19 Marzo 2009 | 18:00

Daria Bignardi approda su Raidue con «L’Era Glaciale»

La conduttrice racconta a Sorrisi la concitata vigilia del suo nuovo programma. «Non ho più il fisico per gestire l’adrenalina e il poco sonno. Per preparare un’intervista perdo ogni volta una settimana di vita. Sono ossessiva, controllo tutto. In questo somiglio a mia madre» confessa.

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Daria Bignardi approda su Raidue con «L’Era Glaciale»

La conduttrice racconta a Sorrisi la concitata vigilia del suo nuovo programma. «Non ho più il fisico per gestire l’adrenalina e il poco sonno. Per preparare un’intervista perdo ogni volta una settimana di vita. Sono ossessiva, controllo tutto. In questo somiglio a mia madre» confessa.

19 Marzo 2009 | 18:00 di

Daria Bignardi
Daria Bignardi

La prima cosa è stata la sigla. Una delle ultime interviste de «Le Invasioni Barbariche» l’avevo fatta a Gianni Pacinotti in arte Gipi, un disegnatore italiano che il «Wall Street Journal» ha definito uno dei migliori del mondo. Le graphic novel di Gipi sono bellissime e lui è un personaggio molto, molto speciale. Nessuno l’aveva mai visto in televisione, era una delle nostre scommesse. L’intervista andò benissimo e ci innamorammo definitivamente di lui e del suo lavoro. Una delle prime cose da pensare quando si fa un nuovo  rogramma è la sigla: sigla, grafica e scena, che sarebbe lo studio. Sullo studio non avevamo dubbi, l’avrebbe disegnato Francesca Montinaro, la scenografa de «Le Invasioni Barbariche»: secondo me la più brava che ci sia. Anche se la vecchia sigla e l’art director Ildebrando Tosi che l’ha realizzata mi piacciono un sacco, una notte ho sognato che nel nuovo programma avrei avuto la sigla di Gipi.  Al risveglio mi son detta: «Dai, glielo chiedo». Mica facile. Gipi è un artista fatto a forma di artista: vive a Parigi, lavora di notte e dorme di giorno, scompare per mesi, fa cose strane… Un nevoso e gelido giorno di gennaio io e il regista Fabio Calvi siamo volati a Parigi e siamo andati a cercarlo a casa sua. Abbiamo parlato tre ore di fidanzate (sue) genitori (suoi) disegni (suoi) e ascoltato musica (di tutti), poi siamo andati insieme in un bistrot a mangiare una omelette. Alla fine Gipi ha detto: «Va bene ragazzi, non ho mai fatto un’animazione ma per voi ci provo».

Il risultato lo vedrete questa sera: a me commuove e lo trovo un piccolo capolavoro, ma naturalmente io non sono obiettiva. Poi è toccata al titolo del programma. Con i colleghi, che poi sono anche amici, ci si vedeva anche il sabato sperando che fuori dall’ufficio venissero idee  migliori: Giovanni ha cucinato anatra all’arancia per tutti, Cristiana e Francesco pensavano al vino, Stefania al dolce,
Francesca faceva la torta salata, Silvia portava il pane e la Brigu le burratine. Io portavo i fiori ai padroni di casa, comme il faut.
Abbiamo letto ad alta voce interi capitoli del Mereghetti e ogni giorno ci innamoravamo di un titolo diverso: «L’Ammazzavampiri» è durato  tre giorni e «La Bestia» cinque. Per quasi due settimane il titolo è stato «Il Mestiere delle Armi» (che nessuno ce lo freghi che ci piace ancora). Poi un bel giorno in un incrocio magico di mail abbiamo pensato in tre contemporaneamente a «L’Era Glaciale» ed è stato amore.
Non lo so perché. Io il cartone animato non l’avevo neanche visto (ma quando l’ho fatto mi sono subito identificata con la tigre). Dopo
«Tempi Moderni» e «Le Invasioni Barbariche», «L’Era Glaciale» ci stava, come un viaggio a ritroso nel tempo. E poi mi hanno sempre dato della freddina ed era un modo per riderci sopra. E «L’Era Glaciale» fu, a furor di popolo, quando Fabio Fazio a «Che tempo che fa» mi estorse il titolo e su Facebook scattò il plebiscito. Fatta la sigla e trovato il titolo siamo passati alle cose più serie: i contenuti.

Interviste, perché quelle so fare, o almeno ci provo. Tre interviste in formati a fisarmonica. A volte quattro, se una è molto corta, più legata all’attualità. I personaggi che abbiamo pensato non ve li dico, li scoprirete solo vivendo. Ma anche lì abbiamo passato settimane a fare liste e depennare nomi, a leggere libri, giornali, guardare cose su youtube, in televisione e al cinema. Sembra una pacchia, vero? Un po’ lo è. Ma è quando mancano poche settimane alla messa in onda che il mestiere dell’autore (per non parlare di quello dell’autore che conduce anche il programma e quindi ha anche il problema di conservare un briciolo di energia fisica, infilarsi  qualcosa addosso e cercare di avere, specialmente se donna – ingiustizia tremenda ingiustizia – un aspetto decente nonostante
il poco sonno, le ore al computer e le giornate chiusi in sale riunioni soffocanti) diventa faticoso.
Perché tre quattro settimane prima della messa in onda scatta l’ansia da debutto e non si contano più le riunioni, le mail, gli sms che ci si scambia come pazzi tra autori, redattori, produzione eccetera. E poi ci sono i filmati: finalmente lavoriamo con un regista che corteggiavamo da anni, Giovanni Giommi, che ha girato delle chicche che a noi esaltano e speriamo esaltino anche voi. Per produrre
quattro minuti di filmato, non potete immaginare il lavoro che c’è dietro. E le interviste. Per preparare un’intervista io ci perdo
una settimana di vita. Sono fatta male io: ansiosa come mia madre. Se non ho  letto tutto quello che esiste al mondo su quel personaggio e non l’ho fagocitato e metabolizzato per almeno quattro ore e scritte e riscritte le domande almeno quattro volte fino a dieci minuti prima di andare in onda, non mi sento sicura. E il fatto che a volte siano venute buone interviste anche improvvisando non mi ha insegnato niente. Se non mi carico d’ansia, di informazioni e di tempo passato su un personaggio non funziono, almeno nel modo che dico io, che non è detto sia quello giusto, ma è l’unico che conosco.

Insomma, fare un programma come «L’Era Glaciale» è bello, ma si fa una gran fatica. O almeno, la faccio io, che ormai sono anziana
e non c’ho più il fisico per gestire l’adrenalina, lo stress, il poco sonno, i cali di pressione e tutte quelle cose lì. Però ci metto davvero
tutto quello che posso, tutto. E spero che il risultato vi piacerà, anche se so bene che i programmi non partono mai perfetti, si costruiscono una puntata alla volta, un pezzo alla volta, una settimana dopo l’altra. Si costruiscono anche col pubblico che dice la sua: e anche se ognuno ha i suoi gusti, dal pubblico escono sempre commenti interessanti, anche quando fanno girare le scatole. Ora poi coi
blog e Facebook non si scappa: altro che Auditel. State pur sicuri che se qualcosa non va, lo verrò a sapere molto in fretta. Me lo
direte voi. Buona «Era Glaciale» a tutti.

di Daria Bignardi

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