Home TvFictionRaoul Bova si fa in quattro, torna al cinema con «Buongiorno papà» e debutta a «Zelig», l’intervista

10 Marzo 2013 | 00:37

Raoul Bova si fa in quattro, torna al cinema con «Buongiorno papà» e debutta a «Zelig», l’intervista

L’11 marzo Raoul sarà a «Zelig», dove si esibirà a sorpresa in due gag comiche: una con Teresa Mannino sugli appuntamenti al buio per cercare fidanzate, l’altra nei panni di se stesso alle prese con gli strampalati giornalisti interpretati dai Boiler. Il 14 marzo arriva nelle sale con «Buongiorno papà»...

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Raoul Bova si fa in quattro, torna al cinema con «Buongiorno papà» e debutta a «Zelig», l’intervista

L’11 marzo Raoul sarà a «Zelig», dove si esibirà a sorpresa in due gag comiche: una con Teresa Mannino sugli appuntamenti al buio per cercare fidanzate, l’altra nei panni di se stesso alle prese con gli strampalati giornalisti interpretati dai Boiler. Il 14 marzo arriva nelle sale con «Buongiorno papà»...

Foto: Sorrisi 10 2013

10 Marzo 2013 | 00:37 di Redazione

Sullo schermo è abituato a imprese incredibili, grazie al fisico prestante e ai tanti film d’azione interpretati. Ma nella vita di tutti i giorni bere una tazza di tè in un qualsiasi bar per uno come Raoul Bova può diventare impegnativo. C’è la signora che gli si para davanti al tavolino e gli intima minacciosa: «Di qui non te ne vai se prima non fai una foto con me. Mi siedo qui dietro e aspetto».

C’è l’uomo che vuole registrare un video messaggio per usare i suoi occhi nella conquista di una lei. C’è la ragazza che lo rincorre e gli chiede direttamente: «Ti posso baciare?». Lui, che tenta invano di nascondersi dietro un cappellino, non fa una piega. Sorride gentile e si dà in pasto al suo pubblico. Anzi, stavolta per la sua platea si tratterà di una scorpacciata, visto che nelle prossime settimane sarà protagonista sia al cinema sia in tv.

L’11 marzo Raoul sarà a «Zelig», dove si esibirà a sorpresa in due gag comiche: una con Teresa Mannino sugli appuntamenti al buio per cercare fidanzate, l’altra nei panni di se stesso alle prese con gli strampalati giornalisti interpretati dai Boiler. Il 14 marzo arriva nelle sale con «Buongiorno papà» (GALLERY), seconda commedia firmata da Edoardo Leo dove è un quarantenne vanesio e superficiale. Sempre in primavera eccolo su Canale 5 in «Come un delfino – La serie», dove oltre ai muscoli da campione di nuoto mostrerà il cuore di chi ha ideato e prodotto una storia di riscatto in cui crede. A breve, infine, sarà un angelo in un film tv con Vanessa Incontrada diretto dall’amico Stefano Reali. Il titolo, appunto, è «Angeli».

Com’è andata con «Buongiorno papà»? A giudicare dal trailer avete riso molto.
«Sì, anche perché ho lavorato con amici come Edoardo Leo e Marco Giallini. Leo è stato bravissimo, si è preso tutto il film sulle spalle».

Lei è il papà del titolo, single sciupafemmine che si scopre padre di una sedicenne con nonno rock al seguito.
«Quello tra me e mia figlia è un rapporto che cresce pian piano e si sviluppa in modo molto originale. Dal rifiuto delle responsabilità, con la pretesa di fare il test del Dna, al senso di frustrazione e rabbia nel condividere i propri spazi con lei e con quel suo nonno così insolito. Fino alla scoperta che anche una ragazza ti può insegnare qualcosa. Entrambi devono imparare da zero cosa vuol dire essere genitore o figlia. E le situazioni esilaranti non mancheranno».

Come padre di due ragazzini, si è mai sentito in difficoltà?
«Tante volte, e devo dire che questo personaggio mi ha aiutato ad accettare le mie insicurezze. Un padre perfetto regala false aspettative e rischia di schiacciare la personalità dei figli».

In quale situazione le è capitato?
«Nello sport. Ho avviato tutti e due i miei figli al nuoto perché saper nuotare è fondamentale. Ma per loro non è diventato lo sport della vita, come per me. Ora uno pratica basket, l’altro judo ed è molto meglio così. Ho dovuto capire che come padre mi devo mettere dietro di loro per proteggerli e indirizzarli ma anche per lasciarli liberi di camminare con le proprie gambe. E soprattutto è importante non fingere. I figli si accorgono di tutto, percepiscono ogni sfumatura. Per me è importante che abbiano delle passioni, siano le bocce o il free climbing o la cucina».

Che cosa le hanno insegnato i suoi figli?
«Ad accettarmi per come sono, con difetti e fallibilità. Ora c’è più dialogo e apertura perché non ho più il ruolo di padre perfetto».

A proposito di imperfezione, le è mai capitato di peccare di vanità?
«Mi capita tutt’ora. Succede quando prima di uscire mi cambio mille volte i vestiti perché mi sembra che nulla mi stia bene. E finisce che faccio tardi e lascio un caos per casa».

Sullo schermo invece impersona eroi senza macchia, vedi il protagonista di «Come un delfino». Perché ha deciso di fare il seguito?
«Perché credo nei temi che affronta. Nel ruolo dello sport come riscatto sociale, palestra di vita, alternativa all’illegalità. Perché mostra che nella vita c’è sempre una seconda chance. Anche per chi ha sbagliato, per chi ha avuto problemi con la giustizia, per chi è stato abbandonato da padre e madre e in una casa famiglia trova una prospettiva di futuro».

Quanto c’è di personale in una serie che ha prodotto e interpretato?
«Molto. Ho vissuto la parte dello sport visto che da ragazzo ho praticato il nuoto fino a sognare le Olimpiadi e nel dna mi porto quel senso di disciplina e di voglia di migliorare. Ma conosco molto bene anche la realtà di una casa famiglia, visto che con la Fondazione Ultimo e la Nazionale Cantanti ne abbiamo costruita una».

Prima ha parlato di una seconda chance. Lei l’ha avuta?
«Direi di sì. Anche nel mio lavoro ho passato fasi difficili e le ho superate con la voglia di rimettermi in gioco investendo il quadruplo delle energie. È successo quando non riuscivo a lavorare per il cinema pur avendo grande successo in tv. Ho accettato di fare provini, ho fatto un bagno di umiltà mettendo da parte l’orgoglio e ricominciando da zero».

A quando il suo primo ruolo da cattivo?
«Non saprei. Ma come mai me lo chiede?».

Magari perché vuole mettersi alla prova su qualcosa mai esplorato.
«In effetti c’è un libro che mi ha affascinato. È di Simon Robert, si intitola “I buoni lo sognano, i cattivi lo fanno” e spiega come dietro ogni psicopatico o criminale ci sia un passato di ingiustizie o sofferenze che lo ha condannato a trasformarsi da vittima in carnefice. Anche la serie americana “Dexter”, su un poliziotto della scientifica che è in realtà un serial killer, mi piace molto. Ecco, esplorare quel cono d’ombra, la zona grigia che tutti teniamo sotto controllo, sarebbe interessante».