28 Novembre 2010 | 23:07

Gianni Morandi: «Ecco come sarà il mio Festival di Sanremo»

Se sei Gianni Morandi e devi organizzare il prossimo Festival di Sanremo (in programma dal 15 al 19 febbraio 2011) il problema è che in tanti anni di carriera ti sei fatto troppi amici tra i colleghi: «E quindi» spiega con un sospiro «per accontentare tutti quelli che mi chiedono di partecipare avrei bisogno di un Festival che duri 20 giorni»...

 di Aldo Vitali

Gianni Morandi: «Ecco come sarà il mio Festival di Sanremo»

Se sei Gianni Morandi e devi organizzare il prossimo Festival di Sanremo (in programma dal 15 al 19 febbraio 2011) il problema è che in tanti anni di carriera ti sei fatto troppi amici tra i colleghi: «E quindi» spiega con un sospiro «per accontentare tutti quelli che mi chiedono di partecipare avrei bisogno di un Festival che duri 20 giorni»...

28 Novembre 2010 | 23:07 di Aldo Vitali

Gianni Morandi (foto Massimo Sestini)

Se sei Gianni Morandi e devi organizzare il prossimo Festival di Sanremo (in programma dal 15 al 19 febbraio 2011) il problema è che in tanti anni di carriera ti sei fatto troppi amici tra i colleghi: «E quindi» spiega con un sospiro «per accontentare tutti quelli che mi chiedono di partecipare avrei bisogno di un Festival che duri 20 giorni. E questo nonostante ci siano molti artisti che vorrei avere ma non hanno voglia di mettersi in gioco».

I big saranno solo 14. Un bel casino scegliere, no?
 «Per me che sono un cantante è ancora più difficile, perché deve farsi da parte l’esperto ed entrare in gioco la mia parte più popolare».

Lei canterà durante il Festival?
«No. Sarebbe un conflitto di interessi, a meno che…».

A meno che?
«Si creasse una situazione particolare. Faccio un esempio impossibile: sono ospiti Paul McCartney e Mick Jagger? Io prendo la chitarra e cantiamo insieme “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”».

Sarebbe una bomba. Ci provi, almeno.
«Ci provo. Ma realisticamente credo che sia più probabile che canti Belen».

Scherza o dice sul serio?
«Dico sul serio. Ha una voce bellissima e conosce un sacco di canzoni sudamericane».

Sarà gelosa la Canalis.
«No, Elisabetta è stata una bella scoperta. Stiamo pensando grandi cose anche per lei».

E Luca e Paolo?
«Li vedo sempre alle Iene, li adoro, ma mai avrei pensato che accettassero di venire a Sanremo. Invece sono entusiasti. Luca, ho scoperto, è un grande chitarrista. E ha una passione sconfinata per Luis Miguel».

Mi sta prendendo in giro.
«No, giuro, è un fan scatenato. Sa tutte le sue canzoni. Mi piacerebbe che Luis Miguel venisse all’Ariston per farli duettare insieme».

Parliamo del putiferio scatenato dall’annuncio che, poiché  ogni cantante dovrà anche interpretare una canzone storica per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, tra i brani scelti ci sarebbero potuti essere anche «Bella ciao» e «Giovinezza».
«Il problema è che i politici non si fidano e pensano che sia impossibile fare una cosa in cui la politica non c’entra. E in quel caso non c’entrava: “Bella ciao” è un canto popolare delle mondine nato nell’Ottocento. E sa come avrei presentato “Giovinezza”? Così: “Pensate, c’era un inno alla vita cantato dagli studenti di Torino quando entravano nell’età adulta, una canzone cantata magari uscendo dalle osterie un po’ ubriachi. Poi questo inno è diventato purtroppo un’altra cosa”. Invece, tutti hanno subito cominciato a litigare…».

Sanremo eccita sempre i politici.
«Metto in conto le polemiche. Ma non mi spaventa: noi dobbiamo far parlare tutti e ascoltare tutti. In questo ruolo mi sento responsabilizzato quasi come un pubblico ufficiale».

Quest’anno nel regolamento è previsto che la sala stampa abbia diritto a far scalare di tre posti in classifica un cantante a sua scelta: siete diventati pazzi a far decidere i giornalisti?
«I giornalisti potranno “aiutare” un artista che non è stato subito capito dal pubblico: per esempio un cantante che è sesto può diventare terzo e partecipare alla sfida finale».

Mi sa di una mossa per attenuare l’effetto-talent, visto che gli ultimi vincitori arrivano da «Amici».
«Ma alla sfida finale del sabato, con i tre ultimi cantanti rimasti, deciderà solo il televoto. Il popolo è sovrano».

Per mia esperienza diretta, so che nessuno in Italia è fermato per strada quanto lei. Le chiedono di Sanremo in questo periodo?
«Sì. Mi chiedono di fare un Sanremo diverso. E io farò il possibile, anche se i grandi della musica italiana sono un po’ ingrati verso il Festival. Anche quelli che sono stati lanciati da quel palco».

Molti cantanti hanno paura della gara.
«Non  li capisco. Io sono molto competitivo e la gara mi ha sempre divertito. Vorrei lanciare un appello a tutti quelli che per principio snobbano Sanremo: venite e vi divertirete! Guardate me: ho partecipato tante volte senza vincere, e ci sono riuscito solo in trio con Enrico Ruggeri Ruggeri e Umberto Tozzi».

Ora che ci penso: ma lei non doveva presentare la nuova Canzonissima, invece del Festival?
«Costava troppo e la Rai non aveva i soldi che ha invece per il Festival. Così quando Mazzi mi ha chiesto di fare Sanremo ho accettato con un’unica clausola: io metto la fascia di capitano, ma voglio una vera squadra con me. E magari Canzonissima la faccio l’anno prossimo».