29 Novembre 2011 | 07:21

FIORELLO e il successo della sua TV ALL’ANTICA. Era tutto scritto in un’intervista di otto anni fa

«La mia tv sarebbe molto all'antica: lunedì film. Poi quiz ma solo domande senza Letterine e balletti. E al sabato sera il varietà, quello con i lustrini e gli ospiti». Parlava così, nel 2003, Rosario Fiorello in un'intervista a Sorrisi che vi riproponiamo all'indomani della terza puntata de «Il più grande spettacolo dopo il weekend». Sono passati otto anni ma è ancora attualissima...

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FIORELLO e il successo della sua TV ALL’ANTICA. Era tutto scritto in un’intervista di otto anni fa

«La mia tv sarebbe molto all'antica: lunedì film. Poi quiz ma solo domande senza Letterine e balletti. E al sabato sera il varietà, quello con i lustrini e gli ospiti». Parlava così, nel 2003, Rosario Fiorello in un'intervista a Sorrisi che vi riproponiamo all'indomani della terza puntata de «Il più grande spettacolo dopo il weekend». Sono passati otto anni ma è ancora attualissima...

29 Novembre 2011 | 07:21 di

Fiorello

«La mia tv sarebbe molto all’antica: lunedì film. Poi quiz ma solo domande senza Letterine e balletti. E al sabato sera il varietà, quello con i lustrini e gli ospiti». Parlava così, nel 2003, Rosario Fiorello in un’intervista a Sorrisi che vi riproponiamo all’indomani della terza puntata de «Il più grande spettacolo dopo il weekend». Sono passati otto anni ma è ancora attualissima.

«Avevo 4 anni ma la sensazione me la ricordo come se fosse adesso. Feci una recita scolastica a Riposto, il paese di Franco Battiato. Fui scelto su 1.500 bambini per interpretare Ulisse e quando il pubblico si mise ad applaudirmi fu sconvolgente. È la stessa sensazione che provo ogni volta che sento un applauso. Da allora non ho fatto altro che gigioneggiare per ricevere l’apprezzamento di qualcuno».

Ora è lo showman più amato d’Italia, le reti televisive se lo contendono, la radio lo rivuole, i discografici lo corteggiano, il teatro lo aspetta, ma Fiorello non sembra accorgersene. Quello sdraiato sulla poltrona, mezzo tramortito dalla stanchezza, piuttosto che al numero uno somiglia a un artista al debutto, pronto ad accendere il videoregistratore per non perdersi un servizio che lo riguarda e a cronometrarne la durata.

«Che dite? Andava bene?». È ancora accaldato per la corsa da via Asiago, dove con Marco Baldini e la banda di «Viva Radio Due» ha festeggiato un anno di successi e risate. E per la prima volta dà il permesso a un cronista e a un fotografo di mettere piede in questo appartamento al quinto piano dove da sette anni vive con Susanna e la piccola Olivia. «Questa è la sala, ma anche la cucina e lo studio. In pratica vivo in questa stanza» spiega con un filo di voce, mentre uno dei gatti di casa gli passeggia vicino.

Ma non c’è neanche il tempo di provare a conoscere questo Fiorello inedito che lui, sentito il clic del registratore, rimette in moto il turbo. E ridiventa un’adrenalinica e scoppiettante fabbrica di parole, quella che tutti conoscono, quella che, nonostante distribuisca la sua presenza in video con il contagocce, continua a essere il sogno di Mediaset e della Rai, di «Striscia» e dell’antiStriscia.

«Ognuno deve fare ciò che sa fare. A “Striscia” ho detto di no perché devi annunciare dei servizi e stare seduto. Io invece ho bisogno di muovermi, di cantare, di fare show». Partecipa di buon grado anche al toto-conduttore, «tanto Ricci ci sorprenderà tutti. Ci vedrei bene De Sica e Boldi. Anche la Littizzetto e Pippo Baudo. Ma non so se Pippo tornerebbe a Mediaset».

Poi riprende il filo: «Ho detto no anche all’idea di trasportare “Viva Radio Due” in tv. Raiuno voleva sfidare così Ricci, ma la radio non può essere portata pari pari in video. Se Arbore non ha mai fatto “Alto gradimento” in tv ci sarà un motivo. Certo ha fatto “Quelli della notte” che un po’ gli somigliava, ma non era la stessa cosa. L’idea però è sempre in piedi. Abbiamo registrato tante puntate, pensiamo di montarle e di mandarle in onda su RaiSat. Magari potrebbe diventare un programma di seconda serata. Ma va ripulito: Baldini fuma come un turco e anch’io faccio la mia parte. Come si fa a farsi vedere così, con il ministro Sirchia che ogni giorno invita a smettere di fumare?».

