08 Gennaio 2011 | 11:23

Flavio Insinna: Sono io il vero dilettante allo sbaraglio

Ha smesso di fumare. Si allena tutte le mattine per imparare a ballare. Ha comprato una casa nuova da ristrutturare con lo stile dell’allegria. Ma di notte non chiude occhio per l’ansia da prestazione professionale. Flavio Insinna raccoglie il testimone di Gerry Scotti (e prima ancora di Corrado), e da sabato 8 gennaio è il […]

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Flavio Insinna: Sono io il vero dilettante allo sbaraglio

Ha smesso di fumare. Si allena tutte le mattine per imparare a ballare. Ha comprato una casa nuova da ristrutturare con lo stile dell’allegria. Ma di notte non chiude occhio per l’ansia da prestazione professionale. Flavio Insinna raccoglie il testimone di Gerry Scotti (e prima ancora di Corrado), e da sabato 8 gennaio è il […]

08 Gennaio 2011 | 11:23 di

Flavio Insinna (foto Massimo Sestini)

Ha smesso di fumare. Si allena tutte le mattine per imparare a ballare. Ha comprato una casa nuova da ristrutturare con lo stile dell’allegria. Ma di notte non chiude occhio per l’ansia da prestazione professionale. Flavio Insinna raccoglie il testimone di Gerry Scotti (e prima ancora di Corrado), e da sabato 8 gennaio è il nuovo conduttore de «La Corrida», in onda su Canale 5 per 12 puntate.
Flavio, cosa rappresenta «La Corrida» per lei?
«Corrado è colui che mi ha fatto innamorare di questo mestiere. Quindi è una trasmissione che sta dentro alla mia infanzia e al lavoro che ho scelto di fare. I miei genitori mi hanno portato al cinema per la prima volta a tre anni, all’opera a sei, trasmettendomi la passione per la musica lirica. Erano i tempi di Sordi, Tognazzi, Gassman, Mastroianni, Manfredi… Sono cresciuto con la televisione di Corrado, Mike, Tortora, Baudo, Vianello. Mi ricordo le meravigliose domeniche degli Anni 70 passate a casa a vedere la “Domenica in” di Corrado, e poi i sabati sera degli Anni 80 con la “Corrida”, quando dalla radio è passata sul piccolo schermo. Era la tv con la “T” maiuscola. E oggi cerco di fare un mio piccolissimo omaggio alla storia di questo programma, mettendoci garbo, entusiasmo, educazione, allegria, voglia di giocare».
Come sarà la «Corrida» di Flavio Insinna?
«Fermi tutti. Non è la mia “Corrida”, ma la “Corrida” e basta. Perché questa trasmissione ha una sua liturgia. I concorrenti sono i veri protagonisti e io li accompagnerò con il mio spirito di sempre, da dilettante allo sbaraglio, il più dilettante di tutti. Io non mi prendo mai sul serio nella vita, figuriamoci se posso farlo qui alla “Corrida”!».
Qual è stato il primo pensiero subito dopo che le hanno proposto di condurre questa storica trasmissione?
«È stato come ricevere un pugno, un “uno-due”. O meglio, un “sì-no”».
Il no perché?
«Si parla di un pilastro della tv. Avevo rifiutato altre proposte di Canale 5 perché non pensavo di essere giusto. Qui mi sono chiesto: “Sarò all’altezza?”. Poi i dirigenti della rete venivano ogni tanto a Roma da Milano, come in una simpatica “Via Crucis”, a tentare di convincermi, pensando: “Ma guarda questo scemo quanto ci fa penare… tanti accetterebbero subito!”. Marina Donato (vedova di Corrado, ndr) ci ha messo del suo, mi ha tranquillizzato sull’eredità da raccogliere. Certo, dopo Corrado e Gerry Scotti, è come indossare la maglia numero 10 del Brasile dopo Pelè…».
E alla fine cosa l’ha fatta decidere per il sì?
«La voglia di vivere la vita e non solo di guardarla passare. Quando stai per uscire dal porto hai sempre paura ma poi salpi, perché navigare per mare è bellissimo. La “Corrida” è il mio mare che mi aspetta, dall’8 gennaio».
C’è qualcuno che l’ha consigliata di accettare la sfida?
