24 Ottobre 2010 | 07:30

Licia Colò: «Il mio viaggio continua»

Licia Colò al timone di «Alle falde del Kilimangiaro» per l'undicesimo anno. «Da bambina, grazie a mio padre pilota, ho visto il mondo» dice la conduttrice. «Non sono stanca del mio programma. Da noi si rispetta il dolore della gente e non ci sono risse»

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Licia Colò: «Il mio viaggio continua»

Licia Colò al timone di «Alle falde del Kilimangiaro» per l'undicesimo anno. «Da bambina, grazie a mio padre pilota, ho visto il mondo» dice la conduttrice. «Non sono stanca del mio programma. Da noi si rispetta il dolore della gente e non ci sono risse»

24 Ottobre 2010 | 07:30 di

Licia Colò (foto Iwan Palombi)
Licia Colò (foto Iwan Palombi)

Tutta colpa degli aerei. Licia Colò è cresciuta a ridosso degli aeroporti militari; il primo viaggio lo fece a sei anni, quando il papà aviatore era appena diventato pilota di linea. Da allora non si è più fermata. «Mio padre» racconta la conduttrice «mi ha portato a vedere tanti posti; quello che mi sconvolse maggiormente fu l’India, a 16 anni: a Bombay vidi lebbrosi e persone morte sul ciglio della strada. Un vero shock. Il viaggio è stato l’università della mia vita: motivo di riflessione, di cambiamenti continui, di pagine da voltare. Sì, tutto è cominciato con gli aerei, però allo stesso tempo con l’amore per la natura: mi piaceva l’idea di visitare dei posti dove ci fosse ancora una natura da scoprire».

Dopo arrivò la televisione: il debutto con Bonolis in «Bim Bum Bam» e poi i programmi sulla natura: «L’arca di Noè», «Geo & Geo», «Timbuctu», fino al domenicale «Alla falde del Kilimangiaro», che Licia Colò conduce da anni con un successo costante.

Fiorello ha detto che un programma che dura dieci anni è un problema. Il suo dura da 11…
«Forse si riferiva ai varietà e agli altri show: il nostro programma si occupa di conoscenza del mondo. Quella non passa di moda».

A lei non pesa la routine?
«Il mondo offre sempre spunti nuovi. Io di certo non mi sono stufata. E sono sempre pronta a cambiare la scaletta, anche la domenica mattina».

Cos’ha di nuovo questa edizione?
«Tentiamo di sfruttare di più la diretta. Siamo partiti con un collegamento, complicatissimo, col deserto di Atacama, quello dei minatori cileni. Siamo una finestra sul mondo, cerchiamo di stare sull’attualità».

Le celebrità però non vengono.
«Chiedono cifre altissime. Abbiamo avuto i due spagnoli che hanno fatto abolire la corrida in Catalogna; ora stiamo tentando di avere un parente del Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, a gennaio ci sarà la figlia di Mandela. Sono loro i nostri vip».

Gli ascolti come vanno?
«In questi anni tutte le trasmissioni hanno perso ascolto perché la tv si è frastagliata. Undici anni fa facevamo il 12% di share, l’anno scorso tra 9 e 10, ma se vede quello che hanno perso gli altri, noi abbiamo tenuto. Tra l’altro veniamo dopo il Tg L.I.S., quello per i sordi, e partiamo così dal 3%. Facciamo un programma pieno di contenuti, rispettiamo il dolore della gente e diamo messaggi in cui crediamo profondamente. Per questo si lavora il doppio. Ma oltre certe cose non vado. Tipo la morte in diretta».

Allude alla puntata di «Chi l’ha visto?» su Sarah Scazzi?
«Guardi, a parlare dopo, siamo capaci tutti. Io in diretta non so cosa avrei fatto. Però la telecamera fissa sulla faccia della madre della ragazza mi ha dato molto fastidio».

Ha visto la nuova «Domenica in» con la Cuccarini?
«Purtroppo no. Va in contemporanea con il “Kilimangiaro”, dovrei registrarla e vederla con calma».

E la «Domenica Cinque» di Barbara D’Urso? Neanche su «Blob»?
«Vedo spesso persone che urlano al limite della rissa. A me non piace questo tipo di tv però non posso fare esempi concreti, sarei superficiale. Diciamo che non vado alla ricerca di una tv urlata. Anzi, a me piace sussurrata, e questo è un paradosso in un momento in cui vince chi grida di più. Certi programmi fanno passare il messaggio che chi non urla è debole: mi piacerebbe che in una società che crolla a pezzi si andasse a rivalutare la buona educazione, la sensibilità, il piacere di ammirare un paesaggio».

Con un papà aviatore come mai non ha preso il brevetto di volo?
«Non ho bisogno di comprare le cose o possederle, mi piace viverle».

Però non è libera di pilotare.
«E che m’importa? Mi faccio portare dagli altri».