04 Maggio 2017 | 12:29

Alessio Boni: «Il mio destino era fare il piastrellista»

L’austero Giovanni Franza della fiction Di padre in figlia racconta a Sorrisi di quando disubbidì alla sua famiglia...

 di Stefania Zizzari

Alessio Boni: «Il mio destino era fare il piastrellista»

L’austero Giovanni Franza della fiction Di padre in figlia racconta a Sorrisi di quando disubbidì alla sua famiglia...

Foto: Alessio Boni in «Di padre in figlia»  - Credit: © Rai

04 Maggio 2017 | 12:29 di Stefania Zizzari

«In questo momento sono sulla riva del lago di Carezza. Davanti a me ho dei boschi e in lontananza le cime delle Dolomiti innevate. Un paradiso» dice con voce rilassata Alessio Boni, protagonista di «Di padre in figlia».

Allora la mia telefonata è un elemento di disturbo?
«No. Ci tengo a parlare di “Di padre in figlia”, è una serie che mi piace moltissimo».
Il suo personaggio, Giovanni Franza, è tremendo...
«Ha usato un aggettivo forte per descriverlo e mi fa piacere. Osservandolo dal punto di vista di una persona di oggi, uno che ragiona come Giovanni, un padre padrone che non considera il pensiero e le aspettative della moglie e delle figlie, è giustamente tremendo».
Invece?
«Dietro alla sua sgradevolezza c’è tutto quello che le donne hanno conquistato dagli Anni 50 a oggi. Mia nonna Maddalena mi raccontava che lei cucinava per mio nonno e per i figli maschi, mentre le donne mangiavano in cucina. Era normale. Come era normale che l’eredità andasse solo al figlio maschio. O che un padre non spingesse il passeggino del figlio. Neanche mio padre lo faceva con mio fratello. E non era Medioevo, parliamo degli Anni 60. È appena dietro l’angolo… Questa saga familiare, ideata da Cristina Comencini, è potentissima e molto femminile, perché racconta come la donna sia riuscita a conquistarsi i propri diritti».
Un messaggio che vale anche oggi.
«Già. E ancora ci sono incongruenze: in Italia per la stessa professione, nella stessa azienda, con lo stesso ruolo, la donna guadagna meno dell’uomo. Perché? La cosa che vogliamo sottolineare è questa: tanto è stato fatto, ma non tutto. Ora tocca a noi uomini fare qualcosa».
Sul set ha ritrovato Cristiana Capotondi, con cui aveva girato «Rebecca, la prima moglie».
«Già. Nel 2008 Cristiana era mia moglie, adesso è mia figlia. O ho avuto un tracollo io o lei beve un elisir di eterna giovinezza!».
Le è mai capitato di aver fatto qualcosa che potesse offendere o discriminare una donna?
«Fin da piccolino ho avuto grandi insegnamenti da parte di mia nonna Maddalena e di mia madre Roberta, due colonne portanti della mia esistenza. A casa mia, in 60 anni di convivenza tra mia madre e mio padre, ci sono state discussioni, ma sempre nel rispetto reciproco. E questo è stato l’esempio che ho seguito».
È vero che quando era poliziotto una volta ha arrestato una donna?
«Non ho mai arrestato nessuno. Da celerino nel servizio d’ordine ho seguito tanti cortei, e quello delle femministe nel 1986 me lo ricordo bene. Mettevano paura: lanciavano oggetti, urlavano, erano belle toste! Ma era un momento di ribellione».
Cosa ci faceva in tenuta antisommossa da agente della Celere?
«Per un anno ho fatto il poliziotto a Milano. Il mio motto è sempre stato: scegli! Se il tuo mondo non ti permette di sognare, scappa verso dove puoi farlo. Non puoi decidere tu dove nascere, ma puoi scegliere cosa fare, l’uomo che diventerai, la donna che avrai accanto».
E lei cosa ha scelto?
«La mia situazione di partenza, una famiglia di piastrellisti, era in basso nella scala sociale. Io desideravo crescere, ma quando ho detto ai miei che volevo fare l’attore mio padre non mi ha parlato per due anni. Per lui era un tradimento il fatto che lasciassi la nostra ditta. Allora non capiva, adesso è orgogliosissimo di me».
Al primo tentativo di entrare al Centro sperimentale di cinematografia però non l’hanno presa…
«Sono arrivato 11° su dieci. Ma parlavo ancora bergamasco, era giusto così. Ho studiato dizione. Quando ho tentato di entrare all’Accademia di arte drammatica ho detto: “Se mi prendono faccio l’attore, altrimenti vado a Milano e studio psicologia”. Mi piace molto capire come funziona la mente».
Invece l’hanno presa, e ora è già su un nuovo set.
«Si, quello del film di Donato Carrisi, tratto dal suo romanzo “La ragazza nella nebbia”. Nel cast ci sono anche Toni Servillo, Galatea Ranzi, Michela Cescon. Poi a giugno dovrei iniziare un film internazionale che mi occuperà fino a novembre e mi porterà a Barcellona, New York, Tokyo, Milano, Bruxelles e Madrid: interpreto un direttore d’orchestra che gira il mondo».