09 Febbraio 2013 | 00:15

Giuseppe Zeno, l’intervista: «Sono un lupo di mare» dice il boss della fiction «Il clan dei camorristi»

«Se nasci a Napoli il mare ce l’hai dentro. Non solo. Mio padre e mio nonno erano pescatori di gamberi e io li raggiungevo a Vibo Marina, in Calabria, tutte le estati. Mi imbarcavo con loro e li aiutavo. Ma non mi piaceva»...

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Giuseppe Zeno, l’intervista: «Sono un lupo di mare» dice il boss della fiction «Il clan dei camorristi»

«Se nasci a Napoli il mare ce l’hai dentro. Non solo. Mio padre e mio nonno erano pescatori di gamberi e io li raggiungevo a Vibo Marina, in Calabria, tutte le estati. Mi imbarcavo con loro e li aiutavo. Ma non mi piaceva»...

Foto: Il clan dei camorristi

09 Febbraio 2013 | 00:15 di

Capita, a volte, di capirsi male. E allora succede che, puntuali all’appuntamento per l’intervista, ci si trovi in due punti opposti della città. La sottoscritta sotto casa dell’intervistato. E lui seduto al tavolino di un bar del centro di Roma a sorseggiare un aperitivo. Poco male. Giuseppe Zeno, o’ Malese nella fiction di Canale 5 «Il clan dei camorristi», arriva 20 minuti dopo in versione «centauro volante» e ci apre le porte della sua casa. I quadri alle pareti con Al Pacino, Marilyn Monroe e James Dean raccontano il suo amore per il cinema. Ci sono modellini di fari sparsi ovunque: «Mi ricordano le notti in mare passate sul peschereccio con papà. Nel buio più totale l’unica luce era quella del faro di Capo Vaticano a Tropea. Mi dava sicurezza» spiega.

Giuseppe, la sua vita è legata al mare?
«Se nasci a Napoli il mare ce l’hai dentro. Non solo. Mio padre e mio nonno erano pescatori di gamberi e io li raggiungevo a Vibo Marina, in Calabria, tutte le estati. Mi imbarcavo con loro e li aiutavo. Ma non mi piaceva: i miei amici erano in vacanza, io passavo le notti in mezzo al mare. A 10 anni mi sono trasferito lì. Ho studiato all’istituto nautico di Pizzo Calabro e ora sono capitano di lungo corso».

Cioè?
«Con una specializzazione potrei essere al comando di navi da crociera o di grandi mercantili».

Era ciò che desiderava?
«No. Ho preso quel diploma per i miei genitori, io ho sempre sognato di fare l’attore. Ma a Vibo Marina non c’era un cinema né un teatro. Ricordo che andavo all’unica edicola del paese a prenotare i fascicoli della storia del cinema. E, quando arrivavano, i film in videocassetta. Un’atmosfera da “Nuovo cinema Paradiso”: e infatti quando lo vedo, mi commuovo tutte le volte».

E adesso è protagonista di una serie di successo su Canale 5. Bel salto…
«È vero. Ma in mezzo ci sono stati sacrifici su sacrifici. A 19 anni sono venuto a Roma. Ho iniziato a studiare, a fare provini. I miei erano contrari, non avevo una lira e mi mantenevo facendo mille lavoretti. Ma tenevo sempre da parte i soldi del biglietto per poter tornare a casa».

E poi come li ha usati?
«Per andare a Palmi, all’Accademia d’arte drammatica della Calabria. Tre anni fondamentali. Poi ho girato con spettacoli teatrali, soprattutto in Sudamerica. In Argentina mi sono fermato parecchio. Sia per lavoro sia per amore. Poi è arrivata la crisi e sono tornato a Roma. Ho fatto una partecipazione a “I Sopranos”, è iniziato tutto».

Chi è Francesco Russo, il suo personaggio nel «Clan dei camorristi»?
«Un genio del male dalla grande capacità strategica, un criminale che riesce a entrare nel tessuto economico e politico attraverso la violenza e il terrore. Uno per cui la vita non vale niente.
Per raggiungere i suoi obiettivi ammazza chiunque possa ostacolarlo».

Come decide se fare o meno un ruolo?
«Seguo l’equazione delle tre “P”: Parte, Paga, Prospettiva. Se sono buone almeno due su tre, accetto».

Ora è su un set?
«Sì. Giro “Le mani dentro la città”, con Simona Cavallari. Si parla di ’ndrangheta a Milano. Interpreto un poliziotto non convenzionale, con delle fragilità che lo rendono vero. È uno che sta… ’nguaiato».

Ancora in mezzo alla criminalità organizzata.
«E che ci devo fare? Con questa faccia mica mi fanno fare Romeo!».

Le piacerebbe?
«In realtà no. È così banale: in “Romeo e Giulietta” mi piacerebbe semmai interpretare Tebaldo o Mercuzio, sono ruoli più divertenti».

Qual è il suo sogno professionale?
«Il cinema. Con Crialese, Sorrentino, Tornatore…».

Le sarà piombata addosso una grande popolarità.
«Sì, ma è un’arma a doppio taglio. Se ti fai prendere, cadi. Sa cosa mi fa davvero piacere? Che le persone chiedano ai miei genitori notizie su di me. E che loro rispondano con un tono orgoglioso…».