16 Settembre 2010 | 06:15

Enrico Mentana, ecco come il mio piccolo telegiornale corsaro ha fatto boom

Ciclone, boom, exploit. Sono le parole che da giorni vengono affiancate al nome di Enrico Mentana. Da quando, il 30 agosto scorso, ha iniziato a condurre l’edizione delle 20 del suo nuovo Tg corsaro, quello de La7, come per magia spettatori e share della Cenerentola tra le tv generaliste sono lievitati fino a sfondare la soglia del 10% di share e a superare i 2 milioni di spettatori. «Che poi sono la metà di quelli del Tg5» sintetizza lui. È a mille e non fa niente per nasconderlo...

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Enrico Mentana, ecco come il mio piccolo telegiornale corsaro ha fatto boom

Ciclone, boom, exploit. Sono le parole che da giorni vengono affiancate al nome di Enrico Mentana. Da quando, il 30 agosto scorso, ha iniziato a condurre l’edizione delle 20 del suo nuovo Tg corsaro, quello de La7, come per magia spettatori e share della Cenerentola tra le tv generaliste sono lievitati fino a sfondare la soglia del 10% di share e a superare i 2 milioni di spettatori. «Che poi sono la metà di quelli del Tg5» sintetizza lui. È a mille e non fa niente per nasconderlo...

16 Settembre 2010 | 06:15 di

Enrico Mentana (foto Massimo Sestini)

di CINZIA MARONGIU

Ciclone, boom, exploit. Sono le parole che da giorni vengono affiancate al nome di Enrico Mentana. Da quando, il 30 agosto scorso, ha iniziato a condurre l’edizione delle 20 del suo nuovo Tg corsaro, quello de La7, come per magia spettatori e share della Cenerentola tra le tv generaliste sono lievitati fino a sfondare la soglia del 10% di share e a superare i 2 milioni di spettatori. «Che poi sono la metà di quelli del Tg5» sintetizza lui. È a mille e non fa niente per nasconderlo. Nel suo nuovo ufficio l’aria gelida del condizionatore è mitigata soltanto dalla sua linea telefonica, bollente come non mai. Gli scaffali sono ancora mezzo vuoti. «E chi ha avuto tempo? Appena potrò porterò una tonnellata di libri. Agli amuleti invece non ho mai creduto». E a meno di due ore dal Tg, quando ancora gli mancano due servizi per finire la scaletta, tra un commento radiofonico in diretta e una riunione con la nuova squadra, trova il tempo per raccontarsi con un entusiasmo da ragazzino.

Chissà quanti complimenti ha ricevuto. Magari anche eccellenti.

«Tanti davvero. Da persone normali e da persone importanti. Di prammmatica e sinceri, dovuti e sentiti. Ma siccome la prima volta che ho fatto il direttore avevo 36 anni ormai non mi emoziono più di tanto. So distinguere».

C’è il «Fattore Mentana»?

«Sarebbe come chiedere all’oste se il vino è buono. Non spetta a me parlarne. Di sicuro sono un giornalista conosciuto che ha una certa credibilità».

Come si è inserito nelle news spesso definite omologate?

«In questa fase non c’è un eccesso di informazione sulla politica. Se si fa la somma dei grandi tg non si ottiene la completezza dell’informazione. Ecco perché la mia ricetta è di fare un tg completo e libero, che affronti i temi in profondità. Molti tg vengono definiti frivoli e zavvorrati? E io allora faccio hard news, punto sui contenuti ed evito le notizie scacciapensieri, quelle sui cani o sulle creme estive per intenderci».

E pare funzionare.

«È la strada in linea con le mie passate esperienze. Il Tg de La 7 è a metà strada tra il mio Tg5 e il mio “Matrix”. News più approfondimento».

Si può dire che sia nato il Terzo Polo?

«A parte che c’è già ed è Sky, per me non ha senso parlare così. Tu pensi a fare bene il tuo. Sono sempre stato uno che non si accontenta dei mezzi risultati. In passato ho sfidato il Tg1 e Vespa. Così da un piccolo tg di una piccola rete cerco di fare un grande tg di una rete che forse crescerà anche per questo. Ma non sono Atlante che regge il pianeta da solo».

La soddisfazione maggiore?

«Aver dimostrato che non c’è nessuna congiura degli ascolti contro La7. Dietrologie».

È più libero che a Mediaset?

«Dirlo sarebbe offensivo nei confronti della mia storia e di Mediaset. Quando non sono stato libero lo si è visto perché questo ha segnato le mie due rotture con Mediaset. Per me la libertà è condizione essenziale per fare un prodotto giornalistico di successo. Ma è anche vero che te la devi conquistare. Se vuoi, puoi. Purtroppo i giornalisti vorrebbero la libertà sancita per legge e poi magari scopiazzano le agenzie».

Si dice che a La7 potrebbe arrivare Santoro, da anni in polemica con la Rai. Nel caso, se lo augura?

«Se Santoro non lavorasse in Rai sarebbe una brutta notizia per la Rai. In tv ci deve essere posto per tutti. In ogni caso lui, che è bravissimo, avrebbe solo l’imbarazzo della scelta».

Da tifoso interista preferirebbe un altro scudetto alla sua squadra o il 15% di share con il Tg?

«Non mischio le due cose perché in una ho forti reponsabilità e nell’altra posso solo sperare. Ma la campagna acquisti de La7 è stata migliore di quella dell’Inter…».