Home TvIl commissario Montalbano, a casa di suo «papà» Andrea Camilleri: l’intervista

13 Maggio 2013 | 17:38

Il commissario Montalbano, a casa di suo «papà» Andrea Camilleri: l’intervista

«A giugno esce il nuovo romanzo “Un covo di vipere”, che ho scritto sei anni fa. Rileggendolo mi ha colpito una frase di Salvo: “Oggi è diventato di moda ammazzare ex mogli, ex fidanzate, ex compagne…”. Una frase tristemente attuale»...

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Il commissario Montalbano, a casa di suo «papà» Andrea Camilleri: l’intervista

«A giugno esce il nuovo romanzo “Un covo di vipere”, che ho scritto sei anni fa. Rileggendolo mi ha colpito una frase di Salvo: “Oggi è diventato di moda ammazzare ex mogli, ex fidanzate, ex compagne…”. Una frase tristemente attuale»...

Foto: foto Rino Petrosino

13 Maggio 2013 | 17:38 di Redazione

Impossibile immaginare di dargli del tu. Per la verità nemmeno il lei sembra sufficiente. Ripensando al suo stile verrebbe da dargli del «vossia». E poi, come lo si può chiamare? «Maestro»? «Professore»? «Andrea. All’anagrafe sono stato regolarmente chiamato Andrea» si schermisce lui. Andrea Camilleri entra nel suo studio rivestito da migliaia di libri con un pacchetto di sigarette in mano e chiede un bicchiere d’acqua. Nel corso di questa intervista, il bicchiere si svuoterà sorso dopo sorso e il posacenere si riempirà di mozziconi di sigarette. Spente a metà.

Ha visto che risultati straordinari il suo Commissario Montalbano in tv?
«Certo e sono sorpreso. Il prodotto è ottimo, ma mi pare ci sia un consenso che va oltre. Credo che in tv si stia verificando ciò che è accaduto all’inizio con i romanzi: i lettori si affezionarono al personaggio perché faceva loro simpatia».

Come l’ha inventato?
«Il modello era Maigret. Sono stato il produttore della famosa serie televisiva con Gino Cervi e, seguendo da vicino lo sceneggiatore Diego Fabbri, imparai la tecnica del romanzo poliziesco. Nello scegliere il mio protagonista ho dovuto evitare il poliziotto privato, perché da noi non si possono occupare di omicidi. Quindi mi rimanevano un ufficiale dei Carabinieri o un commissario».

Perché ha scelto quest’ultimo?
«Perché i Carabinieri sono militari e devono rispettare alcune regole, mentre il mio personaggio non sarebbe stato così ortodosso. E poi si poneva un problema».

Quale?
«Distinguerlo da Maigret: se Maigret era sposato, il mio commissario non avrebbe mai preso moglie. Se Maigret non invecchiava, per Montalbano gli anni sarebbero passati. E così scrissi il primo romanzo con Salvo: “La forma dell’acqua”, ma mi sembrava di non averlo definito bene. Allora arrivò “Il cane di terracotta”. E ritenni conclusa la storia. Non pensavo di farne una serie».

E invece?
«Mi telefonò Elvira Sellerio e disse: “Quando me lo dai un altro Montalbano?”. I risultati delle vendite avevano qualcosa di miracoloso. E allora iniziai una scommessa che dura tuttora: il rischio è la ripetitività. Ogni volta devi “sfrucugliarti” il cervello per trovare situazioni nuove».

Come è cambiato Montalbano dal ’94, anno del primo romanzo, a oggi?
«È invecchiato. Lui è del 1950, quindi avrebbe 63 anni. E come tutti quelli che sono vicini alla pensione inizia ad avere il malumore del futuro».

Non solo, sembra sempre più sensibile al fascino femminile…
«Vero, come tutti gli uomini a quella età spara le sue ultime cartucce… Mentre prima era severissimo con se stesso».

Lo sa che questo ha infastidito molti fan, soprattutto donne?
«Lo so. Ma insomma, un piccolo corno a Livia se lo potrà pure permettere!».

