Home TvGuglielmo Scilla, la star del web fa centro con il romanzo «L’inganno della morte»: l’intervista

29 Maggio 2013 | 05:26

Guglielmo Scilla, la star del web fa centro con il romanzo «L’inganno della morte»: l’intervista

Scilla, in arte Willwoosh, ha appena realizzato il suo sogno più grande: pubblicare «L’inganno della morte», il libro che teneva chiuso in un cassetto da quando era un adolescente. Uscito un mese fa, è già alla seconda edizione...

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Guglielmo Scilla, la star del web fa centro con il romanzo «L’inganno della morte»: l’intervista

Scilla, in arte Willwoosh, ha appena realizzato il suo sogno più grande: pubblicare «L’inganno della morte», il libro che teneva chiuso in un cassetto da quando era un adolescente. Uscito un mese fa, è già alla seconda edizione...

29 Maggio 2013 | 05:26 di Redazione

Guglielmo Scilla è un’anima armata di penna. Comunicare per lui è come respirare: non può farne a meno. Dopo essere diventato una star di YouTube caricando video demenziali, il 25enne romano si è fatto notare per la web serie «Freaks!». Da lì è stato tutto un bruciare le tappe. Ha scritto un libro («10 regole per fare innamorare», con Alessia Pelonzi), recitato in diverse commedie per il cinema, lavora a radio Deejay, tiene una rubrica per Il Fatto quotidiano (ogni lunedì) e ha appena inaugurato un blog. Ma la cosa più importante è che Scilla, in arte Willwoosh, ha appena realizzato il suo sogno più grande: pubblicare «L’inganno della morte», il libro che teneva chiuso in un cassetto da quando era un adolescente. Uscito un mese fa, è già alla seconda edizione.

Questo è il primo libro che hai scritto da solo.
«Le prime 160 pagine le ho buttate giù a 16 anni. Ma non credevo molto in quello che facevo e a un certo punto mi sono fermato, le ho lasciate lì per nove anni. A sedimentare. Poi le ho riprese in mano, la storia mi sembrava ancora buona e le ho riscritte completamente. Con la sabbia di un vecchio castello ne ho fatto uno tutto nuovo».

Di cosa parla?
«Amando i gialli per gli intrighi e i fantasy per la magia, ho voluto scrivere qualcosa che unisse i due generi. Il protagonista, Daniel, ha 16 anni. Durante una vacanza con la madre partecipa a una festa di paese. È un palio in cui deve fare una prova con altri ragazzi sorteggiati. Alla fine della festa viene ucciso da una donna misteriosa. Una volta morto si risveglia nell’oltretomba e va alla ricerca del suo assassino».

Non sembra molto allegro…
«Mi piaceva l’idea di raccontare la fine in maniera nuova, come se fosse l’inizio di qualcosa. Sono il primo a voler esorcizzare la paura della morte. Mi piace pensare che ci sia più vita nella morte che nella vita stessa».

Quando hai trovato il tempo per scrivere?
«Per sei mesi ho fatto solo questo. Mi alzavo ogni giorno alle 7 e scrivevo fino a quando andavo in radio, verso le 18. Se mi inceppavo uscivo con gli amici o giocavo con l’iPad. Mi ricaricavo e il giorno dopo scrivevo il doppio. È stato facile perché avevo già tutto in testa, anche il finale».

Mi spieghi la cover con “la sposa cadavere”?
«Sono affezionatissimo a quella copertina. Ci tengo molto. È stato un colpo di fulmine. In qualche modo la bambola c’entra con il romanzo. Ha un forte richiamo al gotico di Tim Burton e di Neil Gaiman».

L’hai dedicato a tuo zio Massimo. Come mai?
«Lui è uno dei motivi per cui ho scritto il libro. È morto cinque anni fa e so cosa si prova quando perdi una persona cara. La prima copia l’ho regalata a mia zia proprio nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa».

La prima persona che l’ha letto?
«Mia mamma»

Tua madre ha spiegato che il libro ha tanti spunti di riflessione. Su cosa?
«Sulla vita, la morte. E la fortuna: ha bisogno di spazi vuoti. Chi ha già tutto non può essere fortunato, perché altrimenti ti scivola sopra. Devi avere un vuoto per poterlo colmare».

«L’inganno della morte» potrebbe diventare un film come «10 regole per fare innamorare»?
«Il mio sogno più grande era scrivere questo libro. Nella mia testa è già un film ma qui in Italia non potrebbe girarlo nessuno. Magari da Tim Burton! È una storia che amo e che ho talmente stampata in testa e nel cuore che non potrei vederla fatta o interpretata da qualcun altro. Non potrei essere il protagonista perché io sono tutti i personaggi…»

A proposito di recitazione, «Freaks!» è un capitolo chiuso?
«Finché non troviamo investimenti per girare la terza stagione come diciamo noi, resta un progetto chiuso in un cassetto. Non vogliamo farla tanto per».

Maccio Capatonda non è molto lontano da quello che fai tu.
«Lui ha iniziato prima di me. È il più grande, mi ha sempre fatto ridere senza essere volgare».

Le demenzialità sul web è un trend o una realtà?
«Ci sono tanti ragazzi che usano YouTube per sfogarsi. Un tempo c’erano le radio pirata, oggi i ragazzi si divertono così».

Nonostante i passi da gigante che ha fatto, continui a volare basso?
«Sì, mi basta ricordare com’era prima la mia vita. E poi penso a chi è più fortunato di me e a quanta strada devo ancora percorrere».

Da poche settimane hai aperto anche www.willwoosh.it, un blog, in cui ti metti a nudo.
«Mi piace perché è un altro modo di comunicare».

Come mai senti questo bisogno di far sentire la tua voce?
«Siamo come il latte, a un certo punto scadiamo. Se non facciamo nulla nel frattempo, che senso ha? Quando voli non hai bisogno di paracadute, le critiche possono far male, ma per fortuna esistono i cerotti dei complimenti, che mi fanno molto bene. Sono loro il mio paracadute».

A proposito, a «A tu per Gu» su Radio Dee Jay hai detto che ti lancerai con il paracadute.
«Mamma mia. Ora che l’ho promesso dovrò farlo, penso all’inizio dell’anno prossimo. Mio fratello si è già lanciato, l’altro lo sta per fare. Ora tocca a me».

Cos’altro vuoi fare nella vita?
«Mi piace tanto raccontare. Che sia radio o tramite la scrittura, vorrei continuare a parlare alla gente. Ma il web resta la mia dimensione, è come un letto caldo».

Progetti per il tuo futuro?
«Per ora ci sono il libro e la radio che riprenderà l’anno prossimo, dopo la pausa estiva».

Niente tv o cinema?
«A dire la verità ho in ballo un progetto per il cinema con Paolo Ruffini. Ma per ora è un’idea».