13 Novembre 2017 | 15:24

Alessio Boni: «Anche i cattivi possono trovare la strada di casa»

È protagonista della nuova fiction di Rai1 e ci ha raccontato qualcosa sui personaggi e su com'è stato lavorare con il resto del cast (da Sergio Rubini a Lucrezia Lante della Rovere)

 di Solange Savagnone

Alessio Boni: «Anche i cattivi possono trovare la strada di casa»

È protagonista della nuova fiction di Rai1 e ci ha raccontato qualcosa sui personaggi e su com'è stato lavorare con il resto del cast (da Sergio Rubini a Lucrezia Lante della Rovere)

Foto: Alessio Boni

13 Novembre 2017 | 15:24 di Solange Savagnone

Alessio Boni è di ottimo umore. È in treno e chiacchiera amabilmente, anche se la linea che cade di continuo farebbe innervosire perfino un monaco zen. Il motivo di tanta serenità è che la fiction «La strada di casa» (sei puntate dirette da Riccardo Donna al via su Raiuno il 14 novembre) lo ha entusiasmato. Per diverse ragioni. Non ultima quella di essere ambientata in campagna, nel torinese, dove gli attori hanno girato per sei mesi un anno e mezzo fa. Ma andiamo per ordine.

«La Strada di Casa» con Alessio Boni su Rai1

Alessio Boni: «Il mio destino era fare il piastrellista»

Alessio, ci parli del suo personaggio, Fausto.
«Mi ha intrigato fin dall’inizio. Nelle prime sequenze si intuisce che potrebbe aver commesso un omicidio. Subito dopo ha un incidente d’auto, e quando si risveglia scopre di essere stato in coma per cinque anni. Una figlia piccola ormai è fidanzata. Il figlio maggiore ha preso in mano l’azienda di famiglia, ora sull’orlo del fallimento. Mentre la moglie…».

Si fermi, altrimenti sveliamo troppo.
«Diciamo allora che dopo il coma Fausto deve riprendersi. Fa sedute di logopedia e fisioterapia e inizia un percorso psicologico per ritrovare la memoria e scoprire cosa sia successo quella notte. Piano piano si rende conto che non si piaceva e che conduceva una vita sbagliata. A volte bisogna fermarsi, prendersi un anno sabbatico e riflettere sulla vita che conduciamo».

Lei lo ha mai fatto?
«Sì, quest’anno mi sono preso otto mesi di pausa e sono volati! Fai un viaggio con il Cesvi (l’organizzazione umanitaria di cui l’attore è testimonial, ndr), fai promozione, vai a trovare i tuoi genitori, leggi, vai in vacanza e il tempo è già finito. Avere la capacità di oziare senza ansia è terapeutico».

Nella fiction Lucrezia Lante della Rovere è sua moglie, mentre Sergio Rubini interpreta un veterinario. È la prima volta che lavorate assieme?
«Sì, e mi sono trovato benissimo. La cosa bella è la passione e la dedizione che metti nel lavoro e se hai colleghi motivati si crea una sinergia unica. A Lucrezia piaceva il suo personaggio e così pure a Rubini. È stato faticoso, ma è meglio fare una scalata in montagna con degli amici in serenità che non una gita al mare con dei compagni con cui non ti trovi bene».

Nella scena in cui si schianta contro un camion è stata usata una controfigura?
«Nella fiction ci sono alcune scene d’azione, ma nulla di pericoloso. Sul set c’era uno stuntman che ci insegnava come muoverci. Nella scena dell’incidente abbiamo usato un fuoristrada scassato che poi avremmo buttato, quindi doveva essere buona la prima. Al mio posto c’era un manichino mentre sul sedile posteriore c’era una persona che guidava: negli ultimi 50 metri si è nascosta andandosi poi a schiantare contro un tir. Per fortuna non si è fatta niente».

All’inizio la si vede andare a cavallo in una bellissima campagna. Sembrava le piacesse molto.
«Infatti, starei sempre in mezzo alla natura. Da 12 anni ho lasciato la città per vivere in un casale in Toscana, dove taglio la legna, raccolgo le olive e faccio l’olio. La natura non ti giudica e ti fa sentire sempre accolto. A volte sto meglio in un campo di grano che non in piazza Navona a Roma».

Se anche lei dovesse risvegliarsi tra cinque anni, come si immagina?
«Vorrei ritrovarmi davanti a un camino con tre figli accanto. È la mia massima aspirazione, anche se per come sta cambiando la società forse è meglio vivere il presente».

Per lei la strada di casa qual è?
«Lo sterrato che porta al mio casale. Non è il posto in cui sono nato, ma quello che ho scelto perché mi fa stare bene».

In questi giorni è al cinema con «La ragazza nella nebbia» e anche qui è accusato di omicidio. Ma ruoli più leggeri, mai?
«Nel film di Donato Carrisi (autore dell’omonimo libro, ndr) sono il mostro da sbattere in prima pagina. Mi piacerebbe fare anche delle commedie e mi arrivano molte proposte, ma se non mi convincono preferisco i gialli: la paura mi attira come le montagne russe».

Per questo ama gli sport estremi?
«In realtà mi piace anche il tiro con l’arco, il biliardo e le bocce. Diciamo che amo mettermi alla prova».

La prossima sfida?
«Tra pochi giorni vado in Tunisia una settimana in moto per assaporare il silenzio del deserto. Fare 80 chilometri tra le dune, arrivare all’oasi, fumare il narghilè e mangiare una tajine (pietanza berbera a base di carne, ndr) rappresenta per me il vero lusso».