Fosse solo uno…
«Le dico un segreto. Da quando scrivo un romanzo a quando viene pubblicato passano circa quattro anni. E nel frattempo io continuo a scrivere. Quindi i film che si vedono in tv non sono scritti di seguito. Il caso ha voluto che ci fossero più tradimenti in questo ultimo ciclo. Pensi che in “Una lama di luce” Salvo pensa addirittura di lasciare Livia, ma nella versione televisiva questa parte è stata eliminata, per non esagerare».

Anche Luca Zingaretti ha detto che il Montalbano fimminaro non gli piace tanto. Terrà presente queste proteste per i suoi prossimi romanzi?
«Nell’ultima puntata accade un fatto che legherà Salvo ancora di più a Livia. Quindi finiranno tutte le sue avventure».

Quando ha saputo che sarebbe stato Zingaretti a interpretare Montalbano cosa ha pensato?
«La prima sensazione fu negativa. Luca è pelato, Salvo è pieno di capelli. Luca era più giovane, non aveva il fisico del ruolo… ma mi sono dovuto ricredere perché è un attore talmente straordinario da averlo reso subito credibile».

Cosa ha di lei Montalbano?
«Nulla. C’è invece moltissimo di mio padre. Un certo modo di trattare le persone, la lealtà, la battuta spiritosa».

In 20 anni le è mai venuto a noia?
«No. Il momento in cui dovesse accadere, smetto. E la serie finisce».

Ha in mente come accadrà?
«Ho già scritto la fine. Mi è venuta una buona idea quando avevo 80 anni, quasi 8 anni fa, e siccome a quell’età l’Alzheimer è dietro l’angolo, ho preferito scriverla».

Può raccontarci come sarà?
«Non muore, né va in pensione. Le racconto un aneddoto. Anni fa ero a Parigi con Manuel Vázquez Montalbán, in onore del quale ho chiamato Montalbano il mio Salvo, e Jean-Claude Izzo, autore del Commissario Fabio Montale. Izzo disse: “Il mio commissario lo faccio ferire gravemente e lo lascio alla deriva su una barca in mezzo al mare”. Montalbán raccontò la morte barocca che aveva pensato per il suo Pepe Carvalho. In quel momento squillò il telefono e quando tornai avevano cambiato argomento. Fu una fortuna: Izzo morì l’anno dopo, Montalbán due anni dopo. E io col cavolo che parlai della fine di Montalbano!».

Ma Salvo le è mai stato antipatico?
«Come no! Quando ha degli scrupoli di coscienza e parla con se stesso. Mi sembra ipocrita. Ma lo siamo un po’ tutti».

Lei ha un fan club sul web. Che rapporto ha con le tecnologie?
«Nessuno. Non ho Internet. Adopero il computer come una perfezionata macchina da scrivere. Prima avevo una fissazione: al primo errore di battitura levavo il foglio e ricominciavo da capo. Rischiavo di morire soffocato da quintali di carta. Fu così che decisi di usare il pc che avevo comprato sei mesi prima».

E come andò?
«I primi scontri furono drammatici perché lui mi segnalava che scrivevo in modo impossibile. Allora chiamai un tecnico, che lo persuase che io scrivevo proprio in quel modo. Dopo un po’ ci prese gusto e correva troppo veloce. Poi trovammo un compromesso».

Quando lavora si dà orari?
«Io sono di una regolarità deprimente. D’estate mi sveglio alle sei, d’inverno alle 7. Mi lavo, mi sbarbo, mi vesto, attraverso il pianerottolo ed entro nel mio studio. Non so scrivere “sciamannato”. Lavoro ininterrottamente fino alle 11. Scrivo quello che mi è venuto in mente la sera prima. Ho una memoria ferrea. Poi tre pomeriggi a settimana correggo».

Cosa c’è nel futuro di Montalbano?
«A giugno esce il nuovo romanzo “Un covo di vipere”, che ho scritto sei anni fa. Rileggendolo mi ha colpito una frase di Salvo: “Oggi è diventato di moda ammazzare ex mogli, ex fidanzate, ex compagne…”. Una frase tristemente attuale».

Ha milioni di fan: riceve tanta posta?
«Sì. L’altro giorno una ragazza mi ha scritto: “Grazie a Montalbano non detesto più i calvi. Ho un fidanzato pelato e non sa quanto sia bello di notte vedere il riflesso della luna sulla sua testa”».