«Un paio di amici del cuore e don Angelo, un sacerdote che conosco da tanto tempo e col quale mi confronto sulle scelte di vita. Lo spettacolo è un mondo che non gli appartiene di certo, eppure mi dà sempre dei consigli giusti. E per la “Corrida”, così come accadde per “Affari tuoi”, a lui tornavano i conti».
Ha sentito Gerry Scotti?
«No, però sto riguardando i dvd, sia quelli di Corrado sia quelli di Gerry, che quindi è presente nel mio televisore durante le notti insonni per l’ansia della prestazione. Studio, osservo, cerco di imparare il più possibile».
Quali novità ci dobbiamo aspettare?
«Non c’è nulla da stravolgere nella “Corrida”, è come se facessi i baffi alla Gioconda: ti arresterebbero. Qui c’è semplicemente da dare allegria, voglia di giocare, ironia e parecchia autoironia. Con tanto divertimento, puro ed educato, e la follia rivoluzionaria che portano i concorrenti».
In che senso rivoluzionaria?
«In un’Italia così avvilita, disagiata, cassaintegrata, ci sono dilettanti allo sbaraglio che vengono qui come tanti Don Chisciotte, a lottare contro i mulini a vento. Senza sperare di vincere soldi, né di diventare famosi in tv: il loro è un gesto di generosità fine a se stesso. Per divertirsi e far divertire. Insomma, io non partirei dalla Valle d’Aosta per venire a Roma a farmi fischiare in diretta tv…».
Chi sono i concorrenti?
«Di certo non sono dei matti, ma persone normali. I più fortunati hanno un lavoro, la maggior parte lo cerca. Tanti sono precari, cassaintegrati. Faccio mia la lezione di Corrado: noi non ci “mangiamo” i concorrenti a scopo televisivo, perché sanno bene quello che vengono a fare. Ci si diverte, poi si torna a casa col dvd dell’esibizione da far vedere agli amici del paese o ai nipotini. E infatti, forti di questo spirito, alla fine di ogni puntata premieremo idealmente il più dilettante di tutti, quello che ha preso più fischi, perché per noi è lui il vero vincitore, che si è immolato per il puro divertimento».
È vero che ballerà?
«Ebbene sì. Nei limiti delle umane possibilità e delle leggi della fisica che attira i corpi verso la terra, mi librerò…».
Come si sta preparando?
«Sono a dieta e tutte le mattine mi alleno in sala prove, mentre il pomeriggio faccio riunioni su riunioni con gli autori. Poi mi chiedono perché non mi vedono alle cene mondane… Semplice: perché la sera mi butto sul letto e svengo!».
Al suo fianco ci sarà Antonella Elia, che è già stata valletta di Corrado alla «Corrida» per quattro volte…
«L’abbiamo fortemente voluta per un gesto di spiritosa ribellione: ci avevano proposto una bulgara, una ucraina, una brasiliana… tutte straniere insomma. Noi invece volevamo un’italiana e Antonella, con la sua esperienza, impreziosisce il programma: sarà un colpo fortissimo a nostro favore».
Recentemente ha comprato una casa nuova tutta sua: ha deciso di andare finalmente a vivere da solo?
«Sì, dal momento che sono single».
Che tipo di casa è?
«Di certo non è “fashion”… la parola d’ordine anche qui è allegria. Ma è da ristrutturare, quindi ancora vivo con mammà!».
Dica la verità: l’ha scelta così per ritardare il momento del distacco.
«No, non l’ho fatto apposta. Io con mamma sto benissimo, lo giuro, ma non vado mica a vivere in Afghanistan! Però le ho detto di tenere lì un letto per me. Può sempre servire».
I suoi buoni propositi per il 2011?
«Non riprendere a fumare. Ho smesso da un anno e mezzo, ma la sigaretta è sempre dietro l’angolo, soprattutto nei momenti di nervosismo come questo».
Ha dichiarato che a 50 anni le piacerebbe cambiare lavoro. Cosa vorrebbe fare?
«Semplicemente vorrei dare un aiuto più concreto a chi ha veramente bisogno». n