08 Aprile 2013 | 06:13

Gigi Proietti torna in tv con «L’ultimo Papa Re», intrighi e potere al Vaticano nel 1867

C’era una volta un Papa che condannava a morte: due filogaribaldini furono decapitati tre anni prima della breccia di Porta Pia. Sul fatto storico Luigi Magni aveva diretto «In nome del Papa Re», che ora rivive in «L’ultimo Papa Re», due puntate su Raiuno (l'8 e il 9 aprile) con Proietti nel ruolo che fu di Nino Manfredi...

 di

Gigi Proietti torna in tv con «L’ultimo Papa Re», intrighi e potere al Vaticano nel 1867

C’era una volta un Papa che condannava a morte: due filogaribaldini furono decapitati tre anni prima della breccia di Porta Pia. Sul fatto storico Luigi Magni aveva diretto «In nome del Papa Re», che ora rivive in «L’ultimo Papa Re», due puntate su Raiuno (l'8 e il 9 aprile) con Proietti nel ruolo che fu di Nino Manfredi...

Foto: Con Arnaldo Ninchi in "L'ultimo Papa Re"

08 Aprile 2013 | 06:13 di

C’era una volta un Papa che condannava a morte. Era il 1867. Monti e Tognetti, filogaribaldini finanziati dai piemontesi, avevano fatto esplodere una caserma provocando una strage. Pio IX firmò la condanna e i due furono decapitati. Fu l’ultimo atto sanguinoso del potere temporale del Papa: tre anni dopo i bersaglieri fecero breccia a Porta Pia e Roma diventò parte d’Italia.

Sul fatto storico Luigi Magni aveva già diretto nel 1977 un famoso film, «In nome del Papa Re», protagonista Nino Manfredi nel ruolo di monsignor Colombo, che tenta di salvare la vita dei due giovani dopo aver scoperto che uno dei due è un suo figlio naturale. Oggi lo stesso intreccio rivive in «L’ultimo Papa Re», due puntate su Raiuno (lunedì 8 e martedì 9 aprile), in cui a dirigere è Luca Manfredi, il figlio di Nino, e il ruolo principale è andato a Luigi Proietti.

«Mi è ancora un po’ difficile parlarne» dice l’attore romano. «Non mi era mai capitato di concentrarmi così intensamente su un ruolo, è una cosa a cui tengo molto». L’interpretazione di Manfredi è sempre molto popolare ma Proietti non ha avuto problemi a misurarsi con un grande precedente. «Certo» spiega «tutta l’operazione ha anche il senso di un omaggio a Manfredi e a Magni, ma non ho fatto nulla per mettermi sulla scia di altri. Quello di monsignor Colombo è un grande ruolo, che è possibile interpretare in modi diversi, come si fa con Otello o Amleto».

Le differenze tra il film e la fiction ci sono. La più ovvia è la durata: «L’ultimo Papa Re» dura il doppio del film di Magni. «Il tempo in più» spiega Proietti «è stato utilizzato per dare maggiore movimento, per aggiungere o approfondire storie secondarie che nel film del ’77 erano solo accennate. Poi, nelle scene mie con Lino Toffolo, che fa il mio “perpetuo” di origini venete, ci siamo anche divertiti a inventare qualcosa».

Piuttosto che col film di Magni, Proietti vede analogie con il mondo odierno: «Era un periodo storico di grandi cambiamenti, un po’ come quello che viviamo oggi. Magari il nostro non è così epocale ma di certo l’elezione di papa Francesco dà il segno di un cambiamento importante».

Può sembrare curioso che Raiuno mandi in onda proprio in questo periodo una fiction su un papa che condannava a morte. «Io ho pensato l’opposto» dice Proietti. «La Chiesa è sempre stata divisa tra la linea dello Stato Pontificio e quella della Chiesa pastorale, e oggi sembra quest’ultima quella uscita “vincente” dal Conclave. È un po’ la stessa cosa che succedeva allora: all’epoca del Risorgimento giravano idee nuove, di lì a poco papa Leone XIII scrisse l’enciclica più famosa, “De Rerum Novarum”. Oggi molte persone, fedeli e laici, sono interessate al tema di una Chiesa che si rinnova. E poi anche a teatro, i grandi testi sono quelli nei quali l’autore è interessato a dei cambiamenti epocali forti; poi su questo genere di situazioni si innestano le storie d’amore. È la classica narrazione popolare “alta”. Magari la televisione ne facesse di più…».

«L’ultimo Papa Re» è stato girato in due mesi, in gran parte a Belgrado e dintorni, dove è stata ricostruita la Trastevere del 1870, con uno sforzo finanziario poco consueto nel mondo della fiction tv.