12 Maggio 2013 | 00:49

Catherine Spaak, Gemma di «Un medico in famiglia»: «Sono una nonna, non sono una santa»

È una nonna eccentrica, sopra le righe. Praticamente ingovernabile. Catherine Spaak si diverte, con il suo ruolo in «Un medico in famiglia 8». «Sarei felicissima di partecipare ancora! Soprattutto se Gemma continuerà a essere così sopra le righe...».

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Catherine Spaak, Gemma di «Un medico in famiglia»: «Sono una nonna, non sono una santa»

È una nonna eccentrica, sopra le righe. Praticamente ingovernabile. Catherine Spaak si diverte, con il suo ruolo in «Un medico in famiglia 8». «Sarei felicissima di partecipare ancora! Soprattutto se Gemma continuerà a essere così sopra le righe...».

12 Maggio 2013 | 00:49 di

È una nonna eccentrica, sopra le righe. Praticamente ingovernabile. Catherine Spaak si diverte, con il suo ruolo in «Un medico in famiglia 8». Un po’ meno felice appare Bianca (Francesca Cavallin), figlia per fiction, spiazzata da tanta esuberanza materna. Ma l’irruzione della Spaak attrice sul set della serie di punta di Raiuno è uno degli elementi di forza di quest’edizione, stabilmente ai vertici degli ascolti tv.

Signora Spaak, cosa l’ha spinta a girare «Un medico in famiglia 8»?
«Il personaggio di Gemma mi è piaciuto subito. Diciamolo, non sono tanti i ruoli divertenti offerti ad attrici della mia età. Se mi avessero proposto di interpretare la classica nonna che fa le torte avrei rifiutato. Anche se nella vita io sono una nonna e so fare le torte…».

Che cosa combinerà nelle prossime puntate?
«Confesso che non le seguo tutte. In fondo il mio è solo un cameo. Con Bianca-Francesca Cavallin siamo partite per la Francia per realizzare un programma di cucina, poi lei avrà un bambino e…».

Parteciperà a un eventuale seguito?
«Sarei felicissima! Non so nulla di una nuova serie, ma se Gemma continuerà a essere così sopra le righe, allora mi piacerebbe tornare sul set».

Nella finzione lei è un’attrice che ha rapporti conflittuali con la figlia. È una storia autobiografica?
«No, nulla a che vedere con la realtà. Il personaggio di Gemma non mi somiglia per niente. È vero che difficoltà con mia figlia (Sabrina, 49 anni, avuta dal breve matrimonio con Fabrizio Capucci, ndr) ci sono state e ci sono tuttora. È vero che ho una nipotina che adoro. Ma io non sono eccentrica e non sono morbosamente attaccata al lavoro. Sono sì un’attrice di successo, ma a differenza di Gemma, ho anche molti altri interessi…».

In «Un medico in famiglia» si riproducono, con leggerezza, luci e ombre della realtà italiana di questa epoca.
«Non saprei. In effetti questo tipo di famiglia io non l’ho mai incontrato nella realtà. Mai conosciuto un clan così. È vero che in Francia, in America e altrove i figli se ne vanno di casa presto, non restano sotto le gonne di mammà come qui. Sono rapporti familiari tipicamente italiani, ma la recente crisi economica c’entra poco».

Gli ascolti della serie sono eccezionali, con punte di 6,5 milioni di telespettatori e il 25% di share: che rapporto ha con il successo?
«Non ho mai avuto ansie da ascolti neppure quando conducevo programmi come “Harem” o “Forum”. Mi informavano, certo, ma restavo indifferente. Forse per una questione di età, forse perché nella mia carriera ho fatto tanto e ho avuto tantissimo. Certo sono felice del successo, ma penso fosse prevedibile».

Quali programmi segue in tv?
«Mi piacciono i reportage e guardo tantissimi film. Ma non passo i miei pomeriggi e le mie serate davanti al piccolo schermo».

Com’è la televisione di oggi rispetto a quella del passato che lei ha tanto frequentato?
«È cambiatissima. Perché il costume italiano è cambiato. Quando conducevo “Harem” (16 edizioni dal 1987 al 2002, ndr) era in atto una rivoluzione nella società: l’emancipazione femminile, il ruolo della donna… Oggi la tv è diventata molto volgare, condizionando la stessa Rai. Il pubblico vuole essere protagonista, chiunque può diventare un personaggio senza averne le qualità. I reality, anzi pseudo-reality perché di reale non hanno nulla, hanno fatto precipitare tutto: fare cose mediocri adesso è molto più facile».

Il suo «Harem» era uno dei primi talk show italiani: intimo, al femminile, mai gridato. Lo rifarebbe?
«L’eleganza non è più popolarissima. In passato ho avanzato proposte di nuovi format, ma sono rimaste lettera morta. Giorgio Gori (ex direttore di Canale 5 e fondatore della casa di produzione Magnolia, ndr) spesso mi accusava: “Tu sei troppo raffinata, intelligente, profonda, di nicchia”. Come se fossero dei difetti. Quando ti dicono così dispiace, perché non è rispettata una fascia di pubblico che la pensa diversamente. Quando venne chiuso “Harem” nessuno mi dette una spiegazione. L’allora responsabile di Raitre Paolo Ruffini mi disse semplicemente: “Il tuo programma non si fa più”».

Quindi non vede sue eredi nella tv di oggi?
«Noi donne nel ’68 lottammo per dei valori giusti, come la parità, magari in forme ridicole, come bruciare i reggipetto. Ma avevamo ragione. Oggi vedere le donne che litigano per avere i favori di un uomo seduto su un trono… all’inizio pensavo fosse uno scherzo, e invece…».

Al cinema ha interpretato grandi commedie all’italiana. Oggi quelle storie si ritrovano nelle fiction?
«Quando giravamo quei film non ci rendevamo conto di cogliere in modo profondo il senso di un’epoca. La consapevolezza è arrivata dopo. Ma è una storia che appartiene solo a quel periodo».

Ha girato quasi 100 film e 20 fiction. Ha condotto 9 trasmissioni e scritto 6 libri. Ha cantato e ballato. Ha fatto la giornalista…
«Sono curiosa. E non ho paura di mettermi in gioco. In effetti ho fatto tutto. Mi manca solo il circo…».