Home TvEnrico Mentana, il maratoneta dei tg: «Il mio vero segreto è l’improvvisazione»

30 Aprile 2013 | 15:19

Enrico Mentana, il maratoneta dei tg: «Il mio vero segreto è l’improvvisazione»

Grazie ai partiti «sordi», «inconcludenti» e «irresponsabili» (parole di Giorgio Napolitano), La7 ha fatto il botto. La diretta sull’elezione del nuovo (vecchio) capo dello Stato durata tre giorni, per un totale di 30 ore, ha superato ogni record. Il merito va al direttore Enrico Mentana e alla sua piccola-grande squadra...

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Enrico Mentana, il maratoneta dei tg: «Il mio vero segreto è l’improvvisazione»

Grazie ai partiti «sordi», «inconcludenti» e «irresponsabili» (parole di Giorgio Napolitano), La7 ha fatto il botto. La diretta sull’elezione del nuovo (vecchio) capo dello Stato durata tre giorni, per un totale di 30 ore, ha superato ogni record. Il merito va al direttore Enrico Mentana e alla sua piccola-grande squadra...

Foto: foto Rino Petrosino

30 Aprile 2013 | 15:19 di Redazione

Grazie ai partiti «sordi», «inconcludenti» e «irresponsabili» (parole di Giorgio Napolitano), La7 ha fatto il botto. La diretta sull’elezione del nuovo (vecchio) capo dello Stato durata tre giorni, per un totale di 30 ore, ha superato ogni record. La rete di Urbano Cairo snocciola con orgoglio i dati: share media del 9% e oltre 1,1 milioni di telespettatori con picchi del 16,5% e 2,3 milioni di telespettatori. Ogni giorno sono stati mediamente 9,5 milioni gli italiani davanti agli schermi di La7 a seguire l’evento, con la coda di altri più brevi «speciali» dedicati alla formazione del nuovo governo. Il merito va al direttore Enrico Mentana e alla sua piccola-grande squadra.

Mentana, ma come fa? Dieta, palestra o che cosa?
«Chi mi conosce lo sa. Mi sarebbe pesato di più seguire l’elezione del presidente della Repubblica stando seduto davanti alla tv. La fatica non l’avverto. E poi parliamoci chiaro: scaricare cassette ai mercati generali è molto più faticoso».

I suoi speciali cavalcano l’emozione del momento e fanno ascolti record: ma servono a capire qualcosa dell’ingarbugliata situazione politica italiana?
«Sì. Certo, noi ci rivolgiamo a un pubblico che vuol sapere. Raccontiamo un grande fatto dando ordine e compiutezza. E io sono come una sorta di cantastorie».

Il presidente della Camera Laura Boldrini ha letto con tono monocorde per 738 volte il nome di Napolitano: come si rende appassionante un fatto tanto noioso?
«Spiegandone la posta in gioco, raccontando i retroscena, facendo parlare i protagonisti. Bisogna costruire il racconto come un giallo: ti intriga e non ti sogni di saltare all’ultima pagina per scoprire chi è l’assassino».

Dica la verità: a volte vorrebbe essere direttore, conduttore, inviato e pure l’intervistato…
«Quando sei in ballo, balli e reciti più parti in commedia. Tuttavia è indispensabile che ci siano tutte le maschere della commedia dell’arte».

Quanto si prepara prima di una maratona così?
«Non mi preparo proprio. Non ho neanche un foglio sulla scrivania: è il modo migliore per seguire quello che succede».

Cos’è che le fa perdere di più le staffe?
«Bisogna capire che è una sfida tutta giocata sulla forza nervosa. Sono esigente con me stesso e quindi anche con gli altri. Ma poi sono il primo a ridere dei miei scatti».

Si rivede? C’è qualcosa che vorrebbe cambiare?
«Non mi rivedo, non ha senso. Lo fa chi è narcisista o insicuro».

Gaffe, imbarazzi, problemi tecnici: cos’è la cosa peggiore che può capitare?
«Il vero incubo è quando salta il collegamento, quando perdi il contatto con l’avvenimento. Gli errori umani invece si superano».

È strano: la gente va a votare sempre meno ma segue di più il dibattito politico in televisione.
«Non c’è contraddizione. Dieci puntate sul nuovo governo appassionano di più della colpevolezza di zio Michele. Chi non va a votare non è gente che se ne frega, è una posizione politica anche quella. Io per esempio sono un grande non-elettore, ma la politica mi appassiona».

Perché gli altri direttori di tg non fanno le maratone che fa lei? Sottovalutano l’evento o non hanno il fisico?
«Molti le hanno fatte e sono bravissimi. Ma le grandi reti hanno problemi di palinsesto. Sono bloccati e non hanno la nostra agilità. Noi possiamo permettercelo, è la nostra vocazione. Per altro i costi sono bassissimi».

Ha dato la notizia della disponibilità di Napolitano a un bis prima delle agenzie. E qualcuno ha detto che è lei il vero vincitore di quelle elezioni…
«Non credo: sarebbe come guardare il dito che indica la luna. E la notizia della disponibilità di Napolitano l’ho avuta per primo perché al Quirinale stavano seguendo la nostra diretta: mi è arrivata la comunicazione sullo smartphone e l’ho letta al volo».

Ha in mente altri speciali-fiume?
«No. Decido al momento: è quella la nostra forza».

Le spiace aver «bucato» la notizia dell’elezione di papa Francesco?
«Non è andata così, l’ho già spiegato. Io ero in onda ed eravamo preparati su Bergoglio. Non ho fatto lo speciale la sera perché c’era la Bignardi con le sue “Invasioni”».

Il rischio di sovraesposizione non la sfiora…
«C’è il rischio. Se ti spendi male. E l’elezione di un presidente della Repubblica avviene una volta ogni sette anni. Se facessi speciali tutti i giorni verrebbero i vigili a portarmi via, e farebbero bene».

Quanto c’è da preoccuparsi delle contestazioni di questi giorni: le «marcette» su Roma, gli insulti per strada a Dario Franceschini e Stefano Fassina?
«Non credo ci sia da preoccuparsi, sono normali tensioni in fasi cruciali. Vediamo se il prossimo governo saprà rendere meno teso il clima sociale. Noi racconteremo tutto».

Parliamo di sondaggi. Perché pubblicarli anche se non sembrano proprio attendibili?
«Non sono inattendibili, altrimenti i politici non continuerebbero a compulsarli. Oltretutto ciascuno direbbe la sua senza riscontri. I sondaggi delineano una tendenza e non vanno demonizzati. Ma se li aboliscono certo non mi suicido».

Per finire, cosa c’è di più eccitante di una diretta tv no-stop?
«Tantissime cose. Per fortuna non si fanno in televisione».