24 Ottobre 2011 | 11:34

Fenomeno Don Matteo, la parola a Nino Frassica e Simone Montedoro

«Terence Hill trasmette grande serenità, quando c’è lui sul set nessuno osa neanche alzare un po’ la voce» dice il maresciallo Cecchini. E il capitano Tommasi: «A volte ancora non mi sembra vero di lavorare con la star che guardavo da piccolo nei mitici film con Bud Spencer»...

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Fenomeno Don Matteo, la parola a Nino Frassica e Simone Montedoro

«Terence Hill trasmette grande serenità, quando c’è lui sul set nessuno osa neanche alzare un po’ la voce» dice il maresciallo Cecchini. E il capitano Tommasi: «A volte ancora non mi sembra vero di lavorare con la star che guardavo da piccolo nei mitici film con Bud Spencer»...

24 Ottobre 2011 | 11:34 di

Da sinistra, Nino Frassica, Terence Hill e Simone Montedoro

Uno ha (quasi) scelto l’altro e, da quel momento, sono diventati una delle coppie televisive più apprezzate dal pubblico. Contribuendo, e non poco, al successo della fiction dei record: «Don Matteo», che continua a macinare ascolti in grado di far impallidire qualsiasi altra serie in onda in questo periodo. Nino Frassica ricorda: «Quando ai tempi di “Don Matteo 6” cercavamo il sostituto di Flavio Insinna, io vidi centinaia di provini. Alcuni attori erano inguardabili, altri bravini, altri molto bravi. Ma quando facemmo il provino con Simone Montedoro e io, un po’ per noia, mi misi a improvvisare, mi resi conto che lui mi veniva dietro subito, senza esitazioni. Lì capii che avevamo trovato il nuovo capitano». Che ora sta per diventare niente meno che suo genero, anche se nessuno dei due interessati intende sbilanciarsi sull’argomento.

Il capitano Giulio Tommasi riuscirà, finalmente, a sposare Patrizia, la figlia del maresciallo Cecchini?
Montedoro: «Si dice. Come nella vita, però, il giorno del matrimonio può succedere di tutto. Finché i due non usciranno dalla chiesa con la fede al dito, io non ne sarei così sicuro. E poi, ritrovarsi Cecchini come suocero…».
Frassica: «Per saperlo bisogna aspettare l’ultimo episodio. E comunque io non ho ancora deciso se sono contento di questa storia d’amore».

Quattro prime serate e «Don Matteo 8» è già campione di un Auditel che invece, per gli altri, gioca al ribasso. Come lo spiegate?
M: «Se lo sapessi, sarei sotto spirito all’università! Scherzi a parte, credo che a essere vincente sia la leggerezza, la serenità che “Don Matteo” trasmette. In fondo, anche se ci mettiamo più verità possibile, sembra quasi una favola».
F: «Perché abbiamo le due divise più amate dagli italiani: la tonaca e quella dei carabinieri. Gli altri invece ne hanno una sola, per questo li battiamo. Non sono d’accordo sulla favola, anzi: stiamo diventando sempre più veri, quasi neorealistici. Raccontiamo fatti che potrebbero accadere a chiunque».

C’è qualcosa su cui andate d’accordo?
M: «Su Terence Hill. È una star internazionale, ma questo passa in secondo piano davanti alla sua generosità. Ogni tanto, mentre lavoriamo, lo guardo e ancora non ci credo che sto lavorando con l’attore che guardavo da piccolo e che, con Bud Spencer, ha inventato un modo di fare cinema».
F: «Su Terence. Oltre alla professionalità, di cui è inutile discutere, porta sul set una serenità che non si trova in nessun altro film. Davanti a lui persino il più sgarbato si ridimensiona, perché si sente in imbarazzo anche solo ad alzare un po’ la voce».

Il successo di «Don Matteo 8» fa pensare alla nona serie…
M: «Non capita tutti i giorni di lavorare con Terence Hill e Nino Frassica, perciò…».
F: «Veramente si parla già di “Don Matteo 73”… Per la nona serie, comunque, io ci sono».

E nel frattempo?
M: «Sono in attesa della messa in onda su Raiuno de “L’isola” di Alberto Negrin, di cui sono uno dei protagonisti. E spero di riuscire a fare qualcosa a teatro».
F: «In questi giorni siamo ancora sul set di “Don Matteo 8”. Poi approfitterò per fare qualcosa che non riesco a fare quando lo giriamo. La lista dei no che ho dovuto dire per mancanza di tempo è lunghissima. Per fortuna in estate sono riuscito a fare una partecipazione nel film di Woody Allen. Ormai quando mi chiamano per qualche progetto che mi piace rispondo: “D’accordo, però se mi volete dovete prendermi quando sono libero. ‘Don Matteo’ ha la precedenza su tutto”».