08 Dicembre 2010 | 07:30

Luciana Littizzetto: «Vi racconto la televisione dei miei sogni»

Esce «I Dolori del giovane Walter», sesto libro della Littizzetto, che rivela a Sorrisi: «Fazio? Con Saviano ha dimostrato che la tv può essere intelligente. Fiorello? Mi piacerebbe lavorare con lui. La De Filippi? È bravissima: qualche anno fa pensavamo a uno show insieme, chissà»...

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Luciana Littizzetto: «Vi racconto la televisione dei miei sogni»

Esce «I Dolori del giovane Walter», sesto libro della Littizzetto, che rivela a Sorrisi: «Fazio? Con Saviano ha dimostrato che la tv può essere intelligente. Fiorello? Mi piacerebbe lavorare con lui. La De Filippi? È bravissima: qualche anno fa pensavamo a uno show insieme, chissà»...

08 Dicembre 2010 | 07:30 di

Luciana Littizzetto (foto Massimo Sestini)
Luciana Littizzetto (foto Massimo Sestini)

Tutto quello che tocca Luciana Littizzetto diventa oro. Non importa che si parli di tv, cinema o libri.  Ciò che la rende speciale, però, è il suo disinteresse verso le conseguenze del successo. Non viaggia su auto di lusso, non ha appartamenti a Montecarlo, non si fa fotografare in topless a Formentera. E quando parla, sorride. Sembra  sciaguratamente sincera. «È sempre più difficile» spiega alla vigilia dell’uscita de «I dolori del giovane Walter», il suo sesto, attesissimo libro. «La gente si aspetta sempre che dica qualcosa di divertente, ma ormai quel che succede nel mondo viene rimasticato, ruminato e digerito da tv e giornali. Quando arrivo io la domenica che mi resta da dire? Devo farmi un mazzo così. Poi ogni tanto c’è una sorpresa, come la copertina con Biagio Antonacci nudo. Lì torna il buonumore, perché c’è qualcosa di buono su cui scrivere. E pazienza se crolla Pompei».

Il pubblico la considera ormai una fonte d’informazione, come un tg.
«Ah no, questa responsabilità non me la prendo. Io sono solo un saltimbanco. La gente deve saperlo, non sono una sociologa né una politologa. Sono solo un’idiota che legge e pensa».

Ha detto niente.
«Tutti si lamentano perché in giro non c’è più gente che pensa. Ma è falso: il fatto è che chi pensa di rado va in televisione».

Dopo sei anni con Fazio sbanca ancora l’Auditel ogni domenica sera. Nessuna ansia da prestazione?
«Ne ho, ne ho, non si preoccupi».

Non le è venuto in mente di fare qualcosa di nuovo, qualcosa di suo?
«Certo. Ma in tv la situazione è complicata. Se proponi un progetto un po’ diverso arriva uno che dice “non si può fare”, poi un altro che ti vuole togliere la copertura giudiziaria. È come stare a “Giochi senza frontiere”».

In un mondo perfetto quale sarebbe il suo prossimo programma?
«Qualcosa con Fiorello non mi dispiacerebbe. Ma non sarebbe male neppure condurre una piccola trasmissione sull’arte moderna».

Rinuncerebbe a milioni di spettatori per parlare d’arte a 30.000 persone sul digitale terrestre?
«Questa è la grande scommessa. Lasciare la tv generalista o restare e provare qualcosa di alternativo, mentre il livello medio s’abbassa di continuo?».

Che cosa pensa del successo di Fazio e Saviano?
«Finalmente una trasmissione che ha senso e non fa senso. Fazio ha inventato un modo intelligente di fare tv. Magari in qualche momento è un po’ liturgica, ma di contenuto ne ha. Eccome».

Qualcuno ha scritto che Saviano è poco televisivo.
«Saviano dice quello che deve dire nel modo in cui è capace di farlo. La gente mica è obbligata a guardarlo. Poi, però, fa 10 milioni di spettatori».

A proposito di ascolti, la sua presenza a «Che tempo che fa» mette in difficoltà tutti gli altri canali. Lei va in onda alle 21.20, quando è già iniziata la prima serata, e le altre reti non sanno che pesci pigliare.
«Non ne parliamo, mi viene l’ansia».

Lo ammetta, un po’ le fa piacere.
«Un po’. Le cose potenti sono anche gratificanti, ma mettono pressione».

Anche a Raitre saranno felici.
«Mica per me. È una questione di introiti pubblicitari. Paolo Ruffini (direttore di Raitre, ndr) non l’ho mai neppure incontrato».

Avrà ricevuto la telefonata di complimenti da un dirigente…
«Mi bastano quelli delle signore delle pulizie dietro le quinte».

Parliamo di libri. Ha mai pensato di lasciare i racconti comici per dedicarsi a un romanzo?
«Sì, ma non so se sono capace. Quando ero alle medie sui miei temi la prof scriveva sempre “troppo corto”…».

Ha dedicato il nuovo libro ai suoi genitori.
«C’è un momento, nella vita, in cui ti rendi conto che ti lega a loro amore allo stato puro. E non perdi più tempo, vuoi dedicarti a loro».

Ora anche lei è un genitore: ha due ragazzi in affido.
«Faccio il saltimbanco, ma con loro sono serissima. È importante mettere paletti, sennò non servi a niente».

Le riesce bene?
«No, perché io sono senza paletti».

Eppure ha studiato dalle suore.
«Appunto. Li ho divelti tutti, i paletti. Ma proprio per questo so quanto sono importanti. E per i miei figli li rivoglio».

Su che cosa insiste, con loro?
«Sulle solite cose. Rispetto e buona educazione. Essere generosi, aprire le porte, dire grazie, dire prego…».

Su cosa proprio non v’intendete?
«Non sanno organizzarsi. Se non hanno da fare, allora dormono. Avessi avuto del tempo libero alla loro età, mi sarei inventata qualcosa. Che so, avrei letto un libro o lavato le Barbie».

Come si vede da vecchia?
«Sarò vecchia? Capiterà pure a me?».

È verosimile.
«Beh, allora sarò me stessa da vecchia. Farò parti da vecchia. Di certo non sono tra quelli che vogliono diventare produttori. Ma che cosa c’entra? È come se una ballerina che invecchia si mettesse in testa di fare la cantante da seduta».

Qualche anno fa girava voce che stesse preparando un programma con Maria De Filippi.
«Poi non se ne è fatto più nulla. Io però mi diverto a fare cose diversissime. Maria è brava e molto, molto simpatica. Più di quel che la gente pensa».

Se domani le proponesse di riprendere in mano quel progetto?
«E chi lo sa?».