05 Ottobre 2016 | 16:04

Squadra Antimafia 8, intervista a Dino Abbrescia

Nella serie di Canale 5 l’attore interpreta l’ispettore Vito Sciuto, uno dei pilastri della Duomo

 di Stefania Zizzari

Foto: Dino Abbrescia

«Sei bravissimo e mi hai fatto tanto ridere in “Cado dalle nubi”. Mi dispiace, non ricordo il tuo nome...». «Ti ho visto in televisione. Possiamo fare una foto per mia figlia? È pazza di te... ma come ti chiami?». «Ma tu sei Sciuto di “Squadra antimafia”... scusa, mi ricordi il tuo nome?». Dino Abbrescia racconta ridendo gli incontri con le persone per la strada. In effetti lo riconoscono tutti: al bar i ragazzi al tavolino accanto al nostro non smettono di guardarlo. Ha fatto così tanti film e fiction che la sua faccia simpatica al primo fotogramma te la ricordi, ma il suo nome no. Ancora per poco, però...

Dino, poniamo rimedio: si presenti.
«Sono Dino Abbrescia, il mio vero nome è Bernardo,  ma tutti mi hanno sempre chiamato Dino. Ho una sorella che ha un anno più di me bionda con gli occhi azzurri. Io invece sono quello scuro... ma simpatico».

Dove è nato?
«A Bari, ma sono cresciuto a Napoli fino ai 12 anni: mio padre era stato trasferito lì per lavoro. Faceva il poliziotto come mio nonno e i miei zii».

Era nel suo destino, considerando i tanti ruoli da poliziotto che lei ha interpretato.
«Il rammarico è che mio padre non abbia fatto in tempo a vedere la mia “carriera” in Polizia. Anche solo per fiction. Ne sarebbe stato fiero».

Ha mai pensato di indossare una vera divisa?
«Non faceva per me. Da bambino sognavo di fare il benzinaio perché mi è sempre piaciuto l’odore della benzina o l’edicolante, per aprire tutti i pacchetti di figurine dei calciatori».

E l’attore?
«A 12 anni sono tornato a Bari e lì dopo la maturità ho fatto mille lavori: rappresentante di vernici, venditore di forniture per dentisti... Ma avevo la passione per la tromba. Una sera suonavo in un locale e un produttore che stava allestendo uno spettacolo teatrale per ragazzi mi chiese se volevo lavorare con lui. All’inizio montavo e smontavo le scenografie e avevo due battute dalla platea: “Godot ha detto che viene domani” e “Non lo so, non l’ho mai visto”. Non salivo neanche sul palco!».

Poi c’è salito.
«E da allora non ne sono più sceso, alternandolo alla tv e al cinema. Sul grande schermo debuttai con “LaCapaGira” in dialetto barese, e poi “Io non ho paura” di Salvatores, “Manuale d’amore”, “Cado dalle nubi”. E la tv, con “Il giudice Mastrangelo” e tante altre serie poliziesche e non solo».

È in onda con «Squadra antimafia - Il ritorno del boss» e il suo ispettore Sciuto è un vero eroe.
«L’ispettore capo Vito Sciuto è uno dei pilastri della Duomo. Un poliziotto solido su cui i colleghi sanno di poter contare. All’inizio della serie è sulla sedia a rotelle a causa di un attentato. Nella puntata che abbiamo appena visto, nel tentativo di salvare la vita di Rosalia (Silvia D’Amico, ndr) si alza di nuovo in piedi e da lì inizia una rinascita professionale e personale. Anche se Sciuto in amore è un po’ sfortunato: la sua prima fidanzata viene impiccata dai mafiosi e nelle ultime due serie la donna che ama passa dalla parte dei “cattivi”. Vediamo cosa succederà con Rosalia. Un suggerimento agli sceneggiatori: se proprio sul versante sentimenti non gliene va bene una, vogliamo fargli fare almeno uno scatto di carriera? Magari vice questore aggiunto».

Torniamo alla sua presentazione. Segni particolari?
«Forse i miei capelli bianchi? Li ho così da quando avevo 28 anni».

Situazione sentimentale?
«Sono innamorato da otto anni di Susy Laude, attrice anche lei. Ci siamo conosciuti sul set della miniserie “La scelta di Laura”. Abbiamo un bambino, Niko, che ha 7 anni. Mi ha fatto perdere la testa: ogni attimo libero lo passo con lui».

Passioni?
«Andare a fare la spesa al mercato e poi cucinare. Per mio figlio, per mia moglie, per gli amici: è un modo per dimostrare amore».

Cavalli di battaglia?
«La lasagna di cernia. Ovviamente la sfoglia la faccio io».

Sogni?
«Interpretare un bel cattivo. Finalmente».