29 Settembre 2016 | 12:25

Intervista a Eleonora Cadeddu, la Annuccia di «Un medico in famiglia»

L'attrice è entrata nel cast all'età di 2 anni e dice: «Io su questo set ci sono cresciuta!»

 di Stefania Zizzari

Foto: Eleonora Cadeddu

Quando si dice crescere in tv. Quella di Eleonora Cadeddu è una vita passata sul set di «Un medico in famiglia». Letteralmente. Dai due anni e mezzo fino a ora, che ne ha 21 e sta andando in onda nella decima stagione della fiction, Eleonora scandisce i ricordi della sua vita collocandoli in quella o in quell’altra annata del «Medico». «Ho cominciato la scuola durante le riprese del “Medico 3”» racconta. «La mia prima vacanza in Grecia era durante il “Medico 8”. La maturità l’ho presa mentre giravo il “Medico 9”».

Praticamente invece degli anni lei cita il numero della serie?
«Esatto» (ride).
Il suo primo ricordo di set?
«Delle prime due stagioni non ricordo niente. Invece mi viene in mente una scena del “Medico 3” quando Annuccia doveva prendere un taxi di corsa con nonno Libero (Lino Banfi, ndr). Volevano utilizzare una controfigura e io cominciai a fare i capricci: sembrava divertente salire su quel taxi e volevo farlo io».
Come è finita?
«La scena l’ho girata io».
Bel caratterino...
«Sì. Allora ero viziatissima sul set. Ero la più piccola e tutti mi coccolavano. Lino ogni venerdì mi dava cinque euro di paghetta e mi portava un ovetto di cioccolato. Poi avevo il permesso di giocare con tutti i giochi che si trovavano nell’attrezzeria, che era grandissima. Bambolotti, Barbie, Mini Pony... L’unica accortezza era rimetterli a posto una volta finito. Che pacchia! E poi mi preparavano da mangiare solo quello che mi piaceva».
E che cosa le piaceva?
«Nel piatto invece della minestra c’era il tè freddo: ne andavo matta. E sa una cosa? Ancora oggi mi piace gustarlo con il cucchiaio».
Come faceva con la scuola?
«Se giravo la mattina avevo scuola il pomeriggio e viceversa. E comunque c’era sempre un’insegnante che sul set mi faceva studiare nelle pause. Quando riusciva ad acchiapparmi. Finite le riprese io mi nascondevo a giocare in attrezzeria».
Come è stato crescere su un set?
«Naturale. Lino lo chiamavo nonno e Giulio (Scarpati, ndr) “papo”. Hanno vissuto con me i compleanni, l’ansia prima dei compiti in classe, i traguardi e le sconfitte. Come succede in una famiglia».
A Sorrisi stanno arrivano lettere di fan di “Medico” che hanno rilevato una incongruenza nell’età di Anna in questa serie: si dice che ha appena compiuto 18 anni ma in realtà nella storia dovrebbe averne 20...
«Hanno ragione, ma la minore età di Anna era necessaria per la vicenda dei test di paternità di Lele (Scarpati, ndr) e di Valerio (Stefano Dionisi, ndr)».
Anna ha appena scoperto che Lele non è suo padre e quindi lei non è una Martini. Come reagirà?
 «Nel giro di una puntata le cambia la vita, ho cercato di non banalizzare una cosa così importante. E forse per la prima volta ho “recitato” davvero».
Cosa intende?
«Finora sono sempre stata me stessa, con una sovrapposizione tra vita reale e quella per fiction. Lolla, così mi chiamavano da piccola, era Annuccia e poi crescendo Eleonora è diventata Anna. Recitare invece è interpretare qualcuno diverso da te. Ora sono al terzo anno di un’accademia di teatro e ho capito quello che voglio fare. Il mio sogno è mettere su una compagnia con i miei amici di accademia e recitare anche con due soldi, magari facendo teatro di strada. Ma voglio ricominciare da capo».
Continuerà con il «Medico»?
«Pensare di non farlo più mi fa troppo male. Lo confesso».