15 Aprile 2009 | 19:30

Inchiesta: Lo spettacolo ai tempi della crisi. Cari divi della TV vi ridurreste lo stipendio?

Da Pippo Baudo a Milly Carlucci, da Lino Banfi ad Alba Parietti: la maggioranza delle nostre star è pronta a fare sacrifici. Ma con parecchi «distinguo»...

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Inchiesta: Lo spettacolo ai tempi della crisi. Cari divi della TV vi ridurreste lo stipendio?

Da Pippo Baudo a Milly Carlucci, da Lino Banfi ad Alba Parietti: la maggioranza delle nostre star è pronta a fare sacrifici. Ma con parecchi «distinguo»...

15 Aprile 2009 | 19:30 di

Milly Carlucci
Milly Carlucci

Anche le star stringono la cinghia. Accade a Hollywood, dove persino le stelle del cinema stanno facendo i conti con le ripercussioni della crisi economica mondiale. Julia Roberts, per esempio, ha abbassato il suo cachet di 5 milioni di dollari a film e Scarlett Johansson percepirà «solo» 800 mila dollari per girare «Iron Man 2». E in Italia le nostre star sarebbero disposte a tagli e sacrifici? Sorrisi ha provato a chiederlo direttamente a loro.

Pippo Baudo «Sono dispostissimo a fare sacrifici. Ma ho letto che un italiano su tre dichiara di guadagnare 10.000 euro l’anno. È una cosa schifosa perché non vera. Con noi artisti il fisco è molto attento, vorrei lo fosse con tutti».

Michelle Hunziker «Se servisse a qualcosa, lo farei. Ma esistono anche quotazioni di mercato. E in Italia mi sembra che ci siano ben altri sprechi, a cominciare dalle auto blu distribuite a pioggia».

Fabio De Luigi «La risposta è sì. Ma il criterio deve essere uguale per tutti e si devono anche valutare i risultati. Chi porta di più non può guadagnare di meno».

Milly Carlucci «In Rai è in atto da anni la riduzione di compensi e budget. E noi ci siamo adeguati. Però tutto ciò può limitare la possibilità di realizzare eventi di grande richiamo».

Lino Banfi «Ancora prima che scoppiasse la crisi ho deciso di lavorare solo per la casa di produzione dei miei figli  rinunciando ai vecchi compensi. Quelli attuali non sono da star».

Flavio Insinna «Se serve per far lavorare colleghi, a mandare avanti una tournée o tenere in piedi una produzione che merita, non solo lo trovo giusto, ma mi è già capitato di farlo più volte».

Paolo Bonolis «Nessuno deve tagliarsi niente per aiutare l’economia. È l’economia che deve aiutare noi smettendo di essere avida di prodotti inutili. È come la lotta all’evasione: tutti si preoccupano di chi non paga le tasse, ma io mi preoccuperei di come quelli che le hanno pagate le vedono investite. L’economia è in crisi? Allora smetta di raccontare che è florida quando il denaro si produce sul nulla. Come andavano le cose nel mondo lo sapevano tutti. È solo una grande recita».

Massimo Giletti «Sono favorevole. Sono uno dei pochi che si è già abbassato lo stipendio. Passando da Raidue a Raiuno mi chiesero un sacrificio economico e l’ho fatto. Forse sono stato l’unico».

Tiberio Timperi «Favorevole. Si deve contribuire, ammesso e non concesso che questo serva alla causa».

Federica Sciarelli «Sì che lo farei».

Antonella Clerici «In assoluto non ho nulla in contrario. Lo dimostra il fatto che anni fa io lo stipendio me lo sono ridotto sul serio, rispondendo a un appello lanciato dai dirigenti della cosiddetta “Rai dei professori”. Ma il punto non è quanti soldi guadagno, ma quanti ne faccio fare all’Azienda».

Adriana Volpe «Non sono favorevole. I nostri contratti non prevedono tutele: in caso di malattia, e nel momento in cui non si va in video, non percepiamo alcun compenso. Per le donne è ancora più difficile: in caso di maternità il datore di lavoro ti può sospendere senza alcun tipo di retribuzione. Viviamo in uno stato di estremo precariato e non c’è mai certezza».

Checco Zalone «Piuttosto detassiamo i cachet. Forse le star americane hanno un compenso così alto che la diminuzione nemmeno la vedono. Io ho fatto gavetta per quindici anni e mo’ comincio a vedere qualche soldo. Fra due anni ne riparliamo e magari me lo riduco…».

Fabrizio Frizzi «Lo abbiamo già fatto ai tempi di Gianni Locatelli, direttore generale della Rai dal 1993 al 1994, in tempi di crisi aziendale. Allora facemmo uno sconto del 20%. Adesso il mio compenso è fermo al 2002! Ma è ovvio che lo farei anche stavolta, per dare un buon esempio, un segnale».

Massimo Boldi «Da tempo guadagno meno, anche se la vita è più cara, ma non sono mai stato avido. Chiedete a De Laurentiis, il mio storico produttore: vi dirà che non sono a caccia di soldi e ho spesso accettato di essere pagato anche molto tempo dopo aver lavorato».

Alba Parietti «Da qualche anno Rai e Mediaset ci hanno chiesto di ridurre le richieste economiche. Molti di noi hanno accettato, ma non tutti. Alcuni continuano a percepire compensi molto alti e inadeguati al risultato. Io credo che dovrebbe essere la controparte a valutare i compensi con il criterio della meritocrazia».
Rita Dalla Chiesa «Molti dovrebbero pensarci prima di me, ma noi siamo dei privilegiati; ora poi che tanti non sanno come arrivare a fine mese, non mi tiro certo indietro».

Martina Colombari «Non accetterei mai di svendermi. Credo ancora nella qualità del lavoro, anche se in momenti di crisi è giusto non essere avidi e presuntuosi».

Sergio Assisi «Il momento è difficile, ma i produttori i soldi li hanno. E strumentalizzano la crisi, che invece andrebbe superata con intelligenza, non con avidità; tutelando la qualità».

Pino Insegno «In Italia prima si sciala, poi si piange miseria. Non si possono buttare migliaia di euro per show che non funzionano. È giusto guadagnare meno se quello che viene risparmiato è equamente ridistribuito».

Cristiano Malgioglio «Se ciò può aiutare qualcuno ci sto. E già lo faccio. Ma non è che se mi pagano meno, io do meno: sono un professionista».