetto in gioco. Nessun altro mestiere perdona così poco l’errore. Tengo sempre a mente una frase che mi disse anni fa il produttore Bibi Ballandi: “Ricordati che fa più rumore un albero che cade rispetto a cento che crescono”».

E la leggerezza?
«C’è spazio pure per quella. Ho girato una commedia divertente con Claudio Bisio, “Buongiorno signor presidente”, che uscirà a breve. E poi ho finalmente digerito l’insegnamento di mio padre».

Quale?
«Ho sofferto molto nella mia adolescenza. Ero timido e introverso e mi detestavo per questo. Volevo essere sfrontato ma non ci riuscivo. Lui invece amava la mia dolcezza. Mi ha incoraggiato ad accettarmi. Tutto qui».

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