19 Maggio 2017 | 14:49

«Meglio tardi che mai», le peripezie di quattro amici in Giappone

Arriva su Rai2 il programma che racconta le peripezie giapponesi di quattro amici in viaggio tra sushi e risciò: Lando Buzzanca, Claudio Lippi, Adriano Panatta ed Edoardo Vianello

 di Stefania Zizzari

«Meglio tardi che mai», le peripezie di quattro amici in Giappone

Arriva su Rai2 il programma che racconta le peripezie giapponesi di quattro amici in viaggio tra sushi e risciò: Lando Buzzanca, Claudio Lippi, Adriano Panatta ed Edoardo Vianello

Foto: Lando Buzzanca, Claudio Lippi, Adriano Panatta ed Edoardo Vianello

19 Maggio 2017 | 14:49 di Stefania Zizzari | Guida Tv: Stasera in Tv

Tra loro c’è chi non ama neppure fare la valigia. Chi non mangia pesce crudo. Chi, fuori da un tempio, dopo essersi tolto le scarpe è caduto sulle scale perché aveva dei scivolosissimi calzini di lana. Ma tutti sono partiti con grande curiosità e con la voglia di divertirsi, alla scoperta di un Paese lontano e tanto diverso dal nostro: il Giappone. Adriano Panatta, Claudio Lippi, Edoardo Vianello e Lando Buzzanca sono i protagonisti di «Meglio tardi che mai». Il programma, prodotto da Endemol Shine Italy, andrà in onda su Raidue. Questo gruppo di distinti signori famosi, che in comune hanno l’età non proprio verdissima (tra i 66 e gli 81 anni), ha trascorso due settimane in viaggio visitando Tokyo, Osaka e Kyoto. Li ha accompagnati Fabrizio Biggio, giovane «portaborse» nel senso letterale del termine, con un ruolo a metà tra la guida e il facchino. Una guida che però non aveva mai la più pallida idea di dove andare. I quattro protagonisti si sono ritrovati alle prese con tutto quello che a noi occidentali fa pensare al Sol Levante: dalla cena con le geishe ai lottatori di sumo, dalla scuola di samurai alla cerimonia del tè. Con risultati spesso esilaranti. Tanto divertimento, dunque, e una comune certezza: nessuno di loro ha voglia di ritornare in Giappone…

Lando Buzzanca

Lando, perché ha accettato?
«Ho girato il mondo ma in Giappone non ero mai stato».
Come è andata con i suoi compagni di viaggio?
«Edoardo è tranquillo come me. Claudio e Adriano parlavano un sacco. Ci siamo divertiti».
Cosa le è piaciuto di più?
«L’educazione, il rispetto e la pulizia. E, fra le tre città, Osaka».
Cosa le è piaciuto meno? 
Ovunque devi togliere le scarpe. In un tempio a Kyoto avevo dei calzini di lana, sono scivolato sulla scala e mi sono fatto male a una gamba. Pensi se in Italia prima di entrare a teatro 300 persone dovessero togliersi le scarpe: all’uscita chi le ritrova?».
Con il cibo come è andata?
«C’era una carne ottima».
Ha riportato dei souvenir?
«Una marionetta giapponese, una sorta di “pupo siciliano”».

Claudio Lippi

Claudio, perché ha accettato?
«Ho viaggiato così tanto che odio fare la valigia pure per andare a Frosinone. Mi ha convinto la buona compagnia e il fatto che non fosse una gara ma in fondo solo un gioco. Che si è rivelato molto divertente».
C’era mai stato prima?
«No. E posso già dire che non ci tornerò perché abbiamo fatto tante cose e non ho altre curiosità».
Cosa le è piaciuto di più?
«Aver capito che è vero che “non è mai troppo tardi”. E che a volte vale la pena buttarsi».
Cosa le è piaciuto meno?
«I “capsule hotel”: sono delle specie di bare per dormire, di una tristezza profondissima. E poi il pesce crudo: mi dà la nausea. Ma ho rimediato, ho fatto l’italiano mangiando nei ristoranti dei connazionali».

Adriano Panatta

Adriano, perché ha accettato?
«Per curiosità».
Era già stato in Giappone?
«Sì, nel 1978 ho vinto il torneo più importante del Giappone. Ma non avevo visitato nulla».
Cosa le è piaciuto di più?
«Tokyo, una metropoli con milioni di abitanti che sembrano alieni: la loro cortesia è incredibile».
Il ricordo più divertente?
«Io con il “pannolone” che dico al lottatore di sumo: “Adesso ti butto per terra!”. Anche durante la cena con le geishe abbiamo riso molto: non capivamo la loro musica e saremmo scappati. E poi la scuola di samurai: vestito col kimono come posso essere serio?».
E la cucina?
«Mangiavo tutto: sashimi, sushi, eccetera. Anche piatti di cui non riconoscevo gli ingredienti...».

Edoardo Vianello

Edoardo, perché ha accettato?
«Ero stato in Giappone 40 anni fa per uno spettacolo e mi faceva piacere ritornare».
Cosa le è piaciuto di più?
«Tokyo non mi ha dato i brividi. Kyoto è troppo turistica, Osaka è la più varia: mi è piaciuta».
Cosa le è piaciuto meno?
«I “capsule hotel”, i risciò trainati da uomini, i karaoke con persone che cantavano sole in una stanza. E la cerimonia del tè: alla fine nessuno di noi è riuscito a berlo, era amarissimo».
Il ricordo più divertente?
«La lotta di sumo: avevo le telecamere alle mie spalle e di lato. In primo piano c’erano le mie “terga”, di profilo la mia pancia: ho decisamente sbagliato posizione!».
Cosa le è mancato dell’Italia?
«La caciara di Roma».