25 Febbraio 2013 | 06:01

«Tutta la musica del cuore», la parola a Johannes Brandrup prima dell’ultima puntata

In vista dell'ultima puntata, che andrà in onda mercoledì 27 febbraio su Rai1, abbiamo intervistato il protagonista di «Tutta la musica del cuore». «Questa fiction non parla di mafia pugliese, insegna piuttosto come si fa a trasformare i sogni in realtà, ad ascoltare il proprio cuore, a prendere in mano la nostra vita per essere felici. Perché il mondo lo facciamo noi»...

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«Tutta la musica del cuore», la parola a Johannes Brandrup prima dell’ultima puntata

In vista dell'ultima puntata, che andrà in onda mercoledì 27 febbraio su Rai1, abbiamo intervistato il protagonista di «Tutta la musica del cuore». «Questa fiction non parla di mafia pugliese, insegna piuttosto come si fa a trasformare i sogni in realtà, ad ascoltare il proprio cuore, a prendere in mano la nostra vita per essere felici. Perché il mondo lo facciamo noi»...

Foto: Tutta la musica del cuore

25 Febbraio 2013 | 06:01 di

«Tutta la musica del cuore», la fiction di Raiuno con Francesca Cavallin e Johannes Brandrup, ha fatto breccia nel cuore degli italiani. Ha appassionato il pubblico grazie alla magia della musica classica e alla profondità della storia, che racconta l’entusiasmo dei giovani allievi di un piccolo conservatorio pugliese, in lotta contro corruzione e malavita per difendere i loro sogni e le loro speranze.

Johannes Brandrup, l’attore tedesco che interpreta il professore di esercitazioni orchestrali Mattia Stefani, in questo momento è tornato a Berlino. In vista dell’ultima puntata, che andrà in onda mercoledì 27 febbraio su Rai1, Sorrisi lo ha raggiunto per chiedergli un commento sul successo della fiction e sul personale momento di popolarità, che di certo deriva anche dai suoi occhi azzurri e da quell’espressione un po’ ribelle frutto di una mescolanza di sangue russo e tedesco.

«Sono orgoglioso del successo di questa fiction» commenta soddisfatto Brandrup mentre prepara con la sua compagnia «Logen Theater» un lavoro sperimentale che verrà diffuso via Internet. «“Tutta la musica del cuore” ha convinto per la bellissima colonna sonora e per il messaggio positivo della vicenda, che mostra come attraverso una passione ci si può riscattare e non sentirsi mai soli. Oggi viviamo in un mondo desolante, tra scandali, illegalità e demagogia, in una società basata solo su consumismo e materialismo. Occorre un grande cambiamento. Questa fiction non parla di mafia pugliese, insegna piuttosto come si fa a trasformare i sogni in realtà, ad ascoltare il proprio cuore, a prendere in mano la nostra vita per essere felici. Perché il mondo lo facciamo noi».

Sembra di ascoltare il suo personaggio Mattia, che non si ferma davanti a nulla…
«Gli somiglio molto. Sono passionale e combattivo come lui e quando, nei panni di Mattia, sprono gli allievi del Conservatorio ad avere fiducia in se stessi e a suonare con l’anima, non recito. Sono musicista anch’io, suono il pianoforte e la batteria. Sul set si è creata un’alchimia pazzesca, perché quasi tutti gli attori erano anche musicisti. Sembrava una festa, si suonava sul set, nelle pause e fuori scena. Abbiamo girato per cinque mesi nell’incantevole Monopoli, vicino Bari, e per me è stata una vacanza tra bagni, sole e musica, non tralasciando le donne: le pugliesi sono tutte bellissime!».

Anche lei è un seduttore come Mattia, che si divide tra l’ispettrice ministeriale Angela interpretata da Francesca Cavallin e l’insegnante di canto Bianca interpretata da Lucrezia Lante della Rovere?
«Sì, amo molto le donne, ma la mia compagna, che mi ha regalato una bimba 18 mesi mesi fa, non deve preoccuparsi. Adoro la mia numerosa famiglia. Vado molto d’accordo anche con la mia ex moglie, una regista nigeriana che mi ha dato due figli che ora hanno 13 e 16 anni. In più, ho una figlia di 18 anni che vive già da sola. In casa mia c’è sempre tanto da fare, ma non manca mai l’allegria. È bellissimo essere padre, anche se è un mestiere difficile. A volte serve polso per far capire che bisogna rispettare regole e che il mondo non è tutto per loro».

Dove ha imparato l’italiano?
«Nel 2004, sul set della fiction “Al di là delle frontiere” con la mia collega Sabrina Ferilli. Sapevo dire giusto “grazie mille”, ma il regista Maurizio Zaccaro ha deciso che avrei dovuto recitare in italiano. Una bella sfida vinta, al punto che quella interpretazione mi è valsa due riconoscimenti: l’“Efebo d’Oro” e il premio “Ennio Flaiano”. Ho sempre continuato a studiare l’italiano e anche stavolta, sul set, ho avuto un “coach”».

Lei è molto famoso anche in Germania. Si sente più amato in Italia o nel suo Paese?
«Molto più da voi. Gli italiani hanno il cuore caldo e io sono onorato dell’attenzione e dell’amore che ricevo ogni volta che vengo in Italia. I tedeschi sono meno estroversi e non danno tanta retta agli attori».

Ha recitato nelle fiction «San Paolo», «Sant’Agostino», «Maria di Nazareth» e poi in «San Pietro», nelle vesti di Gesù. Lei che era ateo si è convertito?
«Non ancora! I miei genitori sono cresciuti al tempo del comunismo, dove la “religione” era l’ateismo. Ho un’anima ponte tra due culture: quella russa, da parte di madre, che mi ha trasmesso un sentimento d’animo dolce, triste e melanconico, e quella tedesca, da parte di padre, da cui ho assorbito forza, precisione e discrezione. Non mi sento ancorato né a una religione né a un Paese. Sono uno giramondo sempre alla ricerca di nuove esperienze. Comunque, credo in Dio: è natura, giustizia, amore, musica!»