Home TvFictionGabriel Garko è Rodolfo Valentino: «Venite a cena con me?»

19 Gennaio 2013 | 00:58

Gabriel Garko è Rodolfo Valentino: «Venite a cena con me?»

Ci sono attori che sognano un ruolo per tutta la vita e che vivono ogni personaggio da interpretare come un passo necessario nella costruzione di quel ruolo. È il caso di Gabriel Garko che da anni, senza averlo mai confessato, «studia» per diventare Rodolfo Valentino e che ora ha finalmente acciuffato il suo sogno...

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Gabriel Garko è Rodolfo Valentino: «Venite a cena con me?»

Ci sono attori che sognano un ruolo per tutta la vita e che vivono ogni personaggio da interpretare come un passo necessario nella costruzione di quel ruolo. È il caso di Gabriel Garko che da anni, senza averlo mai confessato, «studia» per diventare Rodolfo Valentino e che ora ha finalmente acciuffato il suo sogno...

Foto: Concorso Rodolfo Valentino

19 Gennaio 2013 | 00:58 di Redazione

Ci sono attori che sognano un ruolo per tutta la vita e che vivono ogni personaggio da interpretare come un passo necessario nella costruzione di quel ruolo. È il caso di Gabriel Garko che da anni, senza averlo mai confessato, «studia» per diventare Rodolfo Valentino e che ora ha finalmente acciuffato il suo sogno in quella che si annuncia una miniserie-evento.

Il set non è ancora chiuso, ma lui ne parla con un trasporto insolito. Considera già vinta quella scommessa giocata con se stesso tempo fa. E l’orgoglio e il narcisismo qui non c’entrano nulla. «Durante la lavorazione è successa una cosa strana. Il nostro è un film non ad altissimo budget in cui però tutti hanno dato qualcosa in più. Nell’aria c’era una specie di magia, se occorreva tutti si fermavano anche oltre l’orario. Dicevano: “Chi se ne frega, andiamo avanti”, parole rarissime su un set». Gabriel è nel maneggio alle porte di Roma dove appena può si rilassa con i suoi cavalli. Felpa verde e arancione, jeans e berretto. Scherza, si prende in giro «dopo tanta fatica per schivare i paparazzi, mi sono fatto beccare come uno scemo. Speriamo che le foto non escano». E naturalmente parla del latin lover per antonomasia che si prepara a emulare. Anche nel concorso lanciato dal nostro giornale

Come ci si prepara a interpretare un mito?
«Intanto lo si ama, non necessariamente quel mito, ma il mito in sé».

Abbiamo ancora bisogno di miti?
«Certo, ne avremo bisogno finché avremo voglia di sognare. Ognuno di noi mitizza qualcuno. Teatro, cinema e tv devono riuscire a distrarci dalle nostre vite per portarci in una realtà parallela. Sa perché il cinema americano funziona? Prima di far uscire un film lo mostrano a una platea selezionata. E se il giudizio è negativo rigirano il finale».

Che altro ci è voluto per interpretare Valentino?
«Ho letto e visto di tutto. Film, documentari, libri. E poi ho messo tutto da parte per concentrarmi sul Valentino della nostra sceneggiatura, che è un po’ diverso dall’originale».

Cosa l’ha colpita in lui?
«Il fatto di essere stato talmente divinizzato da aver perso il contatto con la realtà. L’alone mitico che lo circondava, il non permettere a nessuno di avvicinarsi, di guardarlo negli occhi. Anche nelle foto guardava quasi sempre nel vuoto perché guardare in macchina era come dare troppa confidenza. E poi il suo essere morto giovane, a 31 anni, consacrato per sempre come James Dean e Marilyn».

Che tipo era?
«Un po’ mascalzone, direi, uno che si è bruciato un’intera eredità in una settimana, uno chiamato a Hollywood grazie al classico colpo di fortuna».

È stato difficile interpretarlo?
«Sì, soprattutto imparare ciò che sapeva fare. Era un grandissimo ballerino, io invece mi sono sempre limitato a fare il cretino in discoteca. Ballare il tango, ma anche il foxtrot, il charleston e il valzer è stata una sfida. Ce l’ho messa tutta e alla fine credo di averla vinta. Quando mi metto in testa una cosa, sono capace di vendermi l’anima pur di riuscirci. Ho ballato per nove ore al giorno, ho perso tanti chili, mi sono massacrato il fisico».

Massacrato? In che senso?
«Tendiniti, crampi, dolori muscolari di ogni genere e tipo. Anche perché in contemporanea ho girato “Il peccato e la vergogna”. Ma ne valeva la pena. Chi ha visto qualche scena è rimasto a bocca aperta. La regia è meravigliosa, gli attori sono giustissimi e le scene di ballo strepitose. Non so nemmeno io come ho fatto. Non ho mai usato la controfigura, nemmeno nelle inquadrature dei piedi. Di certo non ho la tecnica di un ballerino, ma la passione ce l’ho messa tutta».

Si dice che Valentino fosse gay. Nel film se ne parla?
«No. Si tratta di dicerie e non sarebbe stato giusto darne conto».

Di sicuro però era un seduttore.
«Lo era soprattutto nei film che interpretava e in quel periodo, ancora più di oggi, si tendeva a confondere schermo e realtà. Nella fiction si racconterà di quando fu arrestato per bigamia e dei suoi grandi amori. Nel cast ci sono Giuliana De Sio, Cosima Coppola, Asia Argento, Victoria Larchenko».

Com’è fare un seduttore?
«Non ti ci devi fissare. Se pensi di sedurre ti viene fuori una caricatura».

E come farà con le cinque lettrici di Sorrisi che, vincendo il nostro concorso, trascorreranno in sua compagnia la sera di San Valentino?
(Ride a lungo prima di rispondere) «Non ne ho la minima idea. La verità? Non amo molto le cene romantiche, gli stereotipi tra rose rosse e luci soffuse. Adoro le candele e a casa mia ne accendo a centinaia, ma non per fare il galante».

Ma che effetto fa essere il premio di un concorso?
«Detta così mi sembra imbarazzante. Ma mi piace l’idea di fare passare una serata diversa a cinque ragazze. E sono sicuro che insieme rideremo tanto».

E a lei invece che cosa la seduce?
«La serenità. Se non sto a posto con la testa, non riesco a lavorare».

Da come parla di sé, sembra un robot dedito al lavoro. È così?
«No, ma ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire vivere un rapporto dato in pasto ai giornali e non voglio più cadere in quell’errore. Sa che sono stato pure preso a sberle da una signora per strada?».

Perché?
«Capitò quando finì la storia con Eva (Grimaldi, ndr). Non risposi ma col tempo ho preso le mie contromisure».

E quindi?
«Vivo una storia molto serena. Direi easy. Non mi sento fidanzato e anche lei è consapevole del fatto che se non ci si sente o non ci si vede per un giorno non è un problema. Per ora è così. Poi si vedrà».

E le foto che spera non vengano pubblicate come la ritraggono?
«Con il mio cane che fa i bisogni davanti alla gioielleria più famosa di Roma».