Non fa fatica Fiorello a calarsi nei panni del telespettatore. Ma neanche in quelli del direttore di rete. «La mia tv sarebbe molto all’antica: lunedì film. Poi quiz ma solo domande senza Letterine e balletti. E al sabato sera il varietà, quello con i lustrini e gli ospiti. A patto che durante la settimana non ce ne siano altri».

Intanto ha deciso la sua collocazione nel palinsesto della prossima stagione. Sarà ancora Raiuno, sarà ancora prodotto dall’amico Bibi Ballandi, sarà ancora «Stasera pago io». Numero 3. «È quello il tipo di programma che so fare. Da domani, per tutto luglio, ricomincio le serate in giro per l’Italia. Ad agosto mi fermo, ma in vacanza mi porto 30 cassette di “Viva Radio Due”, una al giorno, per studiare quello che può andare in tv. A ottobre di nuovo radio e di nuovo serate dal vivo, fondamentali per preparare bene un programma tv».

Ci va con i piedi di piombo, Fiorello. I tempi dei facili entusiasmi, del fare qualunque cosa, ma anche di qualche flop di troppo e di una lunga crisi, sono lontani. «Appartengono alla mia prima vita. Ma non potrò mai dimenticare. Tutti sembravano spariti, il telefono non squillava più. Io ero venuto su dal niente e mi ero ritrovato in mezzo a un boom. Giornalisti, fotografie. Usando il mio nome vendevano qualsiasi cosa. C’erano persino le “Patatine Fiorello”. Il karaoke mi aveva vampirizzato. La vera crisi è cominciata dalla partecipazione a Sanremo come cantante. Non è che fossi disperato. Ero in difficoltà artistica più che umana. Lavoravo, ma non ero soddisfatto. Che so, presentavo il Festivalbar ma alla fine della serata non sentivo niente. Volevo fare molto di più. Sapevo fare molto di più».

Esattamente quello che ha dimostrato all’inizio della sua seconda vita. «Che poi per fortuna continua ancora. Ho imparato a non buttarmi, a dire qualche no, a contare fino a 10. Merito della mia famiglia che mi è stata sempre vicina, di mia madre che continua a sgridarmi per come mi vesto o se dico parolacce. Di mia sorella Caty che si beccava i commenti acidi per non farli sentire a me, che nascondeva gli articoli per non farmi stare male. Di mio cognato Antonio, di un sacco di gente. E naturalmente di Susanna, la mia parte razionale».

Lei, da qualche settimana la signora Fiorello, arriva poco dopo con Olivia, la bimba nata dal suo primo matrimonio. Bella, alta, jeans e canottiera, viso abbronzato senza trucco, si siede vicino a lui, lo ascolta, ride. E collabora in tutti i modi alla riuscita delle foto, usando croccantini e sottilette per convincere cani e gatti di casa a farsi immortalare. L’intesa tra loro è evidente, così come il desiderio di preservarla alla curiosità dei più.

Un po’ riluttante Fiorello racconta di questa ragazza che «ho capito subito che era la donna della mia vita». E del loro matrimonio in famiglia, lontano da vip e cerimonie chiassose: «Ora che siamo sposati non è cambiato assolutamente niente. Non capisco chi parla del matrimonio come del patibolo. Sembra che uno stia sempre chiuso in casa con le pantofole. E invece no. Il matrimonio va rivalutato, è uno stimolo a impegnarsi di più. È bello tornare a casa e sapere che c’è qualcuno che ti aspetta. Un bacio di tua moglie e la stanchezza di una giornata se ne va».

Poi si fa carico di raccontare qualcosa di Susanna, che di interviste non ne vuole proprio sapere. «È laureata in economia e commercio, lavora nel centro di doppiaggio del padre insieme con Francesca, una delle sue due sorelle. L’altra, Margie, è una cantautrice e 3 anni fa ha partecipato a “Sanremo Giovani”. È una grande appassionata di cinema e per lavoro vede decine di film in lingua originale. Viaggia spesso, Monaco, Los Angeles, New York. La tv l’ha scoperta con me, prima non la guardava quasi. L’altra sua passione sono i libri. La sera ne ha sempre uno in mano. Cucina molto bene e le piace organizzare cene per gli amici. Ma non ci vediamo tantissimo perché quando esce dal lavoro va a prendere Olivia a scuola e poi l’aiuta a fare i compiti. È una madre attenta. E naturalmente è la mia cavia per le battute. Se ride, le posso riproporre. Ah, dimenticavo, suo nonno, Peppino, è siciliano».

