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05 Settembre 2016 | 17:30

Sabrina Ferilli in «Rimbocchiamoci le maniche»

Dal 7 settembre su Canale 5 la nuova fiction in 8 puntate con protagonista Sabrina Ferilli nei panni di un sindaco di un piccolo paese

 di Giampiero Timossi

Sabrina Ferilli in «Rimbocchiamoci le maniche»

Dal 7 settembre su Canale 5 la nuova fiction in 8 puntate con protagonista Sabrina Ferilli nei panni di un sindaco di un piccolo paese

Foto: Sabrina Ferilli in «Rimbocchiamoci le maniche»  - Credit: © Mediaset

05 Settembre 2016 | 17:30 di Giampiero Timossi

«Ma tu guarda me/prendo tutta la vita com’è/non la faccio finita/ma incrocio le dita/e mi bevo un caffè». «La vita com’è» di Max Gazzè esce dall’autoradio della macchina ferma al semaforo. Roma, via Cola di Rienzo, quartiere Prati, mattina di sole. «Ci incontriamo alle 10.10» mi dice al telefono. E Sabrina Ferilli arriva alle 10.10. Semplice, mai banale. Jeans a zampa d’elefante, felpa di ciniglia color mattone, niente occhiali da sole. «Ci prendiamo un caffè? Per me schiumato, no, niente cornetto». Partiamo e... «Rimbocchiamoci le maniche». È il titolo della fiction in otto puntate che vedremo dal 7 settembre su Canale 5.

Dove lei interpreta Angela Tusco, operaia e poi sindaco del suo piccolo paese. Le lotte dei lavoratori, le storie della pubblica amministrazione: non sono proprio i soliti temi delle fiction.
«Non è facile, ma è quello che volevo fare ed è un progetto che avevo in testa da diverso tempo. Ci sono voluti quasi quattro anni di incubazione ed è stato bello lavorare ancora con un regista come Stefano Reali, con lui avevo già fatto le “Ali della vita”. Le repliche fanno ancora intorno al 15% di share».

Quindi «Rimbocchiamoci le maniche» è un progetto che la coinvolge più di altri?
«Sì, anche perché per temi diversi e stutturati come questi ci vuole tempo, e con Mediaset ce lo siamo presi. È un progetto che mi ha coinvolto, molto”.
Perché?
«Sono attratta da questo tipo di argomenti, fanno parte della mia vita».
E appassioneranno anche il pubblico?
«Speriamo, ho fiducia nel pubblico, non ho motivo di pensare il contrario».
Come si sviluppa la storia?
«La prima parte è il racconto di una fabbrica che non vuole morire. Abbiamo girato dentro uno stabilimento di Civitavecchia. Intorno a noi non c’erano comparse, ma operaie, lavoratrici vere. E le ho viste piangere ascoltando i dialoghi della fiction».
C’è il lieto fine?
«Intanto c’è la donna al centro dell’attenzione narrativa. E la storia si apre con un messaggio di speranza».
Quindi?
(Ride) «Daje, sì, le donne si prendono la loro fabbrica e la salvano».
Che donne sono?
«Donne che prendono tra le mani la loro vita, lavorano, si impegnano».
Oggi Sabrina Ferilli che donna si sente?
«Una donna impegnata nel cercare di dare un senso alla sua esistenza, senza eccessi ma con attenzione e sensibilità verso il sociale, il politico, il sentimentale. In questo, una persona molto vicina ad Angela, la mia protagonista in “Rimbocchiamoci le maniche”».
Che lascia la fabbrica e diventa sindaco del suo paese, giusto?
«Già, e qui parte la seconda parte della storia. In totale sono otto puntate».
Come si racconta la giornata di un sindaco?
«Ogni puntata contiene una storia. Ne cito qualcuna: problemi di ludopatia (dipendenza dal gioco, ndr), alcolismo, emergenza idrica nel nostro Comune».
Facciamo un gioco?
«Sentiamo».
Dalla fiction alla realtà: il programma del sindaco Ferilli?
«Lavoro e casa sarebbero le priorità».
Le hanno mai proposto di candidarsi davvero?
«Di proposte e d’amore non parlo mai pubblicamente».
Parla invece di Virginia Raggi, sindaco di Roma, e Chiara Appendino, sindaco di Torino?
«Certo: sono una novità, credo sia una cosa positiva. E mi auguro che, in entrambi i casi, sappiano mostrare il loro valore».
È straordinario che lei tre o quattro anni prima abbia sentito la necessità e la voglia di raccontare la storia di una donna della società civile che si sente chiamata a partecipare attivamente alla vita politica della sua città: in fondo, oggi è successo proprio questo con le due sindache...
«Sono sempre stata molto attaccata alle variazioni, reazioni, sofferenze del mio Paese…».
Chi ha votato la sindaca Raggi?
«Direi la maggioranza dei romani...».
Cosa significa per lei far politica?
«Partecipazione».
Scusi la divagazione: parteciperà anche alla prossima edizione di «Amici»?
«Non lo so, ma se Maria De Filippi me lo dovesse chiedere allora sì, risposta scontata. Non so perché, ma a Maria non riesco a dire di no, mai».
Più probabile che lei torni ad «Amici» o che la Roma vinca lo scudetto? Avete anche venduto Pjanic...
«Ma è questo il bello della Roma, cosa importa vincere? Io voglio essere Paperino, mica Gastone...”.

Paperino sorride, saluta e se ne va. Non ha bevuto il caffè, ma si sa la vita com’è.