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Un passo dal cielo 3, intervista alla protagonista della fiction Katia Ricciarelli

Sulla carta non potrebbero essere due donne più diverse: una cantante lirica raffinata ed elegante, l’altra vestita con un abito tirolese, lo scialle di lana sulle spalle e gli scarponi da montagna. Eppure Katia Ricciarelli e Assunta Scotton si assomigliano molto più di quanto si creda.

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Un passo dal cielo 3, intervista alla protagonista della fiction Katia Ricciarelli

Sulla carta non potrebbero essere due donne più diverse: una cantante lirica raffinata ed elegante, l’altra vestita con un abito tirolese, lo scialle di lana sulle spalle e gli scarponi da montagna. Eppure Katia Ricciarelli e Assunta Scotton si assomigliano molto più di quanto si creda.

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ulla carta non potrebbero essere due donne più diverse: una cantante lirica raffinata ed elegante, l’altra vestita con un abito tirolese, lo scialle di lana sulle spalle e gli scarponi da montagna. Eppure Katia Ricciarelli e Assunta Scotton si assomigliano molto più di quanto si creda. E non solo perché è la prima a interpretare la seconda in «Un passo dal cielo 3», ma anche perché gli sceneggiatori hanno regalato alla simpatica proprietaria della malga della Val Pusteria molti dei tratti caratteriali della Ricciarelli.

«Assunta è solare e premurosa con tutti, esattamente come me. O almeno è quello che dicono le persone che mi frequentano» racconta con un sorriso che, già da solo, la dice lunga sulla sua allegria. «E mi piace stare bene con me stessa perché è il presupposto per stare bene anche con gli altri».

Fare l’attrice la fa stare bene o rimpiange la musica?
«Non la rimpiango semplicemente perché continuo a cantare: la musica è la mia passione. Ma la vita mi ha offerto una seconda chance che porto avanti con grande soddisfazione, perché mi ha fatto capire che si possono trovare anche altre strade».

Questa strada da dove è partita?
«Sembra incredibile, ma a tenermi a battesimo è stato proprio Terence Hill. La mia prima esperienza nella fiction è stata, una decina di anni fa, una puntata di “Don Matteo” in cui interpretavo una cantante un po’ “sclerata”. Niente di particolarmente importante, ma mi ha dato la possibilità di conoscerlo. Uno dei motivi per cui ho accettato subito il ruolo di Assunta, quando me l’hanno proposto, è stato il desiderio di tornare a lavorare con lui. Terence è la persona più carina e simpatica che io conosca ed è anche un professionista straordinario, sempre attento e disponibile con chi lavora con lui. Grazie a Terence sul set siamo diventati da subito una grande famiglia. Anche perché lui non ti mette mai a disagio durante le riprese, nemmeno quando sbagli e bisogna ripetere una scena».

Poi è arrivato Pupi Avati e con lui il cinema.
«Gli devo tantissimo, è la persona che mi ha fatto capire quello che dicevo prima: nella vita si possono fare cose diverse purché si abbiano la capacità e l’umiltà di affidarsi a chi ne sa più di te. In televisione, ma soprattutto al cinema, devi fidarti di quello che ti dice il regista. Con Pupi io l’ho fatto e con il primo film, “La seconda notte di nozze”, ho vinto il Nastro d’Argento. Sarebbe potuta finire lì e, invece, di film ne abbiamo girati altri due».

E adesso, dopo «Un passo dal cielo 3»?
«Ci sono progetti sia televisivi sia cinematografici ma è ancora presto per parlarne, è tutto da definire. Posso solo dire che qualcosa farò… Nel frattempo mi occuperò del mio libro che uscirà il 3 febbraio per Piemme. Si intitola “Da donna a donna”».

Di cosa si tratta?
«Parlo del rapporto tra la donna Katia e i suoi personaggi della lirica. Ho scelto nove eroine dei più celebri  melodrammi, da “Tosca” a “La traviata” fino a “La Bohème”: parlando di loro, parlo anche di me stessa. Sono donne che hanno molto da dire e… da farmi dire!».

Per esempio?
«Raccontando la gelosia di Tosca, confesso anche la mia. I personaggi sono in realtà dieci perché, con le donne della lirica, ho voluto mettere anche Liliana, la protagonista di “La seconda notte di nozze”. Sono contenta di questo libro, scriverlo è stata una bella impresa».