24 Maggio 2013 | 07:20

Massimo Giletti racconta in tv don Pino Puglisi, il prete eroe: «Daremo voce ai ragazzi che ha salvato»

Sabato a Palermo si svolge la cerimonia di beatificazione di don Puglisi (sono attese 100 mila persone). La stessa sera, in diretta su Rai1, Massimo Giletti ricorda questa straordinaria figura di uomo e di sacerdote. Al suo fianco, tra gli altri, Luca Zingaretti...

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Massimo Giletti racconta in tv don Pino Puglisi, il prete eroe: «Daremo voce ai ragazzi che ha salvato»

Sabato a Palermo si svolge la cerimonia di beatificazione di don Puglisi (sono attese 100 mila persone). La stessa sera, in diretta su Rai1, Massimo Giletti ricorda questa straordinaria figura di uomo e di sacerdote. Al suo fianco, tra gli altri, Luca Zingaretti...

Foto: ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

24 Maggio 2013 | 07:20 di

Era la sera del 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleannio. Padre Pino Puglisi stava tornando a casa, nel quartiere Brancaccio a Palermo, alla guida della sua vecchia Fiat Uno. Ad attenderlo vicino al portone quattro sicari: gli spararono alla nuca. La sua colpa più grande? Aver strappato alla strada bambini e ragazzini, sottraendoli all’arruolamento della mafia.

Sabato 25 maggo al Foro Italico di Palermo si svolgerà la cerimonia di beatificazione di don Puglisi (sono attese 100 mila persone). La stessa sera, in diretta su Rai1, Massimo Giletti ricorderà questa straordinaria figura di uomo e di sacerdote. Lo affiancherà, tra gli altri, Luca Zingaretti, che interpretò Don Puglisi nel film «Alla luce del sole» nel 2005.

Giletti, in che modo avete pensato di onorare don Puglisi?
«Ripercorrendo la sua storia umana attraverso la testimonianza di quanti l’hanno conosciuto e ricostruendo i momenti che quella notte di vent’anni fa si conclusero con il suo assassinio».

Dove si svolgerà la serata?
«Ci ritroveremo a Palermo in piazza Anita Garibaldi, il luogo della tragedia, nel cuore del quartiere Brancaccio dove operava don Puglisi. Un luogo dalla forte simbologia, che ho voluto con forza nonostante le comprensibili difficoltà. Il direttore di Rai1 Giancarlo Leone ha sostenuto con convinzione questa mia scelta».

Chi ci sarà?
«Si alterneranno le persone che hanno condiviso con lui quella straordinaria esperienza umana e religiosa. A cominciare dai ragazzi che lui ha salvato dalla strada e dalla criminalità: di ogni testimone mostreremo una fotografia di allora, ragazzini che oggi sono diventati adulti e che non hanno dimenticato».

E il suo ruolo qual è?
«È quello di legare i diversi racconti che si succedono sul palco della piazza, che diventa una sorta di set teatrale in un contesto emotivamente molto forte. La mia certo non sarà una conduzione tradizionale. È un esperimento assolutamente nuovo, fondato su un linguaggio televisivo inedito».

In questo genere di ricorrenze non c’è il rischio di cadere nella retorica?
«Il rischio c’è, ma tenteremo di evitarlo. Ed è proprio per questo che faremo parlare le persone comuni, i testimoni diretti dell’opera di don Puglisi, che fu capace di portare il Vangelo nelle strade, fra la gente. Che poi fu il motivo reale che spinse i boss mafiosi a quell’agghiacciante sentenza di morte. Per evitare il rischio della banalizzazione abbiamo evitato di chiamare personaggi famosi ed esterni. Ci saranno solo Luca Zingaretti, che ha interpretato don Puglisi nel bellissimo film “Alla luce del sole”, e il premio Oscar Nicola Piovani con le sue musiche. Eviteremo insomma i discorsi ufficiali e di circostanza. Lo stesso don Puglisi diceva: “Bisogna parlare di mafia soprattutto nelle scuole, per combattere la mentalità mafiosa che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi. Ma le parole non bastano, devono essere confermate dai fatti”».

A vent’anni di distanza, che cosa resta dell’opera di don Puglisi?
«Resta il suo esempio. Come ha raccontato uno dei suoi sicari, poi pentitosi (esecutori materiali e mandanti furono tutti individuati, arrestati e condannati, ndr), don Puglisi prima di essere colpito guardò in faccia gli assassini dicendo: “Vi stavo aspettando”. Lo disse con forza e insieme con un sorriso. Ecco, quell’immagine resterà per sempre».

La Chiesa oggi lo beatifica, però allora don Pino fu lasciato solo. E dopo la morte non fu sostituito dal suo più stretto collaboratore bensì da un prete venuto da fuori che ai parrocchiani disse: “E ora sbarazziamoci di questo cadavere”.
«Anche la Chiesa è fatta di uomini che possono sbagliare. Però alla fine la Chiesa lo ha beatificato. E questo è un messaggio importante».