Home TvFictionRaoul Bova in «Ultimo – L’occhio del falco», lunedì e martedì su Canale 5. L’intervista

07 Gennaio 2013 | 10:12

Raoul Bova in «Ultimo – L’occhio del falco», lunedì e martedì su Canale 5. L’intervista

«Ultimo è diventato il simbolo di chi combatte per la giustizia senza etichette, formalismi o senso di sudditanza. È uno spirito libero, un esempio di integrità morale e civile che si è trovato a vivere l’inferno. Ma che ne è uscito perché non sempre a vincere sono i cattivi. Nelle intenzioni tutti sono bravi, ma poi sono i fatti a fare la differenza. Io e lui amiamo agire»...

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Raoul Bova in «Ultimo – L’occhio del falco», lunedì e martedì su Canale 5. L’intervista

«Ultimo è diventato il simbolo di chi combatte per la giustizia senza etichette, formalismi o senso di sudditanza. È uno spirito libero, un esempio di integrità morale e civile che si è trovato a vivere l’inferno. Ma che ne è uscito perché non sempre a vincere sono i cattivi. Nelle intenzioni tutti sono bravi, ma poi sono i fatti a fare la differenza. Io e lui amiamo agire»...

Foto: foto Angelo Di Pietro

07 Gennaio 2013 | 10:12 di Redazione

Raoul Bova è uno di quegli attori che ama cucirsi addosso i personaggi da interpretare. Entrarci anima e corpo, viverli nel profondo. E forse anche in questo sta la ragione del suo successo. Ce n’è uno, però, che per lui è speciale ed è quello che gli ha regalato un tale amore da parte del pubblico da essere diventato una saga tv, «un po’ alla Sergio Leone di “Per un pugno di dollari”» sostiene il regista Michele Soavi.

Questo personaggio è il capitano Ultimo, una persona reale, il carabiniere fuori dagli schemi che ha arrestato il capo della mafia stragista Totò Riina. Ora Ultimo torna in tv con «L’occhio del falco», in onda stasera e domani, martedì 8 gennaio, su Canale 5. Un capitolo delicato e doloroso, perché racconta di come un eroe possa essere infangato e ritrovarsi sotto accusa per la peggiore delle infamie, il favoreggiamento alla mafia. Un capitolo processuale e insieme una nuova sfida a un business odioso, quello dei rifiuti tossici e delle ecomafie. Un capitolo tutto vero.

Bova, com’è vestire i panni di Ultimo?
«Scomodo ma allo stesso tempo incoraggiante. Ultimo è diventato il simbolo di chi combatte per la giustizia senza etichette, formalismi o senso di sudditanza. È uno spirito libero, un esempio di integrità morale e civile che si è trovato a vivere l’inferno. Ma che ne è uscito perché non sempre a vincere sono i cattivi».

Che cosa gli è accaduto?
«Dopo la cattura di Riina è diventato un uomo ricercato dalla mafia, costretto alla clandestinità più assoluta, ma anche un uomo messo sotto accusa dallo Stato. Un uomo che si è dovuto discolpare da un’accusa ingiusta e infamante. Un uomo che ha dovuto lasciare il Ros di Palermo, dove aveva fondato il suo gruppo Crimor, e ricominciare tutto da capo al Noe, il Nucleo Operativo Ecologico, in una sede sfornita di uomini e mezzi. Insomma, uno che sa cosa vuol dire sentirsi pugnalati alle spalle. Questa è la prima volta che raccontiamo davvero la sua storia».

Negli anni lei è diventato amico del vero Ultimo. Che cosa vi lega?
«La voglia di creare e fare qualcosa per gli altri. Nelle intenzioni tutti sono bravi, ma poi sono i fatti a fare la differenza. Io e lui amiamo agire. Insieme abbiamo creato il parco della Mistica, che comprende una casa famiglia, laboratori artigianali, un’attività agricola e un centro per rapaci usati anche nella pet therapy».

A proposito, cosa c’entra il falco nel titolo?
«È il simbolo di Giovanni Falcone, ma anche l’animale che congiunge cielo e terra, capace di indicare la strada. E poi ha un ruolo nella storia. È il falco Gipsy, salvato dalla morte di Diego, un bambino a cui il mio Ultimo si legherà moltissimo nel tentativo di dargli giustizia».