La Sicilia entra spesso nei suoi discorsi. «Ho finalmente comprato casa. Alla mia età forse è un po’ tardi. Ma una volta Costanzo mi ha raccontato che lui la prima casa l’ha comprata a 40 anni. È qui a Roma, è più grande di questa e presto ci trasferiremo. Ma prima o poi vorrei tornare a vivere in Sicilia. Non ho intenzione di lavorare a vita. Tra 10 anni vorrei smettere. Lavorare dietro le quinte, pensare alle cose mie, lasciare spazio ai giovani e magari fare qualche spettacolo dal vivo senza più lo stress della tv. Naturalmente lo dico oggi, poi tra 10 anni non so. Anche perché vedi uno come Teo Teocoli e allora dici: forse ce la posso fare anch’io».

La Sicilia torna anche nei racconti della sua «prima» vita. «Università? Non ci sono neanche passato davanti. E mi sono giocato pure la maturità al liceo. Mi presentai all’orale tutto abbronzato, una maglietta con su scritto “Miami Beach”. I professori mi chiesero “Hai studiato?” “Sinceramente no” risposi “non so nulla”. Avevo già la testa nei villaggi vacanze. Nel ’78 come cameriere guadagnavo 1.150.000 lire. Non male, soprattutto per me che venivo da una famiglia dove i soldi non abbondavano. Nell’82 sono partito militare a Sacile, vicino a Pordenone. 365 giorni: me li sono fatti tutti, senza sconti. Appena arrivato, ero disperato. Ma come al solito ero io a incoraggiare gli altri. Alla fine mi sono divertito, organizzavo le feste per Pasqua e Capodanno, facevo spettacolini. Mi ero specializzato nell’imitazione dei comandanti. Quando è finito, ho pianto. Lasciavo degli amici. Mi sono sempre saputo adattare a tutte le situazioni».

La tv era ancora lontana, ma il successo era dietro l’angolo. «Tornai ai villaggi vacanze. Ci ho lavorato quasi per 10 anni. Però Enzo Oliveri della Valtur, mio grande amico, si rifiutò di assumermi come cameriere. Mi stimava, voleva che facessi l’animatore. E mi convinse anche se si trattava, almeno agli inizi, di guadagnare molto meno. Come animatore facevo qualsiasi cosa, spostavo i tavoli, portavo le valigie… Altro che le prove di oggi! Microfono in mano e pubblico davanti. E andavo. Ma quella è stata la mia grande scuola. Uno sconosciuto dove lo trova un pubblico tutte le sere? Lì ho imparato a non trattare male la gente, a non fare facili battute sulle signore anziane o sui signori sovrappeso. Ho sempre pensato, mi piacerebbe se al posto di quella signora ci fosse mia madre? No. Allora non lo faccio. Le battute è meglio farle sui potenti, su chi si può difendere. Avevo un successo enorme. Alla tv non ci pensavo proprio, ero soddisfatto e felice. Prima di prenotare le vacanze la gente chiamava in Valtur e chiedeva, “Dov’è Fiorello?” “In Tunisia”. “Bene, allora mi prenoti due settimane lì”».

A 28 anni si è lasciato convincere. Via dall’isola, destinazione Milano. «Bernardo, il fratello di Jovanotti, mi ospitò. Era il periodo in cui Claudio Cecchetto aveva lanciato Lorenzo. Stetti lì una settimana cercando di farmi notare. Cecchetto mi propose di lavorare a Radio DeeJay. E capii che quella poteva essere la svolta della vita. Cominciai con Amadeus e Tony Severo. Poi con Marco Baldini. In quel periodo ho iniziato anche a fare le prime apparizioni in tv, nel “Gioco dei 9″ di Gerry Scotti. Ci andavo con Teo Teocoli e Gene Gnocchi. Ci divertivamo tantissimo».

Il successo, quello travolgente del Karaoke, era alle porte. «Il resto si sa» taglia corto. «Tranne che mio padre è morto prima. Non sa che ce l’ho fatta. Aveva sempre creduto in me. Quando mia madre si preoccupava per il mio futuro, lui la rassicurava. Ma almeno nei villaggi ha fatto in tempo a vedermi. L’ho fatto ridere come un matto».

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