17 Novembre 2010 | 07:30

Enrico Papi: «Con la mia Rebecca “deformo” tutti i vip»

«L’idea mi è venuta osservando la bambina mentre si divertiva da matti con un videogioco che fa le caricature delle fotografie» rivela il conduttore che lancia il nuovo game show «Trasformat» in onda su Italia 1.

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Enrico Papi: «Con la mia Rebecca “deformo” tutti i vip»

«L’idea mi è venuta osservando la bambina mentre si divertiva da matti con un videogioco che fa le caricature delle fotografie» rivela il conduttore che lancia il nuovo game show «Trasformat» in onda su Italia 1.

17 Novembre 2010 | 07:30 di

Enrico Papi con la figlia Rebecca (foto Iwan Palombi)
Enrico Papi con la figlia Rebecca (foto Iwan Palombi)

Chi l’avrebbe mai detto? Le «console» portatili, croce quotidiana per migliaia di genitori alle prese con baby-giocatori sempre più agguerriti, hanno anche dei lati positivi. E a volte sono addirittura capaci di ispirare un programma televisivo. «È proprio quello che è successo a me con il nuovo game che ho appena battezzato su Italia 1, “Trasformat”» spiega Enrico Papi, da anni re incontrastato della fascia tra le 20.30 e le 21 della rete più giovane di Mediaset. «Alla base di questo format c’è un giochino con il quale mia figlia Rebecca si divertiva a deformare e trasformare in caricature le foto di cuginetti e altri parenti. Un giorno mi sono messo a giocare con lei e mi si è aperto un mondo». Rebecca, 10 anni, aria birichina, racconta: «Non è facile indovinare chi si nasconde dietro una foto accartocciata. Ma tra me e papà mi sa che la più brava sono io».

Dal videogame al programma tv, le modifiche e le aggiunte sono state tantissime: «Ci sono tre manche e tre concorrenti che di volta in volta devono misurarsi con facce di celebrità trasformate da tanti chili in più o da tanti anni in più. O ancora come se fossero spiaccicate su un vetro, imprigionate in una bottiglia o travestite da clown. Le varianti sono numerose, e chi sbaglia o chi indovina ha delle vite in meno o in più, proprio come accade in tanti videogiochi» spiega ancora Papi. Che racconta così il suo ruolo di padre rispetto alle nuove tecnologie: «Rebecca è la classica figlia del 2000. Mia moglie e io non le diamo orari e non le contingentiamo l’accesso a computer, Internet, Facebook, Playstation e quant’altro. L’iPhone per i ragazzini di oggi è ciò che erano i Lego per noi. Sono i mezzi che li aiutano a esprimersi. Detto questo, Rebecca frequenta la quinta elementare e studia con piacere. Inoltre, da cinque anni prende lezioni di pianoforte. Il carattere? Molto simile al mio. Positiva, scherzosa, dissacrante».

Lui, l’ex temutissimo «Papirazzo» del gossip tv, a dire la verità da qualche anno si è un po’ ammorbidito: «È vero, ho un’immagine più familiare e devo ammettere che mentre conduco un programma penso proprio a Rebecca e a quello che penserebbe guardandomi. Ma il gusto per lo scherzo e la battuta restano quelli di sempre». Tra una foto e un consulto con gli addetti alla produzione per mettere a punto gli ultimi dettagli prima di andare in onda («Nel gioco “Faccia di cubo” usiamo il più grande cubo della tv, tre metri per tre. Ogni faccia è da indovinare»), Papi lascia trasparire una grande soddisfazione: «Mi reputo molto fortunato perché sono in una rete che ti permette di sperimentare cose nuove. Una rarità nella tv di oggi. A me piacciono le sfide e già “abitare” la fascia oraria dopo il tg della sera è come stare sopra l’Everest. Le due ammiraglie di Rai e Mediaset insieme si portano a casa più del 50% del pubblico. Riuscire a fare il 7 o l’8% è già un miracolo».

Così, a chiedergli se gli piacerebbe passare a Canale 5, si ottiene una risposta senza esitazioni: «Sto benissimo su Italia 1, dove a maggio tornerò anche in prima serata con “La Pupa e il Secchione”, che poi è l’unico vero reality moderno che c’è. Perché ormai lo sappiamo tutti che i concorrenti partecipano per diventare star. E noi, di conseguenza, li trattiamo come se già lo fossero e li ospitiamo subito in studio. Gli altri reality a me sembrano vecchi». Nessuna nostalgia nemmeno per il mitico «Sarabanda» e per quel giochino finale capace di scombussolare le gerarchie degli ascolti tv: «Ormai quel linguaggio è superato. Appartiene a un modo di fare game show di molti anni fa. Ma ho già in mente un nuovo gioco musicale da lanciare».