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13 Aprile 2013 | 14:13

Montalbano, Luca Zingaretti torna a vestire i panni del celebre commissario: leggi l’intervista

I biscotti sono rimasti tutti nel piattino. Il caffè ristretto, invece, l’ha bevuto in un attimo. Nel suo luminoso ufficio romano, a un passo dal Tevere, Luca Zingaretti è rilassato. E racconta il suo «vecchio amico» Salvo Montalbano, che dal 15 aprile ritroverà in tv su Raiuno...

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Montalbano, Luca Zingaretti torna a vestire i panni del celebre commissario: leggi l’intervista

I biscotti sono rimasti tutti nel piattino. Il caffè ristretto, invece, l’ha bevuto in un attimo. Nel suo luminoso ufficio romano, a un passo dal Tevere, Luca Zingaretti è rilassato. E racconta il suo «vecchio amico» Salvo Montalbano, che dal 15 aprile ritroverà in tv su Raiuno...

13 Aprile 2013 | 14:13 di Redazione

I biscotti sono rimasti tutti nel piattino. Il caffè ristretto, invece, l’ha bevuto in un attimo. Nel suo luminoso ufficio romano, a un passo dal Tevere, Luca Zingaretti è rilassato. E racconta il suo «vecchio amico» Salvo Montalbano, che dal 15 aprile ritroverà in tv su Raiuno.

Luca, come si sente alla vigilia della messa in onda del nuovo, atteso ciclo de «Il commissario Montalbano»?
«Responsabilizzato e anche un po’ impaurito. Quando ci sono delle aspettative me ne faccio carico e mi chiedo: sono riuscito nell’intento non solo di essere all’altezza del risultato ottenuto in passato, ma anche di averlo migliorato?».

E che cosa si risponde?
«Nella squadra di lavoro di Montalbano nessuno firma un’opzione per gli anni successivi. Scegliere di volta in volta è garanzia di qualità perché accetti solo se hai voglia di farlo. E di farlo bene. Lavoriamo a questa serie in media tre mesi ogni due anni. Nel frattempo facciamo anche altro. Poi ci incontriamo e diciamo: “Camilleri ha scritto altri due romanzi: li facciamo?”. “Bello! Perché no?”».

Insomma, ogni volta che rimette i panni di Montalbano ritrova un vecchio amico.
«Sì. Il primo giorno di set c’è un’atmosfera speciale. Guai se non fosse così, ci vuole passione per lavorare bene. Oltretutto ci ritroviamo per tre mesi in quei luoghi meravigliosi: è come svernare alle Maldive!».

Montalbano le è mai venuto a noia?
«No, sennò avrei già smesso».

Anni fa l’aveva annunciato…
«Vero. Dissi che avrei lasciato perché la serie era all’apice del successo. Fu una decisione fredda. Poi ho passato due anni di tristezza e solitudine senza Salvo. Mi mancava questo mio amico della Sicilia, avevo bisogno di andare a trovarlo nel suo paesino con i colori e gli odori di quella terra. E allora mi sono detto: ma chissenefrega della strategia. Lo rifaccio!».

E con risultati ancora migliori…
«Infatti. Quel famoso apice si è spostato ancora più su. Lo sa che ci apprezzano anche all’estero? In Inghilterra la BBC lo manda in onda con ottimi risultati. E succede anche in Australia, negli Stati Uniti, in Svezia, in Germania, in Spagna, in Francia, in Olanda…».

Torniamo ai nuovi episodi. Come ritroviamo Montalbano?
«Come lo abbiamo lasciato, sempre alle prese con le costanti della sua vita. L’amore per la buona tavola, le nuotate, la voglia di stare con i suoi uomini, la casa, la fidanzata Livia…».

Però nel primo film prende una sbandata per un’altra donna…
«Sì. Ma quello dipende da Camilleri! Ha sempre descritto Salvo come un uomo tutto d’un pezzo, integerrimo. Invece da qualche anno lo sta facendo sbandare. E noi lo seguiamo nel racconto».

E la cosa la diverte?
«Sinceramente lo preferivo quando era fedele, un tratto che da lettore mi piaceva. E poi apprezzavo Salvo come un uomo che ha una sola parola. La fedeltà a Livia era questione di principio».

In un episodio si racconta di un politico colluso.
«Se racconti un’indagine ambientata in Italia per forza c’è un politico colluso: è come metterci una giornata di sole. La corruzione è arrivata a livelli mai toccati, ma non è certo una notizia!».

Lei ha girato 26 film nei panni di Montalbano. Cosa le ha insegnato?
«Molti mi chiedono perché Salvo piace così tanto. E cercare di approfondire i suoi aspetti più affascinanti e complessi mi fa riflettere».

Quali sono questi aspetti?
«È il personaggio a cui noi uomini vorremmo assomigliare e il compagno che le donne vorrebbero avere accanto. Un uomo che ha il baricentro della propria esistenza dentro di sé».

Può spiegarci meglio che cosa intende per «baricentro»?
«Il commissario per essere felice si chiede: “Cosa mi piace?”. In base alle risposte, agisce. Invece noi andiamo dietro a bisogni imposti dalla società. Siamo così abituati a seguire le mode che ormai non c’è nemmeno più il bisogno di chiederci se ciò per cui lavoriamo ci fa sentire bene. Salvo questa domanda se la fa e agisce di conseguenza. Lui sa che ha bisogno delle sue nuotate, delle passeggiate a Ripa di Mare, delle sue mangiate. E pur di rimanere lì, non vuole avanzamenti di carriera. Questo è l’aspetto irresistibile di Montalbano».

Il suo personaggio le ha trasmesso la passione per la Sicilia?
«È una terra di cultura profonda, che sembra alla portata ma non è così. Vivendoci per lunghi periodi ho imparato a conoscerla e a comprenderla».

Cosa la attende dopo Montalbano?
«Mi vedrete in “Adriano Olivetti – la forza di un sogno”, sulla vita dell’imprenditore. Poi girerò una miniserie per Raiuno, con la regia di Carlo Carlei e tratta da un romanzo di Mimmo Gangemi. Protagonista è un magistrato un po’ farfallone che non vuole prendere atto della realtà che lo circonda. Ma in seguito a un evento tragico si troverà a doverlo fare. È una storia umana che parla anche di emergenza ambientale».

Il direttore di fiction Mediaset Antonino Antonucci sogna di averla nella sua squadra.
«Sono anni che non lavoro a Mediaset, ma se l’ha detto cercheremo di accontentarlo… Io e il produttore Carlo Degli Esposti vorremmo raccontare una storia meravigliosa: quella di Carlo Urbani, il medico italiano che ha scoperto la Sars. E che dieci anni fa ha dato la vita per combatterla…».