18 Ottobre 2010 | 15:58

Le Iene festeggiano 14 anni di successi (e di scandali): «Per fortuna noi iene non abbiamo amici»

«I personaggi dicono di apprezzarci fino a quando non li disturbiamo» spiega Davide Parenti, papà dello show che la domenica notte fa ascolti record.

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Le Iene festeggiano 14 anni di successi (e di scandali): «Per fortuna noi iene non abbiamo amici»

«I personaggi dicono di apprezzarci fino a quando non li disturbiamo» spiega Davide Parenti, papà dello show che la domenica notte fa ascolti record.

18 Ottobre 2010 | 15:58 di

Luca Bizzarri, Ilary Blasi, Paolo Kessisoglu
Luca Bizzarri, Ilary Blasi, Paolo Kessisoglu (foto Frezza La Fata)

Lui è uno che si vede poco, pochissimo, ma lavora molto. Anzi, moltissimo. È Davide Parenti, ideatore di tanti programmi tv e soprattutto de «Le iene». Un titolo, un marchio. Inossidabile da 14 anni.

La domanda è: perché «Le iene» vanno ancora in onda?
«Perché è un programma che funziona e ha sempre fatto i risultati: lo share è superiore alla media di rete».

Solo per i risultati e lo share?
«È il programma più bello che c’è, ricco, pieno di cose. Certo, tre ore di questa roba sono invedibili, come mangiarsi due chili di risotto. Ma si può anche vedere a pezzi».

Da qualche tempo Italia 1 si è «ienizzata»: iene il mercoledì e anche la domenica in terza serata…
«Beh, per ora andremo fino a novembre, poi chissà. Ma credo che Mediaset non immagini Italia 1 senza iene».

Di notte si parla di pedofilia, escort, spacciatori. È rischioso?
«Dopo mezzanotte possiamo permetterci cose più ardite, fino alle 22.30 è come se avessimo un bambino di sette anni al fianco. Certo, siamo sempre in cerca di cose stupefacenti e a volte sbagliamo».

Quando è capitato?
«Ci siamo fatti prendere dall’ingordigia e abbiamo trasmesso alle 21.30 alcuni servizi della serie “Mortacci tua”, quelli che mettono alla prova l’autocontrollo dei vip: troppe parolacce. Ma facciamo tutto in buona fede e nei servizi è tutto vero».

A notte fonda superate il 25% di share. Guardoni?
«No, anzi, il nostro è un pubblico sopraffino, considerato molto bene dagli investitori pubblicitari».

Siete partiti dalla prostituzione e arrivati alla pedofilia. Cambia la tv o cambiano le perversioni?
«Non cambia niente, c’era tutto prima e c’è tutto adesso. Quando abbiamo iniziato 14 anni fa la prostituzione era un mondo che non conoscevamo, volevamo capire come funzionava».

Non temete il contrario, dalla curiosità all’«effetto ribalta»?
«Certo, se non sai che esiste il salame non lo mangi, ma i nostri inviati non inventano niente. Il bello di questo mondo è conoscerlo, la curiosità è sana se è strutturata: conoscere e capire».

Le immagini della vivisezione non le avete mostrate: troppo forti. Quali altre avete censurato?
«Magari può fare ascolto un gattino scuoiato, ma farlo vedere è una violenza. A noi arriva di tutto. Persone che vanno in confessionale, si accoppiano con il prete, poi vengono qui con le immagini. Non ci interessa. Diverso è se il prete se la fa con un minorenne».

Come funziona il «metodo iene»?
«Non ce n’è uno solo. Il primo è la lettura dei giornali, poi sul sito arrivano migliaia di segnalazioni. È difficile controllarle tutte».

C’è proprio bisogno di chiedere agli intervistati tutto sul sesso? Quante volte, dove, come, quando…
«Non facciamo altro che chiedere quello che ci interessa nel modo che ci interessa, non c’è ipocrisia. Parliamo chiaro senza giri di parole».

Perché vi ricevono tutti, dai ministri ai cantanti?
«Il nostro segreto è che non abbiamo amici. Noi aspettiamo il ministro fuori per la strada, anche per giorni. Non combiniamo gli appuntamenti».

Niente amici. E nemici?
«Tutti ridono con il nostro programma, ma ci apprezzano fino a che ci occupiamo degli altri. Armani dice: “Le iene mi piacciono”, poi ci presentiamo alla sua sfilata e non ci fa entrare».

Ma lei non si è un po’ stufato?
«No, perché le iene sono il mio lavoro. Dopo quasi 15 anni siamo come una famiglia allargata, usciamo di casa la mattina e tutto ci porta lì».

Anni fa Enrico Mentana l’aveva chiamata a «Matrix»…
«Sì, ma non ci siamo incontrati, è stato come mettere insieme una Formula 1 e un go-kart. Lui è la Formula 1».

Il nuovo tg di La7 le piace?
«Mentana è il migliore a fare il tg e noi probabilmente non siamo più abituati a vedere un tg normale».

Le resta un sogno da realizzare?
«Mi piacerebbe andare a fare tv in altre parti nel mondo, ma faccio molta fatica a imparare le lingue».