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08 Settembre 2013 | 00:24

Virna Lisi e Sabrina Ferilli in «Baciamo le mani», due dive contro cosa nostra

Fisicamente non potrebbero essere più diverse. Fascino mediterraneo una, bellezza nordica l’altra. E a dispetto degli stereotipi, negli atteggiamenti e nel modo di parlare la prima è più riflessiva e pacata, l’altra si abbandona spesso alla battuta e alla risata...

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Virna Lisi e Sabrina Ferilli in «Baciamo le mani», due dive contro cosa nostra

Fisicamente non potrebbero essere più diverse. Fascino mediterraneo una, bellezza nordica l’altra. E a dispetto degli stereotipi, negli atteggiamenti e nel modo di parlare la prima è più riflessiva e pacata, l’altra si abbandona spesso alla battuta e alla risata...

08 Settembre 2013 | 00:24 di Redazione

Fisicamente non potrebbero essere più diverse. Fascino mediterraneo una, bellezza nordica l’altra. E a dispetto degli stereotipi, negli atteggiamenti e nel modo di parlare la prima è più riflessiva e pacata, l’altra si abbandona spesso alla battuta e alla risata. Eppure, nel corso dell’intervista diventa sempre più chiaro che Sabrina Ferilli e Virna Lisi in fondo si somigliano parecchio. E godono di una complicità rara.

Durante il servizio fotografico si cercano, si avvicinano. Si abbracciano, pure. Unica lamentela dopo svariati scatti: «Va bene che le foto sono per Sorrisi e devo sorridere, ma così mi fa male la bocca: dopo tutti i pianti e le lacrime sul set, non sono più abituata!» scherza la Lisi. Attorno a loro, una girandola di persone: addetti al trucco, parrucchieri, fotografo, assistenti, uffici stampa… ma quando si siedono una accanto all’altra per parlare della serie di Canale 5 «Baciamo le mani – Palermo New York 1958», che le vede protagoniste, è come se tutto il resto sfumasse. Si concentrano e si lasciano andare al racconto dell’esperienza professionale che hanno condiviso.

Chi sono i vostri personaggi?
Ferilli: «Ida è una donna che fugge con il figlio dalla Sicilia del 1958, dove la mafia le ha ucciso il marito e tenta di ammazzare pure lei. Per salvarsi, si ritrova ad assumere l’identità di una donna diretta a New York per sposare un uomo, che è il primogenito di Agnese».
Lisi: «Agnese, vedova di mafia anche lei, ha quattro figli che ha cresciuto da sola, con forza e caparbietà. Difende con le unghie e con i denti la sua fiorente macelleria sulla quale la mafia ha messo gli occhi. È diffidente nei confronti di Ida, perché sente che c’è qualcosa di strano in quella donna che deve sposare suo figlio».

Due donne che si ribellano alla mafia, dunque.
F.: «Sì, ma in modo diverso. Ida crede profondamente nella giustizia. Tanto da tornare in Sicilia a testimoniare contro gli assassini del marito».
L.: «Entrambe si ribellano a un modo di fare malato e criminale, ma sebbene Agnese nella vita sia sempre stata nel giusto, la giustizia non è stata dalla sua parte. Per questo crede solo in se stessa e vuole farsi giustizia da sola. Alla fine, seppure dopo lutti e mille difficoltà, Ida e Agnese si ritroveranno unite a combattere contro la criminalità. E vinceranno».

Cosa vi ha fatto decidere di interpretare questi personaggi?
F.: «Questa è una fiction importante, il racconto epico di un momento della storia del nostro popolo. E poi volevo ritrovare Virna dopo “Le ali della libertà”. Alcune attrici, poche, sono una garanzia di qualità di un prodotto. Lei è una di quelle».
L.: «Quando all’inizio Agnese mi si è presentata nella sceneggiatura non mi ha ispirato simpatia. Poi poco a poco ho imparato a conoscerla e adesso la amo moltissimo. E avevo voglia di lavorare di nuovo con Sabrina. Sono sicura che il pubblico amerà queste due protagoniste, unite dalla forza, dalla lucidità e dalla caparbietà».

I vostri personaggi vi somigliano?
F.: «Nella forza, nella tenacia, nel bisogno di giustizia sì. Ida è lontana da me solo nella prima parte del racconto, quando è soggiogata dal potere del marito: io non mi faccio imporre mai niente!»
L.: «Agnese mi somiglia in tutto. Nella determinazione, nel carattere, nell’amore assoluto per la famiglia».

Quale è stata la cosa più difficile?
F.: «Interpretare una donna che per gran parte del racconto mantiene un segreto: la sua doppia identità. E a causa di questo mistero è sempre sulla difensiva».
L.: «È stata una gran fatica sia fisica che psicologica. Agnese mi ha sconvolto. Quando i personaggi sono così carichi, devi dare loro tanto e ti sfiniscono. Meno male che in mezzo a tutte queste tragedie, una battuta e un sorriso ogni tanto con Sabrina ci scappava…».

Baciare le mani è un segno di rispetto. Di chi avete avuto più rispetto nella vostra vita?
F.: «Dei familiari, degli amici, dei colleghi che stimo, senz’altro. Ma mi viene di rispondere il rispetto per le regole. Preziosissimo».
L.: «Di mio padre. Una persona che mi ha insegnato i valori della vita, che sono quelli che ho trasmesso a mio figlio e ai nipoti. Quando mio padre è morto non mi ha lasciato eredità, solo insegnamenti importanti. Lui non aveva una lira e mi diceva sempre: “Preferisco mangiare pane e cipolla e andare a letto sereno”».

Adesso avete voglia di leggerezza?
F.: «Mi aspetta il teatro, una pochade dai toni più leggeri. “Le prénom”, un testo francese che produco io. L’adattamento è di Dario Buccirosso e saranno con me Maurizio Micheli e Pino Quartullo».
L.: «Ho terminato un’altra serie tv, “Madre aiutami”, anche lì con un ruolo severo di una madre superiora. Poi finalmente riderò nel nuovo film di Cristina Comencini».

Fareste una seconda stagione di «Baciamo le mani»?
F.: «Oddio, so’ morti tutti… difficile!»
L.: «Noi due siamo ancora vive: magari una taglia la carne della macelleria e una la cuoce….».