14 Novembre 2014 | 16:52

Aurora Ruffino, parla l’attrice di «Questo nostro amore 70» e «Braccialetti rossi»

iventata famosa grazie al ruolo di Cris in «Braccialetti rossi», ma scoperta per caso nel 2010 quando fu scelta per il film «La solitudine dei numeri primi», Aurora è tornata a vestire i panni di Benedetta, la figlia maggiore di Anna Valle e Neri Marcorè, nella fiction di Raiuno «Questo nostro amore 70».

 di

Aurora Ruffino, parla l’attrice di «Questo nostro amore 70» e «Braccialetti rossi»

iventata famosa grazie al ruolo di Cris in «Braccialetti rossi», ma scoperta per caso nel 2010 quando fu scelta per il film «La solitudine dei numeri primi», Aurora è tornata a vestire i panni di Benedetta, la figlia maggiore di Anna Valle e Neri Marcorè, nella fiction di Raiuno «Questo nostro amore 70».

14 Novembre 2014 | 16:52 di

Aurora Ruffino (25 anni) sorride. Lo fa spesso mentre si racconta con dolcezza, le dita delle mani che si rincorrono mentre insegue i pensieri e i ricordi privati e di una carriera appena iniziata ma già ricca di soddisfazioni. Diventata famosa grazie al ruolo di Cris in «Braccialetti rossi», ma scoperta per caso nel 2010 quando fu scelta per il film «La solitudine dei numeri primi», Aurora è tornata a vestire i panni di Benedetta, la figlia maggiore di Anna Valle e Neri Marcorè, nella fiction di Raiuno «Questo nostro amore 70»: Una ragazza tosta, con un figlio, e con la passione per la fotografia.

Com’è interpretare una ragazza madre di appena 22 anni?
«Benedetta è una giovane mamma sola che vive negli Anni 70 e desidera diventare forte e indipendente per dimostrare di essere capace di crescere suo figlio anche senza la presenza di un uomo vicino».

In realtà la famiglia di Benedetta è piuttosto presente…
«Sì, ma a un certo punto lei decide di non accettare più l’aiuto economico dei genitori perché vuole farcela da sola, con le sue forze».

Quanto ti riconosci in lei?
«In realtà non molto. Io ho un carattere più tranquillo, sono più simile a Bernardo (il suo ex fidanzato nella fiction, interpretato da Dario Aita, ndr), così legato alla tradizione e alla famiglia. Benedetta ha l’ambizione di realizzarsi professionalmente. Non dico che a me non interessi, ma la prima cosa per me è la famiglia. Insomma, io e lei abbiamo priorità diverse…».

E la tua vera famiglia, com’è?
«Sono una ragazza fortunatissima, cresciuta in una famiglia da fare invidia al mondo. Ho due nonni e una zia meravigliosi. Sono stata una delle bambine più felici della terra».

So anche che hai cinque fratelli…
«Sì, e li amo tantissimo. Andiamo molto d’accordo, ma da tempo non viviamo più assieme. Ognuno ha intrapreso la sua strada. Loro stanno a Torino mentre io da cinque anni vivo per conto mio a Roma, dove ho sempre cercato di lavorare mentre studiavo. Ma loro sono la mia vita, il mio amore. Mi hanno sempre sostenuta e hanno appoggiato tutte le mie scelte. Come quella di diventare attrice».

Questa passione per la recitazione l’hai ereditata da qualcuno?
«No, sono l’unica pazza di casa. Dopo le superiori mi sono presa un anno di tempo per decidere cosa fare della mia vita. Così ho frequentato un anno di musical in un’accademia di Torino. Durante una sfilata coreografata organizzata dalla scuola, la Film Commission mi ha proposto di fare un casting per “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo. Dopo due mesi di provini mi hanno presa. Così ho scoperto davvero cosa significa recitare. Poi Saverio mi ha spinto a fare il provino per entrare al Centro sperimentale di Roma e ho superato anche quello. Sono stata fortunata».

Cosa ti dà recitare?
«Mi riempie di esperienza perché vivo vite non mie, con vicende belle e a volte piene di sofferenza. Ma il dolore fa parte della vita, lo si vive e si cerca di superarlo per trarne qualcosa di positivo».

In questo periodo state girando a Fasano, in Puglia, la seconda stagione di «Braccialetti rossi».
«Abbiamo iniziato le riprese ad agosto e finiremo all’inizio di dicembre. Dovrebbero essere quattro o cinque puntate e potrebbero andare in onda già a fine febbraio. La prima stagione ha avuto un riscontro incredibile ed è grazie a “Braccialetti” che ora i ragazzi e i bambini mi riconoscono per strada».

Ti sei chiesta perché «Braccialetti rossi» ha avuto tutto questo successo tra i più giovani?
«Mi sono posta la domanda e mi sono risposta così: “Braccialetti” parla di una realtà che non è tanto lontana da noi, dove per la prima volta gli eroi sono dei ragazzi normali, malati, che cercano di farsi coraggio e di superare i problemi aiutandosi a vicenda. Ognuno poi riconosce nei personaggi il proprio dolore o la propria esperienza, ma ciò che accomuna è, appunto, la voglia di superare insieme le difficoltà».