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05 Giugno 2013 | 00:59

Ricky Memphis in «Come un delfino»: «Non chiedetemi di nuotare»

Sport, voglia di riscatto, amori, il bene in lotta contro il male. Gli ingredienti di una fiction di successo ci sono tutti. E infatti «Come un delfino 2» mercoledì scorso è stato il programma di prima serata più visto. Fra gli interpreti, Ricky Memphis nella parte di don Luca., amico del protagonista (Raoul Bova), ex campione di nuoto che allena ragazzi difficili...

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Ricky Memphis in «Come un delfino»: «Non chiedetemi di nuotare»

Sport, voglia di riscatto, amori, il bene in lotta contro il male. Gli ingredienti di una fiction di successo ci sono tutti. E infatti «Come un delfino 2» mercoledì scorso è stato il programma di prima serata più visto. Fra gli interpreti, Ricky Memphis nella parte di don Luca., amico del protagonista (Raoul Bova), ex campione di nuoto che allena ragazzi difficili...

05 Giugno 2013 | 00:59 di Redazione

Sport, voglia di riscatto, amori, il bene in lotta contro il male. Gli ingredienti di una fiction di successo ci sono tutti. E infatti «Come un delfino 2» mercoledì scorso è stato il programma di prima serata più visto. Fra gli interpreti, Ricky Memphis nella parte di don Luca, amico del protagonista (Raoul Bova), ex campione di nuoto impegnato ad allenare un gruppo di ragazzi «difficili».

Ricky, lei sa nuotare?
«Sì, con lo stile mio. Ma nuotare è noiosissimo».

Il suo ruolo è quello di un sacerdote: si ritrova in quei panni?
«Un piccolo ruolo ma incisivo. Era un mio desiderio quello di interpretare la parte di un prete di strada. Raoul Bova sapeva che ci tenevo e mi ha accontentato».

Ci sarà una terza serie?
«Non so nulla, ma lavorare con Raoul mi piacerebbe: è un amico, un fratello».

Fra le tante fiction che ha girato, qual è quella cui è più legato?
«“Distretto”, senza dubbio».

E tra i film?
«“Ultrà”, diretto da Ricky Tognazzi nel ’91: diventare attore era un sogno che si avverava».

Si è mai pentito di aver fatto uscire di scena l’ispettore Mauro Belli dopo sei stagioni di “Distretto di polizia”»?
«No, anche se a quel personaggio sono affezionato: mi ha dato tanta popolarità. Sono stati sei anni importanti della mia vita, passavo più tempo sul set che a casa. Ho lasciato al momento giusto, non avevo più molto da dire».

La sua tipica parlata romanesca è un limite o un valore aggiunto?
«All’inizio un valore aggiunto. Poi non so. Comunque so recitare anche in italiano, magari non perfetto. Semmai il limite è dei registi che pensano a me solo per quella caratteristica».

In passato ha rifiutato molte parti: uno sbaglio?
«No. Le proposte erano troppo simili al personaggio di Belli, allora tanto valeva restare a “Distretto”. Ho faticato a uscire da quel personaggio ma alla fine ci sono riuscito. E ne è valsa la pena».

Meglio il cinema o la tv?
«Il cinema. Le lunghe serialità tv sono troppo faticose».

Che cosa guarda in tv?
«Soprattutto telefilm, come “The Big Bang theory”. Ma con due bambini in casa non ho molto tempo per stare davanti alla tv».

Tornando al ruolo di prete in tv, che rapporto ha con la fede?
«Sono credente. Mi aiuta un sacerdote che è il mio direttore spirituale, per così dire. Mi ascolta, mi dà consigli. Mi piace molto questo Papa, che si chiama Francesco come mio figlio. La cosa curiosa è che sono anche nati lo stesso giorno dello stesso mese: il 17 dicembre».

È vero che legge la Bibbia tutte le sere?
«Sì, o almeno ci provo».

Si è definito pigro, timido, malinconico: sono pregi o difetti?
«La pigrizia è senz’altro un difetto. La malinconia no, è sempre dolce, non c’è dolore. E la timidezza è un dato di fatto: sono così».

Con Simone Corrente aveva aperto due ristoranti. Perché poi li ha ceduti?
«Ci siamo molto divertiti. Ma l’impegno era troppo grande, non si possono fare insieme due lavori così».

Visto che ha la passione per il cibo, in tv segue i programmi di cucina?
«Mi piacciono sia la Clerici sia la Parodi, mi rilassano. Non guardo “MasterChef”, le gare mi mettono ansia».

In passato ha attraversato un periodo di crisi professionale, meditava di lasciare il mestiere…
«Lo penso sempre. Fin da quando ho conquistato tanta popolarità, credo immeritata. Detesto apparire, non è la mia indole. È un mestiere che mi fa soffrire, però mi piace. È una contraddizione che non ho mai risolto».

Come la affronta?
«Mi aiuta molto Alessia, la mia compagna».

A quando le nozze?
«Sogno il matrimonio in Chiesa. Ma sono divorziato e aspetto la sentenza di annullamento dalla Sacra Rota. Aspetto da anni, deciderà lo Spirito Santo».

Il suo cognome d’arte è un omaggio a Elvis Presley: ha mai pensato di tornare a essere Riccardo Fortunati?
«No, per adesso no. Ci sono affezionato. Ma non è detto…».