14 Gennaio 2013 | 00:01

Lost ricomincia da capo su Rai 4: i nostri 10 motivi per rivedere (tutta) la serie tv

È una delle serie tv più amate e più discusse di sempre: che l'abbiate seguita fino in fondo o abbandonata in corsa, è innegabile che «Lost» abbia cambiato il volto della tv e soprattutto le abitudini degli spettatori. Ora «Lost» torna in tv in chiaro: ogni giorno su Rai 4 alle 19.40 va in onda la serie creata da J. J. Abrams, Jeffrey Lieber e Damon Lindelof. E si parte proprio oggi, dal primo episodio.

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Lost ricomincia da capo su Rai 4: i nostri 10 motivi per rivedere (tutta) la serie tv

È una delle serie tv più amate e più discusse di sempre: che l'abbiate seguita fino in fondo o abbandonata in corsa, è innegabile che «Lost» abbia cambiato il volto della tv e soprattutto le abitudini degli spettatori. Ora «Lost» torna in tv in chiaro: ogni giorno su Rai 4 alle 19.40 va in onda la serie creata da J. J. Abrams, Jeffrey Lieber e Damon Lindelof. E si parte proprio oggi, dal primo episodio.

14 Gennaio 2013 | 00:01 di

È una delle serie tv più amate e più discusse di sempre: che l’abbiate seguita fino in fondo o abbandonata in corsa, è innegabile che «Lost» abbia cambiato il volto della tv e soprattutto le abitudini degli spettatori, trascinati di settimana in settimana nei misteri dell’isola e nelle storie dei suoi innumerevoli personaggi.

Ora «Lost» torna in tv in chiaro: ogni giorno su Rai 4 alle 19.40 va in onda la serie creata da J. J. Abrams, Jeffrey Lieber e Damon Lindelof. E si parte proprio oggi, dal primo episodio.

Volete un buon motivo per rivedere «Lost» tutto da capo in tv? Ve ne diamo dieci.

1. Il pilota

Non tutti gli spettatori di «Lost» sono arrivati fino alla fine. Ma tutti gli spettatori di «Lost» hanno visto il primo episodio. Che ai tempi riuscì a battere ogni record di costo – con un budget di una dozzina di milioni di dollari – ma anche di apprezzamento da parte del pubblico e della critica: tutt’oggi è uno dei «pilot» più spettacolari della storia della tv, è un episodio emozionante che, pur nella sua ingenuità rispetto all’intricata trama degli anni a seguire, getta già tutte le basi del futuro «Lost», con il suo misto di thriller, melodramma e fantastico, e una struttura narrativa a flashback che verrà imitata allo sfinimento. Un capolavoro nel capolavoro.

2. L’esperienza

È vero, tutte le stagioni di «Lost» sono disponibili da tempo in dvd e in blu-ray, anche a prezzi piuttosto abbordabili: in fondo, sono passati quasi tre anni dalla sua conclusione. Ma vedere «Lost» in tv è una cosa del tutto diversa: essere costretti ad attendere lo svolgimento della trama ha fatto parte per anni dell’esperienza stessa e ha aiutato a trasformare ogni apertura e chiusura di stagione in un vero evento. Il vantaggio, ora, è che «Lost» va in onda tutti i giorni: insomma, non dovrete aspettare sei mesi per scoprire cosa c’è in fondo alla botola.

3. I «cliffhanger»

La botola, appunto. Jack e Locke aprono lo sportello e guardano al suo interno: si chiude così il primo anno di «Lost». Da sempre le stagioni dei «drama» americani si chiudono con un «cliffhanger», un finale che pone una domanda, a cui verrà data risposta soltanto all’inizio della successiva. Quello della botola è stato un precedente inaudito che ha specializzato «Lost» in finali scioccanti, ancora oggi impressi nella memoria collettiva. Senza rivelare molto ai pochi che non l’hanno mai seguita: come dimenticare «Dobbiamo tornare indietro!» alla fine della terza, oppure la tomba di Jeremy Bentham in chiusura della quarta stagione?

4. Hurley

Nel corso delle sue sei stagioni, alcuni personaggi della serie sono diventati beniamini assoluti dei fan; altrettanto amati sono stati gli episodi a loro dedicati: Desmond, per esempio, o Benjamin Linus o Richard Alpert. Ma per alcuni anni, il puntuale episodio su Hurley è stato il più atteso da tutti: erano i più divertenti e i più folli, anche grazie alla presenza scenica, alla simpatia e alla bravura di Jorge Garcia. Irresistibile.

5. «La costante»

«Lost» è composto da 121 episodi, trasmessi nel corso di sei anni. Ma se fate una ricerca dei migliori secondo la critica o i fan sul web, ai primi posti in classifica ci sarà quasi sempre «La costante» (quarta stagione, episodio 5) uno dei più intricati e geniali dell’intera serie. Pur essendo un formidabile racconto «orizzontale», cioè che si sviluppa come un’unica storia complessa, «Lost» ha sempre avuto la tendenza – come gran parte delle serie tv – a isolare gli sforzi di sceneggiatura e di regia su alcuni singoli episodi, trasformandoli in esemplari eccellenti che spiccano sul resto. Alcuni dei più imperdibili, a parte ovviamente tutti quelli che chiudono e aprono le stagioni? Impossibile non citare «Gli altri 48 giorni» (stagione 2, episodio 7) in cui riviviamo il primo mese e mezzo da una prospettiva totalmente nuova. Oppure «L’uomo dietro le quinte» (stagione 3, episodio 20) in cui finalmente scopriamo la verità su Benjamin Linus. Ma anche «Al di là del mare», discusso e straordinario terzultimo episodio della serie, ambientato nel passato. La lista sarebbe lunghissima.

6. La qualità

Sono quasi tre anni che «Lost» si è conclusa, sono tre anni che i network americani cercano di replicare il suo successo con prodotti che sembrano avvicinarsi al suo stile: falliscono quasi puntualmente. Perché tra i segreti della serie, più che un format (quindi replicabile), c’è l’assoluta superiorità produttiva. Fin da prima dell’inizio, quando nessuno ci credeva veramente, «Lost» è stata una scommessa rischiosa: quella di imporre in un network televisivo non via cavo caratteri che non avessero nulla da invidiare a quelli cinematografici, non solo per la ricchezza del budget – comunque altissimo rispetto alla media – ma anche per quanto riguarda la qualità della recitazione, della regia e della scrittura. Con un pizzico di follia: quella di non voler accontentare sempre e comunque gli spettatori, ma di continuare per la propria strada, sperimentando e osando. Un metodo che in pochi hanno il coraggio di seguire, ma che ha ripagato tantissimo sia gli autori che i seguaci più fedeli.

7. Il senno di poi

Alcuni spettatori di «Lost», dicevamo, hanno abbandonato la serie in corsa perché delusi dal suo svolgimento. Ma siamo certi che Abrams, Lindelof e soci abbiano davvero tradito le premesse delle prime stagioni con gli arditi sviluppi narrativi delle successive? Ognuno è libero di pensarla come vuole: noi però lo difendiamo strenuamente. In ogni caso, una seconda visione cambia radicalmente il punto di vista: la prima volta infatti siamo arrivati sull’isola insieme a Jack, Kate e Sawyer e abbiamo scoperto gradualmente quello che la serie aveva da offrirci; stavolta siamo in una posizione di vantaggio, perché conosciamo già gran parte dei misteri dell’isola. Il gioco può andare in due direzione: accorgersi di tutte le incongruenze e i momenti in cui gli sceneggiatori si sono arrampicati sugli specchi oppure, al contrario, godersi la sua strabiliante coerenza. La verità? Senza l’ansia della scoperta e della rivelazione improvvisa, «Lost», la seconda volta, è persino più bello della prima.

8. Domande (ma anche risposte)

Quante sono le domande che ha posto «Lost» durante il suo svolgimento? Tantissime. Ha avuto tempo o voglia di rispondere a tutte? Probabilmente no. È davvero importante? Noi pensiamo di no.

9. I personaggi

Quante sono le serie tv di cui ricordiamo tutti i nomi dei personaggi anche a distanza di anni? «Friends», «I Robinson», poche altre. E «Lost», ovviamente. Lo hanno sottolineato gli autori di fronte alle (inevitabili) critiche sulla volata finale: i misteri e le scoperte, le rivelazioni e le sorprese, i cambi di rotta e gli «inganni», non sono che un complicato, affascinante e scaltro pretesto per svelare il percorso compiuto dai personaggi, raccontato attraverso alcune matrici narrative, come – per esempio – il rapporto tra genitori e figli. Limitante? Non proprio: è questa la vera costante di «Lost», il suo tratto più distintivo e memorabile, e il motivo per cui, anche tra dieci anni, nomi come Sawyer o Locke o Mister Eko ci faranno sempre suonare un campanello nella testa.

10. La prima volta

Abbiamo scritto questo articolo senza rivelare troppo della trama (ci vorrebbe una giornata intera, in ogni caso) perché pur avendo quasi sempre dato per scontato che tutti conoscano o abbiano visto «Lost», c’è sempre qualcuno che non ha avuto l’occasione o la voglia. Oggi «Lost» ricomincia da capo. Ecco la vostra occasione. Se non altro, anche voi avrete qualcosa di cui parlare e da rimpiangere per i prossimi tre o quattro anni.