09 Ottobre 2017 | 12:00

Daniele Liotti è di nuovo papà: intervista all’attore di «Squadra mobile»

«Sotto casa mi hanno scritto: “Sabatini infame”». Liotti ci racconta la sua vita, tra le riprese della fiction e l'amore

 di Stefania Zizzari

Daniele Liotti è di nuovo papà: intervista all’attore di «Squadra mobile»

«Sotto casa mi hanno scritto: “Sabatini infame”». Liotti ci racconta la sua vita, tra le riprese della fiction e l'amore

Foto: Liotti con la compagna e collega Cristina D’Alberto

09 Ottobre 2017 | 12:00 di Stefania Zizzari

Daniele Liotti è un uomo felice. Neanche venti giorni fa la sua compagna Cristina D’Alberto ha dato alla luce la loro prima figlia Beatrice. E lui è diventato papà per la seconda volta: il suo primogenito Francesco ha 18 anni.

Daniele, è diventato papà due volte, in età molto diverse.
«Oggi sento la maggiore consapevolezza e gli anni in più. Ma in fondo io sono ancora un bambino, l’incoscienza dei 27 anni, quando ho avuto Francesco, ce l’ho ancora. Solo che stavolta è una bimba. Il sentimento è diverso: col maschio pensi a dargli tutto quello che tu sai da maschio, con la femmina pensi solo ad amarla».
È davvero felice.
«Tanto. Mi sento completo perché ho vicino una donna che amo e so che stiamo facendo insieme un bel percorso, con consapevolezza, equilibrio e tanta gioia. Anche quando ho avuto Francesco avevo la certezza che stavo facendo qualcosa di bello, però oggi il quadro è completo. E questo mi dà serenità e felicità».
E intanto la vediamo su Canale 5 nei panni di Sabatini in «Squadra mobile».
«È un personaggio braccato, perennemente in fuga. Un uomo senza morale, un malvagio. Ma il cattivo nasconde sempre un lato oscuro, lo si può costruire attraverso tante sfumature e quindi è stimolante. È il mio primo personaggio così negativo».
E le è riuscito bene: Sabatini è detestato dal pubblico.
«Sono stato subissato di insulti: sotto casa mi hanno scritto: “Sabatini infame”. Si vede che abbiamo fatto un buon lavoro!».

Le foto di Liotti

Da bambino voleva fare l’attore?
«No, giocavo a calcio. A casa gli artisti erano i miei due fratelli musicisti. Cantavo anch’io, ma quando poi loro sono cresciuti professionalmente li ho lasciati perché erano più bravi di me».
E ha cominciato con la pubblicità.
«La mia prima volta a un casting era per accompagnare un amico. La responsabile coinvolse anche me: feci il provino, in inglese, e sfoderai un romanesco-maccheronico “Aiem danieleliottiendaiemtuentitriiarsold”. Su 300 ragazzi, non so come, scelsero me. Era il 1994, avevo 23 anni ed era lo spot di una famosa pasta. Fu un’esperienza bellissima».
Un debutto importante.
«Girammo a Porto Venere con una super troupe americana e qualunque cosa mi chiedessero (“Sai fare questo? Sai fare quello?”) io rispondevo: “Yes”. “Sai guidare il gommone?”. “Yes!”. In realtà non l’avevo mai portato. Nello spot dovevo arrivare dal mare su un gommone, passando tra le barche ormeggiate. Ma all’“azione” del regista sono partito facendo zig zag e urtando tutte le barche… Credo che mi volessero cacciare».
Ha fatto anche altri lavori?
«Il cameriere, l’istruttore di nuoto, il bagnino, ho venduto enciclopedie, ho lavorato al circo».
Al circo?
«Sì. All’entrata delle tigri, dei cavalli e degli elefanti, io dovevo controllare che le gabbie fossero ben chiuse, che i cavalli fossero calmi. E poi c’era Stellina, un’elefantessa timida: quando era pronta per entrare dovevo accarezzarla, rassicurarla. Tra me e lei era nato un amore: quando mi vedeva alzava la proboscide, voleva che mi appendessi, e poi mi dondolava».
E aveva altre mansioni?
«Una volta mi misero una carriola in mano e mi fecero entrare in pista durante l’esibizione di Stellina. Essendo emotiva c’era il rischio che dovesse fare dei bisogni durante il numero. Allora io, vestito con una casacca a scacchi rossi e neri con le spalline dorate, i pantaloni larghi tipo Sbirulino, ero a bordo pista con la carriola e pronto a entrare. Il mio punto di concentrazione era il didietro di Stellina. A un certo punto vidi che si accingeva… entrai e mi posizionai, ma lei si muoveva e io le andavo dietro con la carriola, tra le risate del pubblico che accompagnava i miei movimenti con degli “oooh”. Io volevo morire, ma per amore di Stellina dovevo farlo. Alla fine pensai che si trattasse di un falso allarme. Mi girai avviandomi verso l’uscita ma alle mie spalle sentii: pof pof pof… Stellina mi aveva fregato! Il pubblico era morto dalle risate. Partì l’applauso e io, sempre con la carriola in mano, feci l’inchino, ringraziai e uscii».
Un’esperienza indimenticabile.
«Da quella volta le brutte figure non mi spaventano. E Stellina, con il suo dolce sguardo, non l’ho dimenticata».
I suoi prossimi impegni professionali?
«Sarò su Canale 5 con “Immaturi
La serie”, dove interpreto un professore di matematica con il vizio del gioco, convinto che con il calcolo delle probabilità riuscirà a guadagnare tanti soldi. Ovviamente non sarà così».
Tornerà sul set di «Un passo dal cielo»?
«Sì, in primavera. Non vedo l’ora di risalire a cavallo, rasserenato dai buoni ascolti della scorsa serie, la prima per Francesco Neri».
Non era facile sostituire Terence Hill nel cuore del pubblico.
«Ci ho messo passione, cuore e anima. Le sensazioni straordinarie che mi hanno regalato quelle montagne ho cercato di trasmetterle al mio personaggio. La bellezza di quella natura mi aiuta a trovare corde che altrimenti sarebbe difficile toccare».