20 Aprile 2017 | 11:41

Giorgio Marchesi, “l’assassino” di «Sorelle»

«Che fatica tenere il segreto per mesi». Finita la fiction, il colpevole è finalmente libero di parlare: «Tutti volevano sapere, ma ho resistito»

 di Stefania Zizzari

Foto: Giorgio Marchesi in «Sorelle» assieme ad Anna Valle e Ana Caterina Morariu
Credit: © Ralph Palka

«Che liberazione, finalmente posso parlare di Roberto senza paura di tradirmi». Dopo l’ultima puntata della fiction campione di ascolti «Sorelle», Giorgio Marchesi, ovvero il colpevole della morte di Elena (Ana Caterina Morariu), esce allo scoperto.

Giorgio, è stato difficile tenere il segreto?
«Sì. Anche perché puntata dopo puntata la curiosità è cresciuta e mi sono ritrovato a “dribblare” domande di amici, familiari, pubblico. A casa mi conoscono e sapevano che sarei stato una tomba, quindi non hanno insistito, ma tra gli amici ho resistito a offerte di ogni genere».
Ci faccia qualche esempio.
«“Ti offro una cena...” oppure “Ti porto un regalo...”. Un paio di stimati professionisti mi hanno pregato di svelare il finale perché erano impegnati la sera dell’ultima puntata. Non ho ceduto e hanno rimandato cene di lavoro per guardare la serie. Una mia amica ha minacciato di buttarsi giù dall’aereo se non le avessi svelato il finale!».
È consapevole di essere, televisivamente parlando, l’uomo più odiato del momento?
«Eccome. La tentazione era quella di chiudermi in casa. Adesso spero che arrivi presto un altro cattivo in tv per condividere la reazione negativa del pubblico. Però mi sono divertito e ora me la godo».
Le è mai capitato di tradirsi in tutto questo tempo?
«I miei personaggi li difendo sempre. Con Roberto ho fatto fatica. Mi sono reso conto che parlando di lui ne esaltavo l’aspetto negativo. Forse troppo. Ma diciamo la verità: ingegner Roberto Roversi suona antipatico già dal nome!».
E come ha fatto?
«Ho chiesto di limitare al massimo le interviste. Durante la conferenza stampa di presentazione della serie ho “surfato” sulle domande facendo giri di parole assurdi. Non mi sono capito neanche io».
Chi sapeva la verità?
«Il cast, la troupe. Ma sono stati tutti professionali e non è trapelato nulla. Però quando abbiamo girato le due scene clou, il momento in cui viene svelato che Roberto è senza Laurea e la sua aggressione a Chiara, il set era blindato e c’erano solo le persone indispensabili».
Sapeva fin dall’inizio che sarebbe stato lei il colpevole?
«Sì. E ho accettato perché il personaggio era diverso da me in tutto. Il suo essere sempre precisino, un uomo borghese, manipolatore. È stato stimolante, forse uno dei ruoli più complessi che abbia interpretato. Un uomo subdolo, ambiguo, che ti disorienta momento dopo momento. Sembra forte eppure è fragile, quando sente che tutto sta crollando perde il controllo».
Fino alla fine il pubblico ha sospettato di chiunque, persino di mamma Antonia (Loretta Goggi), dell’ispettore Silvia (Irene Ferri) o della stessa Chiara (Anna Valle). Deve essere stato divertente per lei osservare le ipotesi più strampalate.
«Molto. In realtà solo in pochi mi hanno detto “Dai, sei stato tu!”. Chissà, forse c’era il desiderio di vedere il lieto fine nella storia d’amore con Chiara».
Ci vorrebbe il ruolo di un santo per riabilitarla.
«Veramente ho appena interpretato un feroce criminale in un film d’azione cinese... Però sto girando “L’Aquila”, sei puntate dirette da Marco Risi. Lì sono uno psichiatra che aiuta le persone a ricominciare dopo aver perso tutto nel terremoto. E sa cosa sogno adesso?».
Cosa?
«Finalmente una bella commedia tutta da ridere».


L'identikit dell'assassino

NOME Roberto
COGNOME Roversi
TITOLO DI STUDIO Laurea (finta)
PROFESSIONE Ingegnere (finto)
ARMA DEL DELITTO Mani nude
MOVENTE Affidamento dei tre figli e la minaccia di Elena di denunciare la sua millantata laurea