10 Settembre 2013 | 16:29

Luca Telese debutta a Matrix: «In vita mia ho litigato con tutti!»

«...ma mi sento un giornalista corretto. E poi so ascoltare, che è più difficile che fare domande». Dopo Enrico Mentana e Alessio Vinci, tocca a Luca Telese condurre «Matrix», il programma d’informazione di Canale 5...

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Luca Telese debutta a Matrix: «In vita mia ho litigato con tutti!»

«...ma mi sento un giornalista corretto. E poi so ascoltare, che è più difficile che fare domande». Dopo Enrico Mentana e Alessio Vinci, tocca a Luca Telese condurre «Matrix», il programma d’informazione di Canale 5...

10 Settembre 2013 | 16:29 di

Dopo Enrico Mentana e Alessio Vinci, tocca a Luca Telese condurre «Matrix», il programma d’informazione di Canale 5. Cagliaritano, 43 anni, un paio di baffetti spioventi, un fisico pacioccone, un lungo passato da giornalista politico (fino alla scorsa settimana conduceva «In Onda» su La7) e molta verve nel porre domande, anche scomode, ai suoi ospiti. Uno che si è sempre definito di sinistra, anzi «comunista, italiano, berlingueriano».

Un «comunista» a Mediaset?
«È un fatto di onestà intellettuale. Di base sono una persona laica, riporto tutti i fatti e tutte le opinioni e tutti sanno come la penso. Se uno fa bene il giornalista può farlo onestamente ovunque. Ho sempre pensato che i giornalisti devono essere come le etichette dei prodotti alimentari, uno legge gli ingredienti e sa da dove vengono: “la tracciabilità”. Ecco, il giornalista deve essere tracciabile».

A La7 l’hanno lasciata andare senza rilanciare?
«Sono cresciuto a La7 e anche con Urbano Cairo, l’editore, c’è un bel rapporto. È un assatanato: la sera gli mandavo dei messaggi per avere un parere sulla puntata di “In Onda” e mi rispondeva alle tre di notte dopo averla guardata in replica».

Mentana, invece, cosa le ha detto?
«Per prima cosa: “Eh eh”, e a seguire una risata. Poi mi ha detto: “Auguri!”».

«Matrix» l’ha inventato proprio lui.
«Infatti, mi ha consigliato di stare attento alle serate, ai traini, agli orari: mi ha dato tre dritte con grande sportività».

Tutta l’estate a «In Onda» e ora «Matrix». Non un giorno di ferie.
«Saremmo dovuti partire a ottobre però questi sono giorni in cui si decide la storia degli ultimi vent’anni di politica italiana. E i grandi momenti della politica possono essere avvincenti come le partite di calcio».

Il suo «Matrix» sarà gagliardo alla Mentana o morbido alla Vinci?
«Caldo, alla Luca Telese. Non sono alto, non sono bello, non sono un giornalista di palazzo, ma sono empatico, riesco ad ascoltare, ed è più difficile che fare domande».

Chi sono quelli che la fuggono?
«Ho litigato con tutti, ma uno che mi sfuggirà sempre è Massimo D’Alema: nel 2003, come inviato a “Batti e ribatti” di Pigi Battista su Raiuno, riportai alcune sue battute su Walter Veltroni. D’Alema disse che andavo licenziato».

Lo inviterà a «Matrix»?
«Lo invito da 11 anni e non accetta».

«Non mi piace il giornalismo simpatico»: è una sua frase?
«A me piace il giornalismo “equiferoce” e non equidistante. Se viene ospite la Santanchè ce’ dovemo mena’, come si dice a Roma, ossia ci vuole un altro ospite che la contrasti. Altrimenti lo faccio io».

Continua a definirsi «comunista, italiano, berlingueriano»?
«Molti giornalisti politici si sentono politici mancati, io no. Ho contratto la malattia e la passione per la politica da ragazzo, quando mi iscrissi alla Fgci (Federazione giovanile comunista italiana, ndr), e ora quel mondo è nel mio